sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Decreto Minniti, dai socialisti un sì molto sofferto
Pubblicato il 11-04-2017


minnitiCon 330 voti a favore, 161 no e un astenuto, la Camera ha votato la fiducia posta dal Governo al decreto Minniti. Domani ci sarà il voto finale sul provvedimento. Il Psi ha votato a favore. Ma è un voto sofferto. Molto sofferto, come ha detto Pia Locatelli, presidente del gruppo.

“I socialisti voteremo la fiducia al Governo, come hanno sempre fatto, con spirito di lealtà dall’inizio di questa legislatura. Ma lo faremo a malincuore. Più volte abbiamo sollevato critiche sul ricorso a questo strumento d’urgenza che è stato fin troppo abusato e spesso su provvedimenti, come questo, che avrebbero meritato un dibattito più ampio e partecipato da parte del parlamento”. Pia Locatelli, nella sua dichiarazione di voto nel corso del dibattito sulla fiducia al decreto Minniti sulla sicurezza ha messo in risalto “l’abuso dello strumento della fiducia”  che “è sempre stato criticato dai socialisti”.

L’urgenza infatti non sempre giustifica un metodo troppe volte ripetuto e che rischia di esautorare il ruolo del parlamento. Ma questa volta, ha spiegato la Locatelli, le critiche sono anche di merito: “Il nostro malcontento questa volta entra anche nel merito del provvedimento che se da un lato contiene dei punti apprezzabili, come l’inserimento dei migranti nei lavori socialmente utili, l’aumento del personale destinato al potenziamento delle Commissioni territoriali attraverso nuovi concorsi, dall’altro rischia di venir meno ai principi di garantismo e di difesa dei diritti umani che noi socialisti abbiamo sempre sostenuto”. “Ma nonostante le forti criticità voteremo ugualmente la fiducia al Governo, ma questa volta il nostro è un sì molto, ma molto sofferto.

Scheda sul decreto Minniti

Sezioni specializzate presso i tribunali ordinari, eliminazione di un grado di giudizio nei ricorsi contro il no all’asilo, superamento dei vecchi Cie, possibilità di lavoro volontario e gratuito per i richiedenti asilo. Sono i punti chiave del ‘decreto Minniti’ sui migranti, il numero 13 del 17 febbraio scorso, approvato il 29 marzo dal Senato e che arriva in Aula alla Camera. Un “pacchetto” organico di misure che mira a snellire i tempi dei procedimenti in materia di protezione internazionale e a contrastare l’immigrazione illegale.

26 SEZIONI SPECIALIZZATE – Vengono istituite 26 sezioni specializzate (tante quante le sedi di Corte d’appello) “in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea”. Le sezioni sono competenti in materia di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini Ue; impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di pubblica sicurezza; riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari; diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; accertamento dello stato di apolidia e accertamento dello stato di cittadinanza italiana. I giudici che compongono le sezioni specializzate sono scelti tra quelli “dotati di specifiche competenze” o che seguiranno corsi di formazione ad hoc.

SALTA UN GRADO DI GIUDIZIO – Il testo prevede misure per la semplificazione e l’efficienza delle procedure davanti alle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e, soprattutto, per la semplificazione e l’efficienza dei procedimenti giudiziari di riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta. Di fatto, viene disegnato un nuovo modello processuale basato sul cosiddetto “rito camerale” che delimita i casi nei quali si prevede l’udienza orale e riduce da 6 a 4 mesi il termine entro il quale è definito il procedimento “con decreto che rigetta il ricorso” o “riconosce lo status di rifugiato o di persona cui è accordata la protezione sussidiaria”. Salta l’appello, contro il decreto si può ricorrere solo in Cassazione, entro 30 giorni.

COMMISSIONI TERRITORIALI POTENZIATE – Per mettere la Commissione nazionale per il diritto di asilo e le Commissioni territoriali in condizioni di far fronte al boom di domande, il ministero dell’Interno è autorizzato, per il biennio 2017-2018, a bandire concorsi e ad assumere fino a 250 unità di personale a tempo indeterminato, altamente qualificato, “per l’esercizio di funzioni di carattere specialistico”.

TEMPI DI NOTIFICA DEGLI ATTI – Riformulate le disposizioni in materia di notifiche degli atti delle Commissioni territoriali: nei confronti degli “irreperibili” si perfezioneranno solo previo deposito, per 20 giorni, presso le questure. Più in generale, le disposizioni in tema, ritenute eccessivamente complesse, sono state semplificate. Previsto anche che il richiedente possa fare richiesta di non avvalersi della videoregistrazione del colloquio.

BASTA CIE, NASCONO I CPR – Scompaiono i Cie. La denominazione “Centro di identificazione ed espulsione” è sostituita da quella di “Centro di permanenza per il rimpatrio”. La rete delle nuove strutture dovrà essere ampliata, in modo da assicurarne la distribuzione “sull’intero territorio nazionale”. I nuovi Cpr saranno allestiti nei siti e nelle aree esterne ai centri urbani “che risultino più facilmente raggiungibili”, dovranno essere di capienza limitata (100-150 posti al massimo) e dovranno garantire “condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità della persona”. Al Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale vengono riconosciuti “tutti i poteri di verifica e di accesso”.

LAVORI SOCIALMENTE UTILI – I prefetti, d’intesa con i Comuni interessati, promuovono “ogni iniziativa utile all’implementazione dell’impiego di richiedenti protezione internazionale, su base volontaria, in attività di utilità sociale in favore delle collettività locali”. Possibile la predisposizione di progetti ad hoc, anche in collaborazione con le organizzazioni del terzo settore, progetti “da finanziare con risorse europee destinate al settore dell’immigrazione e dell’asilo”.

I ‘PUNTI DI CRISI’ – Lo straniero che arriva illegalmente in Italia viene condotto “per le esigenze di soccorso e di prima assistenza” presso appositi ‘punti di crisì”: qui avvengono le operazioni di rilevamento foto dattiloscopico e segnaletico. Il “rifiuto reiterato” di sottoporsi al rilevamento configura “rischio di fuga” ai fini del trattenimento nei centri.

(fonte Agi)

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