giovedì, 25 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Merlin. Contro la ‘tolleranza’ delle discriminazioni
Pubblicato il 12-04-2017


merlinLina Merlin è ricordata da tutti come colei che fece chiudere le ‘case chiuse’ in un’epoca in cui il nostro Paese si distingueva per la discriminazione di genere e soprattutto per aver finito con il relegare ‘alcune’ donne a prestanza sessuale. Ma la Merlin non chiuse solo i bordelli, a lei l’Italia deve la scomparsa dei figli di NN e l’inserimento nell’articolo 3 della Costituzione del principio “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso”.
Lina Merlin, partigiana socialista, componente del CNL, tra le 21 donne dell’Assemblea Costituente e unica donna eletta al Senato nella seconda legislatura, svolse infatti proprio a Palazzo Madama tutte le proprie battaglie per i diritti delle donne, con l’approvazione di leggi fondamentali, tanto da essere soprannominata “la senatrice”. Oggi è stata ricordata nella Sala Nassirya del Senato in occasione del 130esimo anniversario della sua nascita, nel quale sono state illustrate le iniziative culturali e politiche per la sua commemorazione, tra cui la proposta di dedicare a Lina Merlin un busto nella galleria del Senato.
convegno merlinAlla conferenza stampa erano presenti la capogruppo del Psi alla Camera Pia Locatelli, la senatrice del Pd Laura Puppato, la presidente del Comitato “Lina Merlin” Paola Lincetto, la giornalista Anna Maria Zanetti, la vicepresidente della Fondazione Anna Kuliscioff Marina Cattaneo.
“Non sono così ingenua da pensare di voler abolire la prostituzione. La legge dello Stato non deve però tollerare il traffico delle donne e l’iscrizione in liste dalle quali non si può più uscire”, così la senatrice in un’intervista a Enzo Biagi esponeva le sue motivazioni a una legge che prese in seguito il suo nome.
Nel 1958 la proposta Merlin divenne legge e la svolta decisiva fu quando la senatrice minacciò di rendere noti i nomi della classe medica e dei tenutari che guadagnavano sui bordelli. Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera, però tiene a precisare: “La fama ottenuta con la legge che chiuse i bordelli ha oscurato altre parti della sua storia altrettanto importanti: l’articolo 3 della Costituzione e l’abolizione dei figli di NN. Mi piace onorare la sua memoria, proprio in tempi in cui alcuni vorrebbero considerare i ‘sex worker’ lavoratori come gli altri. La legge Merlin è tuttora una delle migliori d’Europa”.
Pochi sanno poi che la senatrice Merlin è stata anche un’antifascista che ha combattuto contro ogni ingiustizia. Maestra elementare perse la cattedra perché rifiutò l’adesione al Partito fascista. Dal 1919 era infatti iscritta al Psi, venne arrestata 5 volte e fece 4 anni di confino in Sardegna e fu amnistiata solo per il matrimonio del re con Maria José. Con Pertini e Basso poi partecipò all’insurrezione di Milano e fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Lina Merlin fu anche la prima donna a parlare al Senato e il suo intervento, il 10 giugno 1948, fu in difesa di un bracciante 24enne ucciso dalla Polizia.

Il Senato commemorerà Lina Merlin il prossimo 13 giugno nella sala Zuccari. A ottobre ci saranno convegni anche all’Archivio di Stato di Rovigo, Milano e nel nuorese, dove visse da confinata. È in via di ampliamento anche il libro di Anna Maria Zanetti ‘La senatrice Lina Merlin, un ‘pensiero operante”, edito da Marsilio.


Riportiamo qui di seguito il capitolo su Lina Merlin del libro di Ugo Intini sulla storia dell’Avanti!

