domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Le ragioni dell’unità. Breve riflessione sul 25 aprile
Pubblicato il 24-04-2017


La più importante riflessione da fare ha l’ambizione di riconsiderare la qualità e il significato di una ricorrenza che da oltre settant’anni celebriamo e che anche l’attuale anniversario offre naturalmente ad un bilancio ponderato.
Il tempo per fortuna ci consegna una ricorrenza celebrata tenendo ben salde le ragioni di un’unità che – non solo all’epoca – andava ben oltre le contingenze politiche del momento.
Si può infatti motivatamente affermare che in tutto questo ampio arco di tempo la memoria del 25 aprile è stata largamente condivisa. E lo è stata, paradossalmente, proprio dentro una dialettica politica fatta pure e per lungo tempo di radicali contrapposizioni ideologiche.
Ciò nonostante, grazie all’azione lungimirante e robusta di sintesi fatta dalle grandi forze politiche, sindacali e associative operanti nel corso degli anni le ragioni dell’unità hanno saputo assennatamente prevalere anche in un tempo di acute divisioni.
Perché pure nei frangenti più duri e nella polemica ideologica più vibrante non è mai venuto meno nei diversi e contrapposti schieramenti il convincimento che Resistenza e Liberazione fossero gli eventi fondativi della Repubblica, luoghi unificanti del nostro sentimento di identità nazionale.
D’altro canto, non si può però nemmeno sottacere che a fronte del venir meno della dogmatica contrapposizione ideologica e di sistema determinata dal crollo del muro di Berlino del 1989 – la memoria della Liberazione ha in qualche modo affievolito il comune sentire della condivisione e ha iniziato ad essere una memoria latentemente controversa. Dando così luogo al paradosso di assistere al graduale assottigliamento della condivisione della memoria della Resistenza proprio nel tempo in cui venivano profondamente meno le ragioni di opposizione ideologico-politica che quella condivisione avrebbero potuto invece minare.
Ciò induce non a caso al rischio, che purtroppo aleggia ancora, dell’avocazione della Resistenza, cioè la tentazione – magari inconsapevole – di stendere un cordone intorno a questa giornata per farne patrimonio di una sola parte, di una coalizione, di uno schieramento politico. Questa ricorrenza deve essere al contrario espressamente proposta come una festa di tutto il popolo italiano, senza steccati, senza discriminazioni: quando si affermasse la convinzione – e vi è chi purtroppo dissennatamente alimenta questa lettura impropria – che la ricorrenza del 25 aprile è celebrazione della memoria e dei valori di una sola parte del nostro popolo, in quel momento la ricorrenza cesserebbe di esistere.

Carlo Pareto

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