domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Macron, monsieur le président
Pubblicato il 24-04-2017


Emanuel Macron affronterà dunque al ballottaggio Marine Le Pen e vincerà, avendo già ottenuto l’appoggio di socialisti e gollisti. Mettiamo anche che una piccola parte di elettorato di Melenchon, che ottiene un lusinghiero 19 per cento, preferisca la rottura con l’Europa proclamata dal Front national, ma non vedo come Marine possa varcare il portone dell’Eliseo superando la maggioranza con solo il 21 per cento di partenza. La Francia é figlia dell’illuminismo e il suo elettorato, al contrario di quello italiano, ragiona prima di votare e preferisce il candidato meno lontano rispetto alla punizione del contendente tradizionale. E’ accaduto alle recenti regionali, accadrà alle presidenziali. Tanto più che Macron é assai più affine ai socialisti e ai gollisti di quanto qualsiasi di loro sia affine a quell’altro.

Nella débacle dei candidati socialista e gollista c’é molto che accomuna i due partiti. E cioè l’errore di averli candidati. Fillon per lo scandalo suscitato dall’assunzione della moglie, Hamon per il suo carattere estremista. Sarà più o meno così anche in Gran Bretagna, patria dell’empirismo, dove contro la fortissima May si schiera il malcapitato Corbyn, anche lui euroscettico, anzi filo Brexit. Si dirà che queste categorie non tengono più e si ricorda giustamente che un socialista di estrema sinistra, poi scissionista e fondatore del Partito di sinistra, Melenchon, ha conquistato il triplo dei voti di Hamon. E dunque si potrebbe sostenere l’assurdo assunto che segnala tre candidati di area o provenienza socialista che sfiorano complessivamente il 50 per cento.

Il problema che segnalano queste elezioni é proprio inerente, invece, il superamento delle identità politiche tradizionali. In ritardo é un po’ quel che successe in Italia nel 1994. Oltre al Front national che risulta così il più vecchio dei partiti in piedi, visto che venne fondato da papà Jean Marie Le Pen nel 1972. I partiti o movimenti del primo classificato e del terzo, cioè En marche di Macron e La France Insumise di Melenchon hanno solo mesi di vita. Gollisti e socialisti per la prima volta nella Quinta Repubblica non vanno entrambi al ballottaggio. Macron, contrariamente ai Le Pen, che già hanno conosciuto l’ebbrezza della medaglia d’argento, non solo ha fondato pochi mesi fa il suo movimento, ma ha deciso solo nel 2016 di candidarsi alle presidenziali.

Macron ha militato nel Partito socialista francese fin da ragazzo, ma ha sempre abbinato all’attività politica un forte impegno professionale nel campo della finanza, già ispettore delle finanze e dal 2008 banchiere d’affari presso Rotschild, il 26 agosto 2014 ha ricevuto l’incarico politico di ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale nel secondo governo di Manuel Vals, carica tenuta fino al 30 agosto 2016. Poi la decisione di presentarsi alle presidenziali e l’errore, enorme, dei socialisti di non appoggiarlo e di scivolare su Hamon. Quello che risalta nel programma di Macron é il suo impegno europeista e così il ballottaggio si configurerà come lo scontro a mo’ di referendum tra europeismo e anti europeismo.

L’impostazione liberalsocialista di Macron può essere importata in Italia? Diciamo la verità. Che altro era il Psi di Craxi, se non questo. E oggi possiamo paragonare Macron a Renzi? Sicuramente per l’età i due sono simili. Macron ha addirittura due anni in meno. Anche nei loro programmi c’è molto di analogo. Le due persone, per applicazione, formazione professionale, studio, rigore, mi paiono invece molto lontane. Macron forse è più vicino alla personalità di un Giuliano Amato o di un Enrico Letta, con tratti decisamente alla Mario Draghi. Questa é la sinistra di domani, la sinistra di governo dell’Europa, quel grumo che rimane di una tradizione che ha bisogno di contaminarsi, lo facemmo proprio noi negli anni ottanta, per sopravvivere? Personalmente ne sono convinto da sempre. Il vetero socialismo é morto. Anche l’Spd che a settembre sfiderà la Merkel ha conosciuto percorsi revisionisti da Bad Godeberg al governo Schroeder ed é più in condizione di interpretare i nuovi bisogni della nostra epoca. Per i puri di sinistra un Melenchon si può trovar sempre. Aiuta a vivere meglio e a stare all’opposizione tutta la vita…

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Commenti all'articolo
  1. Sì, però intanto per ora qui c’è Renzi, che qualcosa ha cercato di mettere a nuovo, sia pur con tanti limiti e una sconfitta bruciante. E non si può buttar via sempre tutto e tutto insieme

  2. Condivido questo pregiato scritto del nostro Direttore.Richiamo l’articolo pubblicato il 02-01-2017 dall’AvantiOnLine con il titolo:Socialisti in marcia per il futuro.Manfredi Villani.

