giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’atomica e la barbarie di Kim
Pubblicato il 18-04-2017


Trump, da isolazionista a interventista, senza cambiare la faccia, é dunque intervenuto, sia pur con un bombardamento simbolico, contro il governo siriano, poi ha fatto esplodere in Afghanistan, contro nascondigli dell’Isis, la madre di tutte le bombe, seconda solo all’atomica. Adesso spinge (per la verità soprattutto i cinesi) per un intervento (politico, militare) contro il feroce regime nord coreano di quel micidiale farabutto, comunista, post comunista, ma certo sanguinario di Kim Jong-un. Il mondo trema, o comprende che si tratta di minacce e dunque solo di parole?

Mentre il tiranno Kim ordina all’esercito di sfilare mettendo in mostra i suoi micidiali missili e ne sforna uno che sarebbe in grado di colpire direttamente New York, Trump sa bene che gli Usa non corrono alcun pericolo con gli strumenti di difesa e soprattutto con la capacità di attacco e di reazione immediata. Quelli di Kim sono muscoli senza colpo del KO. Eppure la Nord Corea appare al mondo intero in tutta la sua drammatica e potenziale pericolosità. Innanzitutto per i sud coreani, giustamente difesi dagli Usa. Mi viene in mente la mobilitazione della sinistra italiana, in occasione della guerra in Corea del 1950, a favore dei nordisti che, difesi dall’Urss, apparivano come i protagonisti di una nuova rivoluzione socialista contro l’imperialismo americano.

Guardate come è finita quella rivoluzione. Si é creata una dittatura barbara di stampo dinastico-militare. Al potere, assoluto, è divenuto capo supremo della cosiddetta Repubblica democratica (sic) Nord coreana, a soli 26 anni, ereditando la carica dal padre Kim Jong il, il giovanissimo Kim Jong-un. Dal 2011, le cifre sono riportate da Alessandro Farruggia sul Quotidiano nazionale, il giovane virgulto ha fatto giustiziare 340 persone, tra esponenti del suo partito caduti in disgrazia e potenziali oppositori. Tra le forme di reazione il regime che oggi minaccia di rapire gli stranieri, tra il 1977 e il 1983, sotto il regno del papà, avea già messo in atto quella del rapimento. Sono finiti in gattabuia ben 485 cittadini sud coreani. Secondo alcune fonti di Tokio i giapponesi rapiti sarebbero ben 886.

I metodi del dittatore che si definisce comunista, e le bandiere rosse con stella lo dimostrerebbero, dal 2011 ha rimosso cinque ministri della difesa dei quali uno, Hyon Yong Choll, fucilato nel 2015 con una mitragliatrice anti aerea. Due anni prima, nel 2013, aveva fatto fucilare anche lo zio Jang Song Thaek dandolo in pasto a un branco di cani affamati. Poco dopo, accusandolo di tramare contro di lui, ha fatto uccidere con un lanciafiamme il vice ministro della sicurezza pubblica O Sang-Hon. Poi, nel 2014, l’assassinio del fratellastro Kim Yong-nam, avvenuto in Malesia, col gas nervino, per mano di due spie al soldo dell’affettuoso fratellino. Come ha ucciso familiari cosi, per non essere giudicato troppo tenero, Kim ha ucciso anche sue fidanzate come Hyon Song-wol, musicista, nell’agosto del 2013, assieme ad altri 11 musicisti e cantanti, forse perché stonavano alle sue orecchie. L’accusa era quella di produrre film porno. E’ stata invece smentita dal governo nord-coreano la notizia diffusa nel mondo sulla deflagrazione del ministro Hyom attraverso l’uso del cannone, a causa del reato di “non repressa tentazione al sonno” mentre Kim parlava. Meglio, più economico, l’uso del lanciafiamme.

Costui sarebbe, amici e compagni, l’erede della magnifica resistenza alla guerra che il bellicismo americano ha scatenato nell’estremo Oriente, così come la Corea del sud, paese democratico ed economicamente avanzato, era il mostro invadente da combattere. Una profonda vergogna dovrebbero avvertire, anche dall’Aldilà, comunisti e socialisti italiani che a quell’assurda verità si erano colpevolmente accodati. Oggi un ruolo da moderatore può e deve svolgerlo la Cina, un paese che ha mantenuto un rapporto con quel pazzo di Kim. E la Cina, anche perché possiede più della metà del debito americano, ha voce in capitolo a Washington. Una commedia nella tragedia è rappresentata dal ruolo che si é attribuito il senatore Razzi. L’eroe di Crozza continua a ritenere che la Corea del nord sia come la Svizzera. C’é da augurarsi che prima o poi non venga mitragliato anche lui. Ne perderebbe se non la democrazia italiana, almeno il sarcasmo del comico genovese…

