giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ma il Pd ha capito che il copione é cambiato?
Pubblicato il 10-04-2017


Dibattito assurdo. No al proporzionale. Ma il Porcellum non era proporzionale? E l’Italicum non é proporzionale? Si intende che ci vuole un premio di maggioranza? Ma il Porcellum aveva un premio alla prima coalizione poi giudicato incostituzionale. E l’Italicum, come è uscito dalla Corte, ha un premio alla lista che supera il 40. Non capisco di cosa si parli. Ho ascoltato Orlando che propone un ulteriore premio, cosiddetto di governabilità, alla prima lista o coalizione. Ho l’impressione che il vertice del Pd non comprenda la nuova situazione. L’obiettivo del Pd non può essere oggi quello di vincere le elezioni o di fare in modo che qualcuno le vinca. Ma semmai quello di non perderle, facendo in modo che un governo si faccia dopo le elezioni. Spiegategli se avete contatti con loro che si sta recitando un copione nuovo. Quello vecchio è stato sostituito il 4 dicembre.

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Commenti all'articolo
  1. Direttore, questi del PD da un lato tirano a campare col governicchio Gentiloni e dall’altro si trascinano nelle loro faide interne in attesa delle primarie. Nel frattempo, di una legge elettorale che possa durare nel tempo e che non sia di convenienza non si vede ancora l’ombra e i mesi passano nell’illusione che l’onda pentastellata cali. Invece, ogni chiacchiera inutile in più e ogni giorno di governicchio che passa sono cento o mille voti in più per i grillini.
    Saluti, Mario.

  2. Ma qualcuno le elezioni le dovrà vincere, di solito è quello che ha raccolto più consensi, se poi con i giochetti deve vincere il terzo, questo è un altro discorso. Ora non credo che il Pd anche con tutti i cespugli sia in grado di arrivare a percentuali da consentirgli di occupare Palazzo Chigi. Inoltre dobbiamo dire che il 4 dicembre la situazione è cambiata ma non solo per il Pd renziano, per coerenza doveva cambiare anche per i suoi alleati.

  3. Nessuno ha ovviamente la sfera di cristallo, per poter comprendere cosa accadrà di qui al prossimo appuntamento elettorale, né si può naturalmente fare il “processo alle intenzioni”, ma alla situazione data ho talora l’impressione che ai partiti “minori” non dispiaccia tutto sommato il vigente sistema elettorale, quello uscito dal pronunciamento della Corte, al di là delle eventuali “prese di posizioni”, e non a caso non sembra di veder circolare tante proposte di modifica in proposito (ossia volte a cambiare l’odierno sistema elettorale).

    Con il traguardo del 40% da raggiungere già al primo turno, parlando della Camera, in modo da poter beneficiare del premio di maggioranza, il partito “maggiore” cugino del “minori” può essere realisticamente interessato ai voti dei secondi, e potrebbe quindi proporre loro alcune candidature abbastanza “sicure”, riferendomi specificamente a quelle da “capolista” in circoscrizioni dove il “maggiore” è tradizionalmente piuttosto forte e potrà quindi ottenere altri parlamentari “propri”, oltre al capolista, eletti in tal caso tramite le preferenze.

    Peraltro il cugino “maggiore”, se dovesse ottenere il premio di maggioranza con l’aiuto dei “minori”, si vedrà assegnato se non erro il 55% dei seggi, e con questa prospettiva potrebbe anche “sacrificare” in partenza qualcuno dei suoi capilista bloccati, perché una tale “perdita” iniziale potrebbe poi essere ampiamente compensata dagli ulteriori seggi derivanti dall’aver conseguito il premio di maggioranza. (se appunto ce la facesse a doppiare la boa del 40%).

    Il discorso verosimilmente muterebbe se “saltasse” il criterio dei capilista bloccati, nel senso che tutti i candidati dovrebbero vedersela con le preferenze, perché allora un partito “minore” che inserisse propri esponenti nella lista del cugino “maggiore” incontrerebbe presumibilmente maggiori difficoltà, nell’ottenere giustappunto un livello di preferenze tali da far eleggere i propri rappresentanti, salvo l’eventuale caso di circoscrizioni dove il “minore” fosse particolarmente “in salute”.

