domenica, 20 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’attentato di Sarajevo…
Pubblicato il 06-04-2017


Lo hanno chiamato così, per parafrasare quello che scatenò il pretesto della prima guerra mondiale, quando l’Austro-Ungheria altro non aspettava per attaccare la Serbia. Dicono che Renzi e il suo Pd attendesse, non già un attentato mortale come fu quello che costò la vita nel giugno del 1914 al principe ereditario e a sua moglie, ma un semplice tranello capace di mettere sotto la maggioranza per chiedere l’anticipazione delle elezioni. Non penso neppure gli convenga. Credo invece che la Sarajevo del Senato sia l’inizio del conflitto sulla nuova legge elettorale. Il vertice del Pd ha gridato contro il tranello teso in commissione Affari costituzionali del Senato ove al posto del candidato ufficiale del Pd e della maggioranza di governo Pagliari é stato eletto un senatore del’ex Nuovo centro destra e oggi Alternativa popolare Torrisi, anche coi voti di tutte le minoranze.

Dietro questi due candidati ci sarebbero due tendenze di riforma elettorale opposte. Quella di Pagliari, di stampo maggioritario, quella di Torrisi, di stampo proporzionale. E siccome la commissione ha il compito di iniziare la discussione sui progetti di legge appare piuttosto rilevante il cambio di presidente. Lasciamo stare il fatto che ancora una volta il gruppo dirigente del Pd ha sbagliato a fare i conti, perdendo anche qualche pezzo al suo interno. E concentriamoci sulla riforma della riforma dell’Italicum, giacché la legge originaria é stata già sostanzialmente riformata dalla Corte costituzionale.

In campo il Pd ha messo ufficialmente il Mattarellum, che rappresenta una profonda revisione dell’impostazione dell’Italicum ma ne mantiene il carattere parzialmente maggioritario, anche se esclude l’inveramento del mantra sul vincitore proclamato la sera delle elezioni. Il Mattarellum contiene un 75 per cento di maggioritario uninominale e un 25 per cento di proporzionale. Non è affatto detto che i conti alla fine segnalino una lista o una coalizione (nel Mattarellum le coalizioni sul maggioritario diventavano liste) con la maggioranza assoluta. Resta il fatto che oltre alla Lega nessuno si é dichiarato disponibile a ragionare sul Mattarellum. Ma è difficile che il Renzi e Salvini possano approvare una legge elettorale insieme. Una sorta di Renzsalvellum…

Più realistico allora partire dall’Italicum, riformato dalla Corte, legge oggi in vigore alla Camera, e dal Costituzionellum, cioè dal Porcellum così come a sua volta precedentemente stravolto dalla stessa Corte, che è legge per il Senato. Intanto esiste un problema di omogeneità tra i due sistemi, ma prima ancora esiste il tema del modello da omologare. Oggi la legge della Camera dispone la norma del premio di lista al 40 per cento. Mi sembra follia. A meno di creare le condizioni per liste di coalizioni. Ma per il centro-sinistra questo é un grande problema. Più semplice per il centro-destra anche se tarperebbe le ali a Berlusconi per eventuali separazione postume. Ideale per il movimento Cinque stelle, unica forza non coalizzabile. Ci pensi bene il Pd.

Animato da una strana tendenza al suicidio il ministro Orlando propone poi una vera e propria stravaganza e cioè il premio di governabilità che se applicato alla prima lista oggi sarebbe a vantaggio dei Cinque stelle, mentre solo se applicato alle coalizioni potrebbe portare qualche vantaggio o al centro-destra o al centro-sinistra. Difficile tuttavia comprenderne il senso. Anche la legittimità. La legge dovrebbe prevedere due premi, uno di maggioranza, per la lista o la coalizione che raggiunge il 40 per cento, e uno per la governabilità, per la lista o la coalizione che arriva al primo posto. Ma a cosa servirebbe se il premio di governabilità non assicura la maggioranza? Non é meglio allora abbassare il premio di maggioranza al 35 per cento, punto e a capo? Vedremo. Massima é la confusione sotto il cielo di Sarajevo… La guerra sull’Italicum, non per Trento e Trieste, è alle porte.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Se facciamo un salto indietro nel tempo, di oltre sessant’anni – che non sono di certo pochi, ma il raffronto può comunque non essere inutile – quella che venne definita come “legge truffa” prevedeva se non sbaglio che il premio di maggioranza, in un sistema allora proporzionale puro, venisse attribuito soltanto nel caso che la lista, o coalizione, superasse la metà dei voti validi.

    Ancorché molto contestata, per finir poi abrogata nell’anno successivo, quella norma introduceva il principio che per ottenere il “premio” occorreva comunque disporre di una significativa rappresentatività del corpo elettorale, e in quel caso era addirittura richiesta la maggioranza dei voti utili.

    Forse non si voleva ripetere quanto accaduto agli albori del Ventennio – allorché venne deciso, se ben ricordo, che bastasse superare la soglia del 25% dei consensi per ottenere i 2/3 dei seggi – evitare cioè che anche una forza tutto sommato minoritaria nel Paese potesse assumerne la guida.

    Da allora sembrano passati anni luce, ma senza riesumare “la metà dei voti validi” io non abbasserei comunque il “quorum” del 40% per acquisire il “premio”, secondo il criterio a mio avviso non privo di logica che per beneficiarne occorra aver ottenuto una importante investitura popolare, anche perché in questo modo si induce alla formazione delle coalizioni, appunto per raggiungere il “quorum” (non facilmente ottenibile da un solo partito)..

    Il pluralismo delle coalizioni può essere buona cosa in democrazia, specie quando fa il paio con un meccanismo teso a favorire la governabilità, e coalizioni concepite in tal modo hanno bisogno di valorizzare anche i partiti “minori”, in quanto portatori di voti, e potrebbe non essere prevista alcuna soglia di sbarramento, o in ogni caso una soglia piuttosto bassa (giusto per “attrarre” quanti più voti possibili).

    Alzando invece la soglia di sbarramento, si pone di riflesso il problema del voto utile, che potrebbe però scoraggiare il voto verso partiti “minori”, alimentando semmai l’astensionismo con eventuale possibile danno per la coalizione, e andrebbe cercata pertanto una sorta di “via di mezzo”, che potrebbe consistere nell’attribuire alla coalizione i suffragi della lista, appartenente alla stessa, che non superasse la soglia di sbarramento, ma associandovi una qualche forma di recupero a favore dei “minori”, soprattutto se la coalizione ottenesse il premio di maggioranza e disponesse quindi di ulteriori seggi.

    Paolo B. 07.04.2017

  2. E speriamo che il richiamo a Serajevo resti una metafora…A parte la presentazione improbabile e quasi grottesca di questa storia della legge elettorale, che , almeno fin’ora, non c’è un ‘ellum’ decente, io focalizzerei la questione sulla rappresentanza. Quando un governo è fatto di una sola forza, anche se sta tranquillo in quanto voti in Parlamento, come coglie i bisogni, i punti di vista, le esigenze delle diverse minoranze? Annosissimi ptroblemi intaliani (il debito pubblico, per esempio, il divario tra ceti abbienti, e milioni di poveri, la disoccupazione e così via, se esistesse una cultura politica rivolta al cittadino, invece che a dar forza al proprio partito, i problemi resterebbero gli stessi? Allora tanto vale dire che i problemi sono irrisolvibili, alemno sarebbe una dichiarazione onesta.

Lascia un commento