domenica, 30 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Pd, gli iscritti hanno scelto Renzi. Orlando come Cuperlo
Pubblicato il 05-04-2017


La prima parte del congresso nazionale del Pd è andata come tutti avevano previsto: Matteo Renzi, conquistato il sostegno del 68% dei votanti, è il più apprezzato dagli iscritti del partito, contro il 26% di Orlando e il 6% di Emilano. A essere sinceri, sui temi si è discusso poco: i testi delle tre mozioni non erano poi così diversi e d’altronde, come potevano esserlo in un partito che dovrebbe avere valori comuni? Si è capito con chiarezza che il congresso è tutto giocato sul filo della leadership; questo Renzi lo sa bene e ha sfruttato a proprio vantaggio un apparato che, tra i democratici, è sempre stato molto filo segretario. Orlando credo abbia avuto un risultato molto al di sotto delle attese: ha ricalcato un po’ la storia di Cuperlo, quando tentò di opporsi alla locomotiva fiorentina, confermando una battaglia ideale e di testimonianza che cerca di ricalcare l’organizzazione di una sinistra interna fin qui mai troppo convinta, salvo quando ha trovato, in alcuni ex dirigenti democratici, la forza di rompere e di andarsene. Quella di Emiliano, invece, pare una comparsata destinata a incidere poco, nell’organizzazione del partito, forse qualcosa in più quando si stenderanno le liste elettorali. Ma tatticismi e strategie a parte, di fronte alla prevedibile riconferma di Renzi c’è tanto, forse tutto, da riscrivere: organizzazioni territoriali, il rapporto con il governo Gentiloni, la legge elettorale, una coalizione da strutturare in vista delle prossime politiche (e della legge con cui si voterà), organismi dirigenti e una base ideale e programmatica da edificare con concretezza e pragmatismo. Renzi dovrà essere in grado di costruire anche un nuovo linguaggio, con l’attenzione dovuta al rischio di riproporre azioni e prospettive trite e ritrite e che, già testate, non hanno dato troppa fortuna. Alla sinistra del Pd intanto si muove una galassia che non vuole avere niente da spartire con il riformismo renziano e che forse gioirebbe di una prossima sconfitta elettorale, specie se si riuscirà a ristabilire un proporzionalismo dal profumo di pura rappresentanza. E quindi? Il futuro segretario del Pd dovrà essere bravo a dribblare tutte le insidie e i tranelli che i suoi compagni di viaggio dovessero mettergli davanti. Credo che in ballo ci sia molto di più della carriera di un leader di partito: almeno la speranza di una prospettiva per un centrosinistra credibile di governo.

Leonardo Raito

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Commenti all'articolo
  1. Orlando mi è parso nient’altro che un candidato “di comodo” per non lasciare Renzi – che sembra respirare solo se ha qualcuno da asfaltare – a vincere “solo” il suo congresso di partito.

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