    Paolo B. 12.04.2017

  4. Cari compagni, anziche’ esaurire tutte le nostre energie parlando del PD perché non utilizziamo tempo e spazi per parlare del PSI? Se non riusciamo a parlarne neppure noi diciamo chiaramente che non abbiamo più nulla di serio da dire e finiamola così.

  5. Il problema nostro è che parliamo solo di noi e spesso male. Se cominciassimo a parlare di più di politica e guardassimo un po’ meno il nostro ombelico forse staremmo un po’ meglio.

  6. A mio modo di vedere, due sono al momento i piani su cui sviluppare il dibattito politico, il primo dei quali riguarda le risposte che si possono dare ai tanti e complessi problemi dell’oggi, risposte che devono essere necessariamente credibili e realistiche, per essere ascoltati, mentre il secondo attiene alla legge elettorale.

    Parto da quest’ultimo, sicuramente meno importante dell’altro, perché nella fattispecie mi sembra essere abbastanza “pregiudiziale”, nel senso che qualora la legge elettorale con cui si andrà al voto consentisse ad un partito “minore” di presentarsi in maniera autonoma, lo stesso avrà automaticamente lo spazio per avanzare proposte proprie, tese a dar soluzione ai problemi.

    Se invece il meccanismo della legge elettorale non dovesse oggettivamente permettere di presentarsi in forma autonoma all’appuntamento delle urne, ad un partito “minore” che punti ad una rappresentanza parlamentare non resterebbe che trovare “ospitalità” nella lista del “maggiore”, ma sarà verosimilmente questo a determinare le proposte da sottoporre al corpo elettorale.

    Dal momento che fino ad ora – salvo una mia svista – non mi pare che i partiti “minori” abbiano definito e avanzato ipotesi di legge elettorale, volte a cambiare quella vigente, ci sono i presupposti per ritenere abbastanza verosimile la seconda previsione, ossia che i “cespugli” non andranno in autonomia, e si può allora comprendere una scarsità di dibattito politico al loro interno (almeno fino ad oggi).

    Paolo B. 16.04.2017

  7. il nostro Comitato per il NO ha avversato Italicum, ha sostenuto (con mezzi impari) il referendum ed ha conseguito la vittoria del 4 dicembre contro la de-forma costituzionale di Renzi (che però sotto sotto piaceva anche a molti berluscones..)..
    I nostri paletti per una legge elettorale democratica ed efficace sono chiari:
    • no premi di maggioranza (né alla lista né alla coalizione-il premio che droga non esiste né in D, né in F né in UK)
    • no liste bloccate (troppo potere alle segreterie di quelli che –ahimè- una volta erano i partiti e oggi sono solo conventicole al servizio del capetto del momento)
    • no alle multicandidature (immaginatevi in UK col suo maggioritario secco: se un candidato potesse scegliere tra 10 collegi..lo rincorrerebbero col bastone).
    Questi paletti sono compatibili con una mattarellum 2 o con un proporzionale misto alla tedesca.
    Le forze politiche democratiche ne facciano tesoro. Altrimenti è chiaro che il prossimo Parlamento vivrà ‘alla spagnola’.

  8. Sono contraria ad ogni premio di maggioranza, sono a favore del ‘reale’, che in Italia significa che non esiste una forza politica che possa raggiungere il 51% ( e credo sia un bene), e quindi la strada sarebbe quella di accordi di coalizione o se nemmeno una coalizione raggiungesse la maggioranza dei voti, un governo ‘di larghe intese’. Non solo il copione italiano è cambiato dopo il 4 dicembre, ma il copione mondiale sta cambiando, qualcuno se n’è
    accorto?

