sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lo sceriffo Minniti
Pubblicato il 12-04-2017


Ha ragione il nuovo ministro degli Interni Marco Minniti a sostenere che la sicurezza é di sinistra. Oddio, la difesa della sicurezza degli italiani non dovrebbe essere né di sinistra né di destra, ma siccome la sinistra per anni l’ha considerata un valore estraneo è un bene che Minniti lo rivendichi come una parte di quella tradizione. Non solo perché, come egli afferma, il suo partito ha perso voti nelle periferie popolate da ceti popolari essenzialmente su quel tema, ma perché difendere i diritti alla sicurezza degli italiani é un dovere di chi li governa.

Minniti ha anche ragione quando sostiene che l’immigrazione non può essere illimitata, ma sempre proporzionata alla sua sostenibilità. E’ comprensibile che popolazioni che si trovano non in guerra, in questo caso si parla di profughi, ma in situazione di indigenza si riversino in territori più apparentemente benevoli. Ma se questi ultimi non hanno capacità di accoglienza finiscono non solo per far star peggio i loro cittadini, ma anche gli stessi immigrati. Che dovranno, per sopravvivere, far ricorso a furti e illegalità varie. Dunque é giusto (non dico di sinistra, perché ormai questa parola é abusata e produce anche noia) il respingimento come il rimpatrio per coloro che non hanno alcun diritto a rimanere nel nostro paese.

La volontà di Minniti si esprime per ora attraverso due decreti, uno dei quali presentato alla Canera per l’approvazione e sul quale i socialisti hanno marcato le loro differenze. A me l’idea di un ministro sceriffo che vuol far rispettare le leggi non dà alcun fastidio. Questo ben dentro certi limiti però. In un decreto si istituiscono i centri per il rimpatrio, grosso modo uno ogni regione ma si toglie un grado di giudizio agli immigrati sottoposti al provvedimento. Ad occhio i centri per il rimpatrio mi sembrano largamente insufficienti, se la loro capienza sarà complessivamente di 1600 posti. Ad ogni modo verificheremo la loro efficacia. Anche l’istituzione di 14 sezioni specializzate in materia di immigrazione in altrettanti tribunali può avere una sua legittima motivazione. Cosi come i poteri affidati ai sindaci che possono utilizzare i cosiddetti Daspo nei confronti degli immigrati recidivi. Il Daspo é una misura amministrativa per escludere i tifosi dagli stadi. Più difficile immaginare da cosa escludere costoro. Un bando dalla città per andare dove? Qualcosa di simile all’ateniese ostracismo?

Creare invece una giustizia a due velocità, una per gli immigrati e una per gli italiani, la prima con due gradi di giudizio e la seconda con tre, mi trova assai perplesso. Così come una procedura unica per le espulsioni con l’abolizione di fatto del contraddittorio e del rito del dibattimento, come ha ricordato la nostra Pia Locatelli. Che razza di paese é mai quello in cui si applica la legge in modi difformi a seconda della provenienza? Credo che questo aspetto della legge sia davvero a rischio incostituzionalità. Piuttosto da tempo, anche in base alla mia esperienza amministrativa, rivedrei i criteri per l’attribuzione della cittadinanza. Sono a favore dello ius soli, ma non darei mai, anche dopo gli anni attualmente necessari per ottenerla, una cittadinanza italiana a chi non ha imparato un minimo di italiano. La lingua é condizione ineludibile per ottenere di potersi dichiarare italiani. E infine un elogio a Minniti per la sottoscrizione del Patto con l’Islam, dove anche gli islamici condannano la violenza e anche l’illiberalità dei comportamenti assunti da qualche famiglia integralista. Se si vuole stare in Italia si devono accettare i valori della nostra civiltà e i principi della nostra costituzione. E magari in questo caso qualche rimpatrio per chi vorrebbe ridurci a una repubblica islamica non guasterebbe.

