venerdì, 28 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Nicola Olanda
Fermiamo la rapina del nostro Patrimonio nazionale
Pubblicato il 20-04-2017


Carissimo Segretario del PSI,
Continua a non fermarsi la rapina del nostro Patrimonio nazionale, e gli ultimi annunci di privatizzazione provengono ancora da un Governo di centro sinistra, che in questa Legislatura ha offuscato pesantemente i connotati con cui si dovrebbe riconoscere ed esprimere una forza di Sinistra.

Sulla Privatizzazione degli ultimi Asset delle vecchie Partecipazioni Statali non bisogna mollare nemmeno di un millimetro. Con le Partecipazioni Statali, nella prima Repubblica abbiamo realizzato il Miracolo economico italiano. Sia in Italia che all’estero hanno utilizzato “Mani Pulite” per fare degli “Affari Sporchi” con le Partecipazioni Statali, depredando i nostri gioielli a prezzi irrisori e addirittura rilevandoli “a debito” come la Telecom (ex SIP).

Strutture strategiche come le Telecomunicazioni, le Autostrade, Settori dell’Agroalimentare, dell’Energia, del Made in Italy, delle Banche, del Settore Manifatturiero e Metalmeccanico sono finiti in mani straniere.

Nella Prima Repubblica, la Ricerca scientifica era affidata e resa possibile principalmente solo grazie agli investimenti che le venivano assegnati dalle Partecipazioni Statali, ed ora conseguentemente l’Italia, oltre ad essere stata colonizzata nei settori nevralgici dell’economia, è stata relegata al ruolo di cenerentola in campo scientifico.

Un Presidente dell’ENI, come Enrico Mattei è stato assassinato ed un altro Presidente dell’ENI, come Cagliari, è stato costretto al suicidio. Non faccio l’elenco dei tanti Managers, delle Maestranze e delle molteplici Esperienze di valore che abbiamo perso come conseguenza dello scempio operato sulle Partecipazioni Statali. Un Modello virtuoso che dall’estero ci è stato invidiato, dopo essere stato delapidato ora lo si vorrebbe condurre all’estinzione con la privatizzazione degli ultimi gioielli sopravissuti.

Carissimo Segretario del PSI

È ora che prendi una ferma posizione ufficiale in Parlamento e sui Media per la difesa di quanto ancora ci è rimasto delle Partecipazioni Statali della Prima Repubblica. Fai un appello e un invito a tutte le Forze politiche che desiderano unirsi al PSI in questa difesa del nostro Patrimonio nazionale.

Desidero sottolineare ancora, che con quelle Partecipazioni Statali l’Italia è risorta dalla Seconda Guerra Mondiale arrivando a conquistare col Governo Craxi il quinto posto a livello mondiale per valore del PIL.

Nella Seconda Repubblica, invece, oltre a più che raddoppiare il Debito pubblico sono state create 7000 “Partecipate pubbliche” che oltre ad essere fonte di spreco delle Risorse Pubbliche sono anche un coacervo di intrighi di bassa politica, di clientelismo e di scandalose inefficienze.

Avrei piacere che tu ricordassi al PD e all’ex Presidente del Consiglio, che, dopo la solita propaganda degli annunci, hanno evaso l’impegno che si erano presi di ridurre le Partecipate da 7000 a 1000 e che devono ancora spiegare agli italiani per quale motivo hanno licenziato i due Responsabili della Spending Review il cui compito era quello di avviare la lotta agli “Sprechi” compresi quelli prodotti da queste 7000 Partecipate Pubbliche, che sono Partecipazioni completamente differenti dalle strategiche Partecipazioni Statali della Prima Repubblica.

Il Debito Pubblico occorre ridurlo non svendendo quello che ci è rimasto delle vecchie Partecipazioni Statali, bensì mettendo le mani ad una seria lotta all’evasione fiscale, all’economia sommersa della malavita organizzata, alla corruzione e a tutte le fonti di spreco che si annidano nell’Amministrazione Pubblica.

Questo dovrebbe essere oggi il compito primario del PSI e della Sinistra di Governo per recuperare Risorse economiche in quei Settori citati per utilizzarli in investimenti pubblici produttivi e di sostegno alle imprese italiane e negli interventi a sostegno delle grandi Aree delle Diseguaglianze e del Disagio sociale.

Quest’azione convinta e senza alcuna titubanza del PSI verso chi l’avversa, sarebbe anche la risposta migliore a chi continua ad associare la parola “socialista” a “ladro” e contribuirebbe con questa nostra forte iniziativa pubblica ad avviare il riscatto del PSI.

Vogliamo lasciare solo al Movimento 5 Stelle l’impegno del Risanamento economico e morale della nostra amata Italia.?? Non lamentiamoci poi a posteriori per avere rinunciato ai nostri doveri affidando di fatto solo a Loro la difesa del nostro Patrimonio nazionale. Il largo consenso ottenuto dai 5 Stelle è principalmente dovuto alle responsabilità delle Forze politiche tradizionali che hanno consentito che tutte le negatività della seconda Repubblica si verificassero.

Carissimo Segretario del PSI. Abbiamo il coraggio per affrontare questa battaglia, o continua a pesare su di Noi il condizionamento e il timore che disturbare il manovratore possa costarci la perdita di cinque seggi in Parlamento e una poltrona di Vice Ministro??

Gradirei una tua risposta e una promessa d’impegno in prima persona a questa mia sollecitazione per la difesa del nostro Patrimonio nazionale, che non è solo industriale.

Nell’attesa, gradisci l’espressione del mio sentimento fraterno e di italiano europeo.

Nicola Olanda

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Commenti all'articolo
  1. L’argomento affrontato dall’Autore è di indubbio rilievo, e mi è capitato di parlarne più volte conversando con “tizio e caio” di questioni economiche, in ordine alle quali si confrontano sostanzialmente due tesi, l’una per così dire “nazionalista” e l’altra invece “globalista”, pur se non manca chi sostiene posizioni intermedie.

    Orbene, tra i miei diversi interlocutori in materia, qualcuno mi è parso propendere per una politica più “autarchica”, pur esprimendosi “sottovoce” per non apparire come un simpatizzante dell’IRI, di vecchia memoria, e sembrare di riflesso un “nostalgico” (con l’eventualità di venir per questo “bacchettato”, ancorché nostalgico semmai non lo sia affatto).

    Ho portato un tale esempio, cogliendo l’occasione dell’argomento opportunamente affrontato dall’Autore, perché se chi nutre opinioni diverse dal “politicamente corretto” fatica a far sentire la propria voce, causa le “reprimende” che può ricevere, si impoverisce in buona sostanza il confronto dal momento che viene di fatto a mancare un vero e proprio contraddittorio.

    E’ inoltre possibile, per non dire verosimile, che chi non può manifestare apertamente le proprie idee ed opinioni cerchi poi in qualche modo di farsi sentire nel segreto dell’urna, preferendo e votando quei partiti che incarnano più da vicino le proprie idealità (abbiano cioè nella fattispecie una concezione maggiormente “sovranista”, per dirla con un termine oggi in uso).

    Paolo B. 22.04.2017

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