  9. Il dibattito sulla legge elettorale sta trasformando gli italiani nel popolo di chi cerca un vincitore ad ogni costo, anche a scapito della democrazia, se non sbaglio qualche anno fa c’era un tale che cantava che la Democrazia è partecipazione ed oggi ci si limita a commentare proposte di legge che non solo limitano la partecipazione ma differenziano gli elettori mentre se ne elogiano altre che questo compito l’hanno assolto in modo esemplare basti alla legge per l’elezione diretta del sindaco ed a quella che ha portato alla riduzione del numero dei consiglieri comunali.
    Se dovessimo giudicare la democrazia di un paese in ragione degli strumenti elettorali di cui si dota l’Italia certamente non spicca per lungimiranza democratica.
    Francamente questo dibattito non mi affascina avrei preferito parlare di come rappresentare i bisogni dei cittadini nelle istituzioni e di quale strumento usare per farlo al meglio, insomma mi sarebbe piaciuto parlare di Politica. Sarà perché sono un pensatore nostalgico ma per me fare Politica significa cercare costruire la felicità dei popoli, insomma non lasciare nessuno indietro. Questo modo di far politica francamente non mi appartiene, questa smania di trovare una legge che garantisca di avere un vincitore delle elezioni per arrivare ad un “governo stabile” sta diventando un ragionamento demagogico e populista che sta allontanando dai cittadini dalla politica, noi Socialisti proprio per la storia che rappresentiamo non dobbiamo confondere il taglio dei costi della politica con il taglio della democrazia. Ma soprattutto dobbiamo riappropriarci della nostra rappresentanza per dar voce ai più deboli e far si che la voce dei socialisti sia presente in Parlamento. Se far questo significa ragionare al di fuori delle logiche maggioritarie allora dobbiamo iniziare a ragionare in tal senso il Partito Socialista Italiano non può essere un satellite di nessun altro partito e su questo aveva ragione Bettino Craxi in un suo discorso al Parlamento del luglio 1991. Tornare indietro per partecipare questo è possibile, tornare in dietro quando ciò che si è fatto si ritiene sbagliato è doveroso.

  10. Il dibattito sulla legge elettorale sta trasformando gli italiani nel popolo di chi cerca un vincitore ad ogni costo, anche a scapito della democrazia, se non sbaglio qualche anno fa c’era un tale che cantava che la Democrazia è partecipazione ed oggi ci si limita a commentare proposte di legge che non solo limitano la partecipazione ma differenziano gli elettori mentre se ne elogiano altre che questo compito l’hanno assolto in modo esemplare basti alla legge per l’elezione diretta del sindaco ed a quella che ha portato alla riduzione del numero dei consiglieri comunali.
    Se dovessimo giudicare la democrazia di un paese in ragione degli strumenti elettorali di cui si dota l’Italia certamente non spicca per lungimiranza democratica.
    Francamente questo dibattito non mi affascina avrei preferito parlare di come rappresentare i bisogni dei cittadini nelle istituzioni e di quale strumento usare per farlo al meglio, insomma mi sarebbe piaciuto parlare di Politica. Sarà perché sono un pensatore nostalgico ma per me fare Politica significa cercare costruire la felicità dei popoli, insomma non lasciare nessuno indietro. Questo modo di far politica francamente non mi appartiene, questa smania di trovare una legge che garantisca di avere un vincitore delle elezioni per arrivare ad un “governo stabile” sta diventando un ragionamento demagogico e populista che sta allontanando dai cittadini dalla politica, noi Socialisti proprio per la storia che rappresentiamo non dobbiamo confondere il taglio dei costi della politica con il taglio della democrazia. Ma soprattutto dobbiamo riappropriarci della nostra rappresentanza per dar voce ai più deboli e far si che la voce dei socialisti sia presente in Parlamento. Se far questo significa ragionare al di fuori delle logiche maggioritarie allora dobbiamo iniziare a ragionare in tal senso il Partito Socialista Italiano non può essere un satellite di nessun altro partito e su questo aveva ragione Bettino Craxi in un suo discorso al Parlamento del luglio 1991.
    Tornare indietro per partecipare questo è possibile, tornare in dietro quando ciò che si è fatto si ritiene sbagliato è doveroso.

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