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Commenti all'articolo
  1. Lingua come condizione per dirsi italiani? Uhhh, Direttore, la vedo male per Di Maio e Di Battista allora…
    Scherzi a parte, condivido molto dell’articolo, ed effettivamente i decreti sanno di incostituzionalità. Il tema è molto complesso, dal chi ha diritto di ospitalità a come effettuare e rendere certo il rimpatrio di chi si vede rifiutata la permanenza… Io ho sotto gli occhi il caso, estremo, dell’Ungheria e spero di cuore che l’orbanite non contagi i nostri legislatori.
    Il finale sulla “repubblica islamica” non è un po’ esagerato?
    Cordialmente, Mario.

  2. Qualcuno potrebbe rispolverare la vecchia tesi che per fare riforme di destra occorrono da noi governi di sinistra, forse perché la “contestazione” può essere più benevola e non si generano di conseguenza forti proteste di “piazza”, pur se vale parimenti il detto che nel fare le cose è forse preferibile affidarsi all’originale.

    Senza poi entrare nel merito delle norme adottate, il fatto che le stesse abbiano suscitato contrarietà sugli opposti fronti, e per opposte ragioni, fa pensare che con tali provvedimenti si sia voluta percorrere una strada “mediana”, tesa anche a soddisfare aspettative di diverso segno, il che può senz’altro avere una sua logica, la quale tuttavia potrebbe non essere più attuale (almeno in questo momento)..

    A me sembra infatti che nel sentire comune le rispettive posizioni si stiano sempre più divaricando – causa forsanche il protrarsi e l’acuirsi di problemi e criticità da tempo sul tappeto, e che paiono non trovare risposta – al punto che chi deve rappresentarle politicamente non può, oggettivamente, che prenderne atto, perché in caso contrario deluderebbe la propria base elettorale e gli eventuali simpatizzanti.

    Paolo B. 13.04.2017

  3. “Che razza di paese”?
    Semplice, quello del tempo delle invasioni barbariche. Furono gli Ostrogoti a decidere che il diritto fosse “personale” e che ad ogni persona si applicasse il diritto della sua “gente”: romano per i romani, goto per gli ostrogoti.

  4. La questione è complessa. Io partirei comunque da tre affermazioni: 1) l’immigrazione va rapportata alla capacità di accoglienza 2) devono essere accettate le regole politiche, culturali e legali della civiltà occidentale 3) come conseguenza del punto due una valutazione attenta dell’islamismo che, nei fatti, nega i diritti e vieta la principale delle misure di integrazione: il matrimonio con gli infedeli. Non si può nascondere sotto la libertà di religione il rifiuto all’integrazione. Se questi tre principi vengono applicati correttamente si eviterà il pericolo della creazione di più stati in uno stato come è successo in buona parte dell’Europa.

  5. da vecchio riformista (anticraxiano e antirenziano) questa volta sono sostanzialmente d’accordo con Del Bue.
    Possiamo discutere di alcune misure di Minniti che appaiono ‘borderline’ (speriamo possano essere corrette) ma l’immigrazione clandestina deve essere gestita all’interno di equilibri sociali esistenti (e in particolare quella islamica deve accettare in casa nostra le regole civili occidentali).
    Il buonismo cattogruppettaro fa solo male.
    Più in generale la sicurezza dei cittadini è davvero una richiesta di milioni di lavoratori e cittadini non forcaioli. E’ gente di popolo che vive male nelle periferie e che non può permettersi i bodyguards e il filo spinato nei compounds dei ricchi. Basterebbe parlare con dei pensionati italiani al minimo (spesso elettori di sinistra..) che vivono in appartamenti IACP mezzo sgangherati e a rischio costante di occupazioni abusive. Ovvio che il primo passo sia dotare le forze di polizia di mezzi adeguati (oggi le pattuglie a volte anticipano di tasca i soldi della benzina..) e permettere ai sindaci di gestire la coesione sociale con risorse adeguate. Ma il civismo e la prevenzione spesso non bastano e allora occorre essere decisi nella repressione dei reati che creano allarme sociale…Chiedere a qualche sindaco di sinistra ..

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