lunedì, 26 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

IL PRETESTO
Pubblicato il 06-04-2017


Salvatore Torrisi non rappresenta più Ap. Dopo la vicenda di ieri della sua elezione a presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato e le sue mancate dimissioni da quella poltrona, nonostante le chieste di Alfano, il senatore di Ap  Torrisi è stato invitato alla porta di Ap. “Prendo atto della scelta del senatore Torrisi – ha detto il presidente di Alternativa popolare Angelino Alfano -. Amen. Ha scelto la sua strada. La nostra è diversa: il senatore Torrisi non rappresenta Ap al vertice della commissione Affari costituzionali”.

Alfano aveva in mattinata chiesto quelle dimissioni. Ma il tentativo era andato a vuoto.  “Mi sembra inconcepibile – commenta il diretto interessato – assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano”. Il neo presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Salvatore Torrisi, commenta così con i cronisti la richiesta di dimissioni che gli ha rivolto Alfano. “Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose – aggiunge – Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni”.

“Io lavoro – ha aggiunto Torrisi – affinché la commissione continui a funzionare. Ritengo che in quanto successo ieri non ci sia stato alcun complotto. E’ stata tutta una vicenda interna alla commissione e al Parlamento”. Alla domanda, ripetuta, se fosse pronto a dimettersi da presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, così come gli chiede Alfano, Salvatore Torrisi risponde: “Vediamo cosa farà il Pd. Se dovesse trovare lui una soluzione con dei nomi in grado di trovare i voti necessari, vedremo. Allo stato, ribadisco, la mia unica preoccupazione è che le istituzioni continuino a funzionare”.

In precedenza Alfano aveva detto che Torrisi “mi ha chiesto 24 ore per rifletterci. Ma visto che si tratta di una questione di principio è chiaro che una sua permanenza alla presidenza è incompatibile con Ap”. “Noi – ha puntualizzato Alfano – abbiamo votato a favore del candidato del Pd perché quella presidenza toccava al Pd: noi rispettiamo i patti, siamo leali”. “Il massimo che potevamo fare era quello che abbiamo fatto, chiedere a Torrisi di rinunciare alla Presidenza”. Poi Alfano dà una tiratina di orecchi anche al Pd che dopo i fatti di ieri, ha chiesto un incontro con Mattarella: “Da Orfini – dice – ho sentito parole surreali. Siccome non siamo nati ieri e abbiamo capito il giochino dico che non ci stiamo. Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e andare al voto anticipato lo dica chiaro”.

Insomma una situazione paradossale che rischia di diventare sempre più scivolosa. Tanto che si parla già di voto anticipato in autunno. Ma chi si prenderebbe la responsabilità di portare un paese alle urne a pochi mesi dal varo della legge di stabilità? L’opposizione fa il proprio lavoro. Ma la maggioranza dovrebbe avere un approccio diverso. Ma c’è chi vede , nonostante tutte le smentite, come manovratore parti di Pd vicine all’ex premier e ora candidato alla segreteria. Altri invece accusano i fuoriusciti dal Pd che farebbero di tutto per mettere i bastoni tra le ruote del governo.

Ma quello che sulla carta appare solo uno scontro per una poltrona, in realtà nasconde altro, perché la presidenza di quella commissione dovrà dettare le regole del gioco una volta che la legge elettorale sarà arrivata a Palazzo Madama. Tant’è che Matteo Renzi lancia subito una sfida: “Il fronte del no al referendum, al Mattarellum, all’Italicum, quello che ha votato Torrisi e ora è maggioranza, adesso ci faccia qualche proposta”. “L’espressione ‘crisi di governo’ è una parola che sottende giochini da prima repubblica. Lasciamoli a Mdp e Ap”.

Ma alla fine il caso del Senato viene derubricato a “incidente”, per quanto “grave”, e ogni accenno alla crisi di governo deve sparire dal tavolo. Resta da capire se a dettare il dietro front di oggi sia stata la consapevolezza che ieri la polemica sia sfuggita di mano o se abbia avuto un impatto decisivo la “freddezza” con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva accolto la richiesta di un incontro da parte dei vertici Dem. Ma comunque, oggi, il clima è cambiato. “L’episodio di ieri è grave e antipatico. Il nostro linguaggio non può tornare alla prima Repubblica. Noi la parola crisi di governo non la vogliamo utilizzare, come fanno Ncd o Mdp”, ha detto il candidato segretario ai parlamentari che sostengono la sua mozione riuniti al Nazareno, ribadendo che “il lavoro del governo va difeso e incoraggiato”. La parola d’ordine, dunque, è abbassare i toni”.

“Quello che è successo ieri – dice il leader del Mdp Roberto Speranza – è una vicenda parlamentare e non riguarda il Governo. In ogni caso, visti i risultati, il Pd farebbe bene a guardare in casa sua, alle contraddizioni dovute al congresso. Detto questo, una cosa è sicura: la stagione dell’autosufficienza e dell’arroganza per noi è chiusa”. Sempre da Mdp Bersani contrattacca: “Chi cerca il capro espiatorio conti fino a 16, basta fare i conti e si vede che il problema è un altro: io consiglierei che chi ha più responsabilità non desse ancora segni di arroganza perché non funziona più”. E D’Alema aggiunge: “Quello che è accaduto ieri più che riguardare l’unità del centrosinistra riguarda l’unità della maggioranza di Governo e dimostra che la collaborazione con le forze di centrodestra non funziona”.

Dall’opposizione, Brunetta, attacca direttamente Renzi: “Vuole le elezioni anticipate, è da irresponsabili. Quando si fanno le elezioni anticipate? Durante il G7? Durante la sessione di bilancio? Per fare cosa poi, portare lo spread a mille? Distruggere la residua credibilità dell’Italia? Per fare fuori un altro governo? Irresponsabile. Proprio per questa ragione chi è responsabile deve lavorare seriamente, alla Camera e al Senato, per fare una buona legge elettorale, tra l’estate e il primo autunno, per potere consentire al Paese di andare ordinatamente alle elezioni, a febbraio del 2018”. Infine Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera invita a non drammatizzare la vicenda: “L’incidente parlamentare di ieri va risolto all’interno della stessa commissione, senza eccessive drammatizzazioni che sembrano, francamente, ingiustificate. Trasformare l’episodio in un caso politico in grado di mettere in discussione la tenuta della maggioranza, in una fase così delicata per il Paese, sarebbe un errore. Concentriamoci, piuttosto, sulle misure necessarie per sostenere quella timida ripresa economica in atto”.

Ginevra Matiz

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