L’antenata delle battaglie sul costume: l’abolizione delle case chiuse.
Si conclude qui la fase più intensa e innovativa di un lungo cammino iniziato dalla Kuliscioff e dalle donne socialiste all’inizio del secolo. Che certo continuerà a lungo, tra alti e bassi, perché l’emancipazione femminile, specialmente per quanto riguarda il terreno del lavoro, partita in ritardo, sarà sempre in Italia al di sotto dello standard europeo. Ma le battaglie sul costume non sono soltanto quelle più importanti e note, come il divorzio, la contraccezione e l’aborto. L’arretratezza della nostra società, nel dopo fascismo, è tale da ricordare gli aspetti dei Paesi islamici che sarebbero stati rimproverati dall’Occidente negli anni 2000.
Soltanto nel 1955, per iniziativa della senatrice socialista Lina Merlin, viene cancellata sui documenti personali la umiliante scritta NN per gli orfani dei quali non si è individuata la paternità. Soltanto nel 1969, viene eliminata la normativa che punisce penalmente l’adulterio. Anche qui non per una decisione del Parlamento, ma per iniziativa della Corte Costituzionale. L’Avanti!, entusiasta, può titolare. “Adulterio e concubinato non sono più perseguibili”. Spiegando che la Corte ha potuto intervenire perché il codice trattava in materia le donne più severamente degli uomini, e quindi contravveniva al principio della parità dei cittadini di fronte alla legge. L’opinione pubblica, che ricorda i tanti casi clamorosi come quello della persecuzione penale per “adulterio” contro Fausto Coppi e la sua “dama bianca”, approva.
Nel 1963, la senatrice Giuliana Nenni presenta la prima proposta di legge per cancellare il cosiddetto “delitto d’onore”, ovvero la legislazione che permette a mariti, fratelli e padri gelosi o possessivi di uccidere le mogli, le sorelle e le figlie subendo pene irrisorie. La si riproporrà in tutte le legislature successive, ma il Parlamento abolirà questa norma anacronistica e vergognosa soltanto nel 1981.
Per quanto riguarda la presenza delle donne nelle istituzioni, soltanto nel 1955 vengono ammesse nelle giurie popolari e nei tribunali minorili. L’Avanti!, sotto il titolo “Sul banco dei giudici”, la considera una prima conquista. “È un ulteriore frutto della politica delle cose, che erode tutto quanto sia al tempo stesso anacronismo e conservazione”- scrive la futura deputata e sottosegretario Maria Vittoria Mezza. Ma bisognerà aspettare il 1963 per vedere il primo concorso per l’ingresso nella magistratura ordinaria aperto alle donne.
L’inizio concreto di questo lungo cammino per il rinnovamento del costume, la prima vera conquista per la liberazione della donna, si può far risalire (e qui si arriva alla antenata di tutte le battaglie) al 1958, quando vengono finalmente abolite le case chiuse gestite dallo Stato. Questa decisione di enorme significato simbolico porta il nome di Lina Merlin, è il risultato di una mobilitazione dei socialisti e dell’Avanti! che risale alla nascita stessa del partito e del giornale. La protagonista è cresciuta nel culto di Matteotti(è senatrice della sua stessa città, Rovigo) e della Kuliscioff. Nella stagione in cui diventa famosa, ha l’aspetto di una mite insegnante di scuola (quale è). Di una anziana, fragile zia dai capelli bianchi. Ma è una donna di ferro. Vedova a 48 anni(nel 1936) di un militante socialista, ne continua l’impegno a Milano. Viene arrestata più volte, si fa cinque anni di confino, partecipa con coraggio alla resistenza armata, conosce nelle carceri e nei luoghi della miseria le prostitute. Appena eletta al Senato, nel 1948, inizia la lotta per la cancellazione della “prostituzione di Stato” che si concluderà dieci anni dopo, nel clima politico più favorevole determinato dalla fine del frontismo e dall’avvicinarsi dei socialisti alla Democrazia Cristiana. Nell’ottobre 1949, illustra la sua legge in aula con un discorso appassionato, che scuote le coscienze e entra nella storia del costume italiano. L’Avanti! apre la prima pagina con un grande titolo. “Il dramma sociale della prostituzione nell’impressionante requisitoria di Lina Merlin. Bambini nelle case di tolleranza di Napoli. Una potente organizzazione esercita lo sfruttamento”(44). La eco è enorme. Il giorno dopo l’Avanti!, che ha quattro sole pagine, ne dedica una intera alla pubblicazione del discorso della senatrice. Che resta affisso per mesi nelle bacheche delle piazze e sui muri delle sezioni. “Lo sfruttamento delle prostitute-dice il titolo- piaga e vergogna dell’Italia”. La Merlin attacca a testa bassa l’ipocrisia e il maschilismo nazionali. Non si aspettava un’aggressione così violenta dei “benpensanti”. “Pensavo- spiega- che nella maggior parte degli italiani fossero instaurati quei principi di libertà e di giustizia sociale che la nostra Costituzione afferma con tanta solennità. Invece, articoli su quotidiani e periodici, interviste e lettere mi si sono riversate addosso. Le lettere avverse sono venute a ondate, con l’irruenza degli aeroplani nemici in tempo di guerra. La settimana passata è stata la volta dei colonnelli in pensione, come c’è stata la settimana degli ingegneri, quella dei medici, dei sociologi e, persino, la settimana dei giovani coscienti ed evoluti. Dal che posso desumere che le varie categorie sono state organizzate preventivamente. Difatti persone appartenenti a vari strati sociali, di varia cultura ed incultura, mi hanno elargito lezioni, contro progetti, sarcasmi, insulti, minacce, non si sono risparmiati neppure i miei vivi e i miei poveri morti”. La Merlin non è una moralista. Vorrebbe uomini “né monaci, né don Giovanni e neppure, come intermedio, filistei”. Non pretende di sradicare la prostituzione, ma di finirla con uno Stato che ne è esso stesso sfruttatore e organizzatore: caso ormai unico tra i Paesi civili. Contesta che la regolamentazione dello Stato diminuisca le malattie veneree e porta a esempio la Francia, dove le case chiuse sono state cancellate da tempo senza alcun danno per la salute. Denuncia la complicità della polizia con i tenutari, che favorisce la criminalità comune, lo sfruttamento da parte dei magnacci e trasforma, ciò che è peggio, le case chiuse in spacci clandestini di stupefacenti tollerati dalle autorità. Descrive l’abiezione dei luoghi “dove, per un prodigio di alchimia moderna, la carne umana si trasforma in oro”.
