mercoledì, 26 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Privilegi: le banche possono detrarre subito le perdite
Pubblicato il 03-04-2017


Togliere alle banche la possibilità di defiscalizzare le perdite in tempo reale e applicare le stesse regole di tutte le imprese italiane: questo è il monito che ho intenzione di proporre! Essendo infatti anche loro delle imprese private a tutti gli effetti, non si capisce perché debbano godere di privilegi fiscali. Solo così possono trovare vantaggiosa la nostra proposta di Amnistia Finanziaria che non cancella il debito, bensì si limita a proporre l’eliminazione della “Centrale Rischi” o quanto meno un’amnistia per tutti i piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e liberi professionisti, strozzati dalla crisi…altro che Decreto Salva Banche!

Fondersi per diventare più grandi e più ricchi, sfruttando la globalizzazione e la possibilità di delocalizzare dove la manodopera costa meno: questo è stato lo slogan dei governi d’Occidente che ha consentito a pochi uomini di avere la ricchezza di mezzo mondo. Dopo Davos 2017, non è più nemmeno un modo di dire: si è infatti definitivamente realizzata la distruzione della classe media, messa in atto dalle banche; le stesse banche “amiche” che per molti anni invitavano tutti noi nel Paese dei balocchi per farci dapprima indebitare fino al collo, e poi toglierci tutto.

Questa è stata la mossa che ha permesso ai proprietari, con l’aiuto dei banchieri, di togliere dai piedi quella fastidiosa miriade di concorrenti “straccioni”. Ora, una “Amnistia Finanziaria” (con lo slogan “fuori dalla Centrale Rischi per aiutare il lavoro”), è ciò che il Paese necessita affinché sia realizzata quella crescita tanto demagogicamente promessa. Che i tanti lavoratori autonomi, marchiati dalla Centrale Rischi, siano nuovamente messi in condizione di aprire un conto corrente e utilizzare i “soldi di plastica” (le carte di credito), fermo restando la restituzione dei debiti contratti con gli istituti di credito, attraverso pratiche di concertazione e mediazione.

Codesta ci pare sia l’unica strada che abbiamo in Italia, affinché le persone possano rimettersi in gioco e reinventare il loro lavoro. Di questa decisione se ne avvantaggerebbero per prime le banche, le quali avrebbero la possibilità di rientrare dei loro crediti e, inoltre, potrebbero acquisire nuovi clienti e guadagnare quei quattrini di cui hanno estremo bisogno per rendersi autonome senza più chiedere ulteriori contributi allo Stato.

Infine, ne guadagnerebbe l’Agenzia delle Entrale e l’Inps, perché tornerebbero ad incassare quelle imposte e quei contributi che oggi vengono omessi a causa del lavoro nero. Le banche, oggi, defiscalizzano le perdite immediatamente, e quindi recuperano sempre il cento per cento. Quello che ricavano dal pignoramento dei beni, inoltre, è tutto guadagnato. Cosa fare, allora? Beh, perché le banche possano trovare conveniente l’Amnistia Finanziaria, bisogna togliere loro il privilegio di defiscalizzare le perdite in tempo reale applicando le stesse regole delle altre imprese private.

Di questo argomento qualche giorno fa ho parlato io stesso e Mara Colla di Confconsumatori durante l’intervista rilasciata al Direttore dell’Avanti online on. Mauro Del Bue. Si è condivisa l’urgenza di una misura semplice, quello di chiedere un’Amnistia Finanziaria alla Banca d’Italia, non solo per dare una nuova opportunità di occupazione alle persone, ma soprattutto per restituire la dignità che spetta loro in quanto cittadini democratici.

Prossimo appuntamento prima di Roma sarà a Parma-ReggioEmilia dove verranno coinvolte più Associazioni.

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