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore,
    mi permetto di commentare questo prezioso articolo su tre fronti.
    Uno, attuale crisi Usa-Corea del nord: il programma nucleare nordcoreano è indubbiamente oscuro e all’apparenza minaccioso, ma ogni anno, in marzo, Usa e Corea del sud effettuano manovre militari congiunte di livello molto alto che il regime del nord ha il diritto di considerare provocatorie, visto che fra le due repubbliche coreane non esiste trattato di pace. In ogni caso, chi autorizza gli Usa a sganciare bombe e portare guerra a migliaia di chilometri da casa propria, senza mandati Onu e violando il diritto internazionale?
    Due, regime nordcoreano: dittatura brutale? Sicuramente. Comunista? No, la Ju-ce dei Kim non è Comunismo anche se ha diversi punti in comune con esso. Il resto, i crimini del Kim attuale, ecco lì ci andrei molto cauto, non perchè non esistano, ma perchè sui dettagli fantasiosi ricamano esuli e spie sudcoreane e in entrambi i casi, per ovvie ragioni, l’attendibilità è assai dubbia.
    Tre, la guerra 1950-53: so che può sembrare assurdo visto che a noi occidentali hanno sempre raccontato solo una versione dei fatti, ma la verità è che non esiste alcuna prova certa che sia stato il Nord a invadere il Sud. E anche se tale prova saltasse fuori, il regime del Sud, nel 1950, non era né meno dittatoriale, né meno corrotto di quello del Nord. Al riguardo, e sulla Corea in genere, consiglio sempre la lettura de “Storia della Corea” di Maurizio Riotto, palermitano, professore a Napoli, il più grande esperto italiano di Corea.
    Spero mi perdonerai le puntualizzazioni e il parziale dissenso ( mi permetto di usare il tu in quanto in passato ho usato il Lei e alcuni compagni mi hanno rimproverato in quanto fra socialisti vige il tu )
    Cordiali saluti,
    Mario.
    P.s. Mia moglie è coreana del sud, non è di sinistra e non ama certo il dittatore Kim! ma condivide quanto ho scritto. Inoltre mi dice che in Corea del Sud gli americani da tempo ormai non li vuole più nessuno, per molte ragioni, e i coreani del nord non sono considerati nemici ma fratelli, che sbaglieranno,certo, ma sempre fratelli sono. Casomai il “nemico” , realpolitik a parte, era e rimane il Giappone. Insomma, la realtà è più complessa di quanto appaia a noi osservatori non coreani.

  2. Figurati se non permetto. Anzi. Ti ringrazio del prezioso contributo. Che indubbiamente induce alla riflessione. Solo un appunto personale. Sono stato in Corea del sud nel 1988 in occasione delle Olimpiadi. Ero a Seul ma sono andato anche a Taegu. Sono rimasto impressionato dal progresso. Sembrava la Svizzera. La Corea sel Nord penso sia molto più indietro economicamente e democraticamente. Tra le due Coree la sinistra del 1950 scelse la parte sbagliata.

  3. Caro Direttore, grazie a te per l’attenzione. Pensa che secondo mia moglie, la Corea del sud nel 1988 era ancora un Paese povero, rispetto a oggi… Hai perfettamente ragione la Corea del nord è molto indietro e la sinistra scelse male, però questo era difficile da intuire non solo nel 1950, ma ancora negli anni Sessanta quando,delle due,era la repubblica del nord quella “ricca”. La repubblica del sud ha iniziato il suo boom, i cui effetti in termini di benessere si apprezzano oggi, solo negli anni Settanta e a prezzo di un ventennio di dittatura militare e di un terribile sfruttamento della classe operaia. Ancora oggi i coreani del sud sono quelli che lavorano di più al mondo, un coreano lavora in media 10-12 ore al giorno, ha si e no due settimane di ferie all’anno… Insomma, ogni sviluppo ha il suo lato oscuro e i suoi costi sociali.
    L’auspicio è che i coreani, uno dei pochi popoli ancora divisi, possa essere riunificato con mezzi pacifici: un’altra guerra, stavolta per rimuovere il fantoccio Kim Jong-Un, sarebbe l’ennesimo caso di mal di testa curato con la decapitazione. L’unificazione del Paese significherebbe anche mettere fine a un paradosso su cui in pochi riflettono: il Giappone, che fu aggressore,è unito e ha ancora l’imperatore, la Corea che da esso fu aggredita e brutalmente colonizzata per mezzo secolo, sacrificata alle logiche della “guerra fredda”, è ancora divisa, e Dio o chi per lui solo sa fino a quando…
    Cordiali saluti, Mario.

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