mercoledì, 26 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

MISSILI SULLA SIRIA
Pubblicato il 07-04-2017


siria usa

Spaventa l’escalation che potrebbe innescarsi dopo l’attacco Usa in Siria. Una nave da guerra russa è entrata nel Mediterraneo e si starebbe dirigendo verso i due cacciatorpedinieri americani che hanno lanciato l’attacco in Siria della scorsa notte. Lo riporta Fox News. “Attaccando una base aerea siriana, gli Stati Uniti sono arrivati “ad un passo dallo scontro con la Russia”: lo scrive su Facebook il premier russo, Dmitri Medvedev.

Il raid Usa

“Nessun bambino dovrebbe patire un simile orrore”. Con queste parole, il presidente Usa, Donald Trump, ha dato il ‘via libera’ al raid americano contro la base aerea di Shayrat, nella provincia di Homs, quella da dove, secondo l’intelligence Usa, erano partiti i raid con le armi chimiche che avevano ucciso decine di civili nella provincia di Idlib. È stato il primo attacco americano da quando è cominciata la guerra civile in Siria: 59 missili Cruise lanciati da due navi americane nel Mediterraneo.

Furente il Cremlino che parla di “aggressione contro uno Stato sovrano, in violazione del diritto internazionale e con un pretesto inventato”, aggressione che – aggiunge Mosca – porterà “danni considerevoli” alle relazioni tra Russia e Stati Uniti. Come prima mossa concreta, Mosca ha sospeso la cooperazione con gli Usa per evitare incidenti nei cieli siriani. La Russia ha anche chiesto l’immediata riunione del Consiglio di sicurezza Onu.

I 59 missili Tomahawk lanciati dai cacciatorpedinieri Uss Porter e Uss Ross hanno semidistrutto la base aerea. “Occorrera’ tempo per valutare i danni”, ha precisato il governatore di Homs. Ma sono morti 6 militari siriani, tra i quali un generale di Brigata aerea. La base è stata distrutta. In una nota, il Pentagono ha definito la risposta americana “proporzionata” rispetto all’odiosa azione di Assad contro la sua gente. Il raid americano è scattato alle 20:40 ora statunitense, quando in Siria erano le 04:40, le 03:40 in Italia. Una portavoce del Pentagono americano ha aggiunto che l’attacco è un evento “one-off”: dunque si tratta di un’azione isolata e non è prevista al momento un’escalation militare americana in Siria.

Il presidente americano, Donald Trump, sceglie dunque il pugno di ferro contro il regime di Bashar al Assad, che ritiene responsabile dell’attacco chimico a Khan Sheikhoun. “Anche bellissimi neonati sono stati crudelmente assassinati in questo barbaro attacco: Assad ha stroncato la vita di uomini, donne e bambini innocenti e per molti è stata una morte lenta e brutale”, ha detto Trump, parlando in diretta tv, dalla Florida, dove riceveva il presidente cinese Xi Jinping, da lui stesso informato del blitz missilistico. L’attacco è arrivato dopo un lungo vertice tra alti funzionari della Casa Bianca, il ministro della Difesa Jim Mattis, il segretario di Stato Rex Tillerson e il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster. Una mossa a pochi giorni dal viaggio di Tillerson in Russia; e secondo alcuni analisti, la decisione di velocizzare l’intervento servirà agli Stati Uniti anche per dare un maggior peso politico all’incontro con il ministro degli Esteri russo, Serghey Lavrov.

La Russia è il maggior alleato del presidente siriano e oltre ad aiutare militarmente l’esercito governativo, ha bloccato la quasi totalità delle iniziative diplomatiche al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ha già parlato anche la Cina che condanna “l’uso delle armi chimiche da parte di qualsiasi Paese”. Con Trump anche la Germania: “Il raid (americano) è comprensibile”. Da Londra arriva il “pieno appoggio” del governo britannico per una “azione appropriata”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu condivide “il messaggio forte e chiaro” lanciato dagli Usa, e auspica che sia recepito anche da Teheran e Pyongyang. Dal composito fronte anti-Damasco esulta la Turchia, che parla di attacco “positivo” contro la “barbarie” di Assad. Plaudono a Trump anche L’Arabia Saudita e il premier australiano, Malcolm Turnbull.

L’attacco americano contro la Siria mostra come il presidente Donald Trump sia pronto “ad azioni decisive per rispondere ad atti odiosi”, ha spiegato Rex Tillerson, parlando con i cronisti in Florida. Il consigliere per la sicurezza nazionale, il generale McMasters, ha spiegato che a Trump sono state presentate tre opzioni per rispondere alla strage con il gas in Siria. Lui ha detto di concentrarsi su due di queste e poi ieri ha preso la decisione finale ordinando il raid. All’ira di Mosca, si è unita la condanna dell’Iran, il principale alleato regionale di Damasco: Teheran “condanna energicamente” i bombardamenti statunitensi in Siria e ritiene che “rafforzino i gruppi terroristici”, ha detto il portavoce del ministero degli esteri, Bahran Ghasemi, aggiungendo che gli attacchi americani “un’azione unilaterale pericolosa, distruttiva e che viola i principi del diritto internazionale”.

L’Unione europea era stata informata della probabilità di un’imminente svolta degli Stati Uniti sulla Siria. Dopo l’attacco della notte scorsa, l’alto rappresentante Federica Mogherini ha seguito durante la notte gli eventi assieme ai servizi diplomatici di Bruxelles. L’Ue, si apprende, sta coordinando gli Stati membri e il capo della diplomazia ha già ricevuto, fra le altre, la telefonata del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. E’ inoltre in contatto con gli Stati Uniti e con le Nazioni Unite.

Con questa salva di missili Tomahawk, il presidente americano accontenta in patria il partito dei falchi, che da sempre preme perché la Casa Bianca intervenga contro Damasco. “Diversamente dalla precedente amministrazione, il presidente ha affrontato un momento cruciale in Siria ed ha agito. Per questa ragione merita il sostegno del popolo americano” hanno detto in comunicato ufficiale congiunto i senatori repubblicani John McCain e Lindsey Graham, tra i primi a fare pressioni su Trump. I repubblicani infatti non hanno mai perdonato a Barack Obama di non esser intervenuto nel 2013, nonostante fosse stato provato l’uso di armi chimiche dal governo di Assad che sanciva il superamento “della linea rossa”. Il presidente americano fu accusato di aver indebolito la leadership degli Stati Uniti.

Ma anche esponenti democratici al Congresso hanno espresso il loro appoggio all’attacco ordinato da Trump. “Assicurarsi che Assad sappia che quando commette tali riprovevoli atrocità pagherà un prezzo è corretto”, ha detto Chuk Schumer, leader della minoranza democratica al Senato. E il suo omologo alla Camera dei rappresentanti, Pelosi, ha avvertito che “la crisi in Siria non sarà risolta da una notte di attacchi aerei”, però ha osservato che l’attacco ordinato dal presidente è “una risposta proporzionata all’uso delle armi chimiche da parte del regime”.

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