  3. Ci risiamo! Ogni volta che c’è qualche episodio in giro per il mondo, bisogna sibito italianizzarlo…ma soprattutto è un modo per non riflettere sulle motivazioni che hanno determinato un risultato o un fenomeno politico. In Francia il Partito Socialista è ai minimi storici, la colpa è del candidato troppo di sinistra! A si siamo sicuri che le politiche di Holland in questi anni non centrano nulla? Il presidente più anonimo ed insignificante che mai abbia avuto la Francia, dopo aver stravinto le elezioni presidenziali e le elezioni regionali (21 su 22!) Con un programma socialista che non è stato minimamente realizzato e messo da parte un secondo dopo la vittoria. Ebbene adesso la colpa è di Hamond? Vincerà Macron , ex socialista che piace tanto a chi socialista non è mai stato e di chi pur di vincere a qualsiasi costo, rinnegando se stesso e la propria storia, lo vede come il salvatore della patria. Si oggi credere nei valori del socialismo democratico è cosa inutile. Poi però non lamentiamoci se avanzano i populisti e i reggenti del peggior capitalismo !

  4. L’esito delle urne francesi potrebbe prestarsi già, sin da ora, ad una riflessione sui sistemi elettorali, comparando il maggioritario col proporzionale, ma il quadro politico che uscirà dalle prossime elezioni – allorché si andrà al rinnovo delle loro Assemblee legislative, se non erro nel mese di giugno – in una con quello che le precederà, potrà verosimilmente fornire ulteriori elementi per una valutazione più compiuta in ordine a detto argomento

    Intanto, se può essere da un lato spiegabile il compiacimento di quanti, al di qua delle Alpi, si oppongono a ciò che chiamano “populismo” e “sovranismo”, occorrerebbe avere nondimeno la consapevolezza che, qualunque sarà il risultato del ballottaggio, c’è comunque un grande disagio dentro ai confini dell’Europa, che è andato via via crescendo fino ad esprimersi con numeri piuttosto ragguardevoli in termini di voti.

    Se tale disagio non potrà avere una rappresentanza politica che riesca a dargli sufficiente voce, per causa dei meccanismi elettorali, e dovesse rimanere nel contempo senza risposte, c’è da supporre che non vada ad esaurirsi ma tenda semmai ad espandersi ancora, arrivando pian piano ad imporsi anche sul piano elettorale, giacché si tratta di un disagio nato da preoccupazioni e motivazioni che non sono inconsistenti o campate in aria.

    Paolo B. 24.04.2017

  5. Sono d’accordo con te, Mauro. Aggiungerei che sarebbe d’uopo una vera riflessione sui socialisti in giro per il mondo. Prendiamo il Venezuela, dittatura in atto (o come vogliamo chiamarla?) In Francia Hollande avrà fatto quel che poteva (poco) E Schultz, simpatico, ma da (ex) presidente del Parlemto Europeo, cosa ha fatto? E Corbin? Etc. In Europa si evidenzia, più che in altre zone del pianeta, la solita scissione, o c’è il progresso economico, o c’è il benessere di una gran parte dei cittadini. Sembra che solo la Merkel riesca a tenere, bene o male, in piedi il tutto..(e a dettare legge). Questa scissione è filosofica, culturale, direi neurologica, evolutiva (poca connessine tra emisfero destro ed emisfero sinistro del cervello), quindi le soluzioni non si trovano. Macron ( e magari altri, da capire) hanno un sistema di pensiero e di comunicazione che risulta da un maggiore collegamento proprio tra i due emisferi…..

  6. Molto meglio il liberal socialismo di MACRON, che certamente avrà i propri difetti, che non le “boutades” del pinocchietto fiorentino che tra le sue BOMBE ha anche quella di aver fatto “alleare il PD al PSE.
    Purtroppo è la logica bigotta di un’Italia che continua a credere ai miracoli, ben sapendo che oggi si fanno “solo” a Medjougore!

  7. Direttore mi permetto di dissentire sulle considerazioni che Lei fa su Macron. Mi riesce veramente difficile capire come un membro del gruppo Bilderberg possa fare una politica Socialista nel vero senso della parola e addirittura considerarlo il futuro per la sinistra ed anche per i Socialisti in Italia. Uno che molto chiaramente a detto che lui non si considera né di destra né di sinistra.
    Sul risultato dei Socialisti credo che era nelle cose nel senso che Hollande tutto ha fatto fuorché una politica di sinistra e Socialista, fra l’altro il candidato che ha vinto le primarie contro l’apparato del partito e soprattutto contro l’ex primo ministro Valls, Hamon, non è stato votato da coloro che le primarie l’avevano perse, costoro infatti hanno riversato i voti buona parte su Macron e gli altri su Melechon. E’ inutile spostarsi al centro dello schieramento politico in ogni paese, perché così si vincono magari le elezioni, se poi si porta avanti una politica di centro destra e le disuguaglianze crescono in maniera esponenziale.
    Quindi, direttore, non è vero che è stato un errore candidare Hamon “con il suo carattere estremista”perché il partito voleva proprio questo, che si facesse una politica più di sinistra vicina ai problemi dei Francesi e non degli apparati, della finanza e delle banche. L’errore quindi è stato non votarlo, infatti uno come Melechon arriva a prendere il 19,80 % qualcosa vorrà pure dire o no ?
    Alcuni elettori del partito sentitosi traditi e beffati dal voltafaccia di Valls hanno chiesto non solo il rimborso dei due euro pagati alle primarie, ma addirittura hanno denunciato il partito per abuso di fiducia, reato punito in Francia dal codice penale.

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