La Merlin sa cosa significa essere vista e trattata come una prostituta, perché quando era in carcere chi non la conosceva la scambiava per tale. Scuote i colleghi con un ricordo preciso. “Ho sempre- dice -il ricordo di un viaggio di prigione in prigione, di cellulare in cellulare, con la lunga teoria di ergastolani,54, a cui mi si era accomunata. E quando io giungevo in una stazione, tutti i viaggiatori fissavano i loro occhi curiosi su di me. Pareva, a quei miei tristi e infelici compagni di viaggio, che mi si credesse una di quelle disgraziate, spesso tradotte dalla polizia per infrazioni ai regolamenti. Ed allora, uno di quegli ergastolani levò i polsi incatenati, con una mano resse il suo fardello e con l’altra mi fece un cenno di saluto e gridò con forza: è una prigioniera politica!. E con queste parole intendeva purificare me, donna, dinanzi agli occhi dei maligni e dei curiosi”. “Ora -continua la Merlin nel silenzio più assoluto- dopo la tormenta, sono arrivata fin qui e anch’io sento il dovere di porgere la mano a chi è caduto”. “So- conclude- di aver sollevato un problema che per pudore o ipocrisia o indifferenza l’opinione pubblica lasciava nell’oblio. In questo anno di lavoro intorno alla mia legge ho sollevato con pena infinita il velo che copre tante brutture, tante terribili cose che ignoravo. Vi sono problemi più importanti da risolvere, si dice a gran voce dagli egoisti. No, signori, non vi è tema più importante di quello di una società che scricchiola sotto l’impalcatura fradicia di uomini corrotti e della donna schiava di una ingiustizia che raggiunge l’obbrobrio sanzionato dalla legge”(45).
Il discorso della Merlin è un pugno nello stomaco dell’Italia benpensante. Sembra che la stragrande maggioranza dei parlamentari la appoggi. E invece già un anno dopo l’Avanti!, sotto il titolo “Spalancare le persiane chiuse”, denuncia che l’insabbiamento è riuscito e che la legge appare irrimediabilmente bloccata(46). La Merlin non si rassegna. Migliaia di prostitute le scrivono raccontando le storie vere, semplici e umane, tristi o tragiche che si svolgono dietro quelle “persiane chiuse”. Le raccoglie in un libro che scrive a quattro mani insieme a Carla Barberis(la già ricordata moglie di Pertini, collaboratrice del quotidiano socialista) e che viene pubblicato nel 1955 con un enorme successo dalla casa editrice Il Gallo-Avanti!. A ogni nuova legislatura, la battaglia socialista riprende e infine, nel gennaio 1958, viene vinta. Contro l’abolizione delle case chiuse, votano contro, in Parlamento, solo i missini e i monarchici. La grande stampa dà scarso rilievo a un avvenimento che segna il costume nazionale e non lo commenta neppure con una riga. Intellettuali e giornalisti non risparmiano in altre sedi i loro sarcasmi. Come ad esempio Montanelli, il quale nel 1956 pubblica un libro di successo, tra il serio e il faceto, tutto sul filo del paradosso, intitolato “Addio Wanda”, nel quale si legge. “In Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli:la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre fondamentali istituzioni trovavano la più sicura garanzia”. D’altronde, continua, “i bordelli erano le uniche istituzioni italiane in cui la Tecnica venisse rispettata e la Competenza riconosciuta”(48).
Nell’estate del 1959, dopo sei mesi dall’approvazione della legge, si chiudono le case che ospitano tremila prostitute(le schedate sono seimila e le irregolari centinaia di migliaia). Nei quartieri cittadini e nei centri di provincia, i maschi non scrutano più avidamente ogni “quindicina” il patetico convoglio delle donne che sfilano in questo modo (un tempo in carrozza, adesso in pullman) lungo le strade per farsi notare e arrivano infine davanti al bordello dove danno il cambio alle loro colleghe, in una eterna rotazione. Finisce un rito, una letteratura, la simbologia di una Italia arretrata anche civilmente. Lo Stato continua a dispensare chinino, sale e tabacchi, ma non più prostitute. L’Avanti! festeggia. La protagonista della lunga battaglia commenta con due fondi, nei quali ormai parla di legge Merlin come se la Merlin non fosse lei stessa. È passata alla storia del costume ma, con semplicità e modestia, scrive. “Quale vantaggio verrà all’Italia? Nessuno può negare che uno scossone abbastanza vigoroso è dato a una struttura purulenta, che pone la donna a un livello inferiore, mentre essa è pur entrata nel ciclo produttivo, con enorme vantaggio per l’economia del Paese. Quale vantaggio verrà al socialismo? Quello di avere conquistato nuovo slancio, continuando la sua migliore tradizione emancipatrice degli oppressi, col porgere la mano alle più povere, alle più reiette. E non mi pare cosa da poco”.

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Commenti all'articolo
  1. Nel mondo d’oggi, dove le persone sono ridotte a schiavi, far risplendere – come avete fatto – figure come Lina Merlin, non può restare solo come testimonianza o celebrazione, ma tornare ad essere un elemento di impegno politico effettivo.

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