mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Psi con i Radicali in marcia per l’Amnistia
Pubblicato il 12-04-2017


amnistia“Il Psi aderisce alla Marcia per l’amnistia del Partito radicale indetta a Roma nel giorno di Pasqua, per ribadire con forza la necessità di garantire effettivamente la sussistenza di uno Stato di diritto”. Così la portavoce del PSI, Maria Pisani, che ha annunciato la sua partecipazione e quella del Psi alla ‘Marcia di Pasqua per l’amnistia, l’indulto, la giustizia e la libertà’, che partirà dal carcere di Regina Coeli e arriverà a piazza San Pietro in Vaticano, organizzata dal Partito Radicale e dall’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’. “Il nostro Paese non è ancora in grado di consentire neppure il rispetto di quegli standard minimi di vivibilità detentiva richiesti dal Consiglio d’Europa”- ha aggiunto Pisani.
“Siamo sesti nel ranking europeo per affollamento penitenziario. È importante tenere alta l’attenzione su questioni come quella carceraria – e più in generale della giustizia – non solo per ribadire la necessità di un intervento immediato del governo sui processi pendenti e sui problemi della popolazione detenuta, ma soprattutto per garantire il rispetto della dignità umana di ciascun individuo”, ha concluso la portavoce del Partito socialista.
L’elenco delle adesioni alla marcia di Pasqua è lungo, si tratta di una protesta per restare la fianco dei più deboli: sono circa 1000 ogni anno i casi di ingiusta detenzione ed errori giudiziari riconosciuti in seguito a sentenza di revisione. Nel solo 2016 la cifra spesa dallo Stato per risarcimento delle ingiuste detenzioni ammonta a 42 milioni di euro. Negli ultimi 10 anni la prescrizione ha mandato al macero oltre 1,5 milioni di processi, quelli dei potenti e di chi si può permettere la migliore difesa, condannando al carcere i più poveri e indifesi, quelli che riempiono le celle. Nei numeri l’ingiustizia perpetrata dallo Stato: 500 prescrizioni al giorno, 42% di detenuti in custodia cautelare, 4 anni di attesa per le cause civili e 7 anni per quelle penali, decine di condanne della Corte europea per lungaggini processuali, 10 milioni di processi pendenti, di cui 6 milioni quelli civili che costano all’Italia 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza. Smaltire questa enorme mole di pratiche frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil ma basterebbe abbattere anche del 10% i tempi di risoluzione delle cause per guadagnare lo 0,8% del Pil l’anno.

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