venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La pena di morte
in un mondo rovesciato
Pubblicato il 28-04-2017


pena di morteL’Iran che libera un giovane detenuto dal braccio della morte, lo stato americano dell’Arkansas che mette a morte due prigionieri uno dei quali al termine di lunghi minuti di agonia. Il mondo rovesciato, ma almeno sulla pena di morte il confine tra democrazie evolute e regimi illiberali è spesso più sottile di quanto siamo portati a credere.

Così mentre il 25 aprile abbiamo festeggiato la liberazione di Salar Shadizadi dopo 10 anni passati nella prigione di Rasht, nel nord dell’Iran, nelle stesse ore nuovi e drammatici particolari emergevano sulla doppia esecuzione, Jack Jones e Marcel Williams, andata in scena lunedì nel carcere di Cummins, a circa 120 km da Little Rock, in Arkansas.

Lo stato del governatore repubblicano Asa Hutchinson ha pianificato otto esecuzioni in meno di un mese, dopo 12 anni di moratoria. Colpa della prossima scadenza del midazolam, il farmaco utilizzato per sedare il condannato durante l’iniezione letale, inutilizzabile dopo il 30 aprile.

Lunedì scorso, i legali di Williams hanno presentato ricorso sostenendo che il primo prigioniero sottoposto a iniezione letale, Jack Jones, avesse a lungo sofferto. Sofferenze che potevano essere provate anche dal loro assistito a causa della sua obesità. Il giudice ha in un primo momento sospeso l’esecuzione, dando però il via libera al boia un paio di ore dopo.

Resta il fatto che secondo il racconto dell’avvocato di Williams, dopo la somministrazione del midazolam Jones avrebbe continuato ad agitarsi e a dar prova di restare pienamente cosciente, spirando solo dopo 14 minuti. Un episodio che ha richiamato alla memoria l’esecuzione di Clayton Lockett, morto nell’aprile del 2014 dopo ben 45 minuti di agonia.

Poche ore dopo, dall’altra parte del mondo, la buona notizia di Salar Shadizadi, liberato dopo essere stato perdonato dalla famiglia della vittima dell’omicidio commesso quando aveva 15 anni e che gli era valso la condanna all’impiccagione nel dicembre 2007.

Ma Shadizadi è solo uno dei tanti prigionieri minorenni condannati a morte in Iran per reati commessi quando avevano meno di 18 anni. Lui ha evitato la forca, non così i 78 messi – e forse anche più – messi a morte tra il 2005 e il 2016. Altri 50 sarebbero reclusi nelle prigioni in attesa di esecuzione. Numeri che ci devono far ricordare come la liberazione di Shadizadi resta purtroppo un isolato felice episodio.

Massimo Persotti

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