giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Quella brama di proporzionale
Pubblicato il 07-04-2017


In Italia c’è un termine che andrebbe levato dal dizionario, perché inutilizzato, desueto; quel termine è rivoluzione. Noi italiani non ne abbiamo mai fatta una: ci fa paura. Troppa paura. In fondo all’animo siamo conservatori, moderati: ci piacciono le tradizioni, il pensiero di essere ancorati alla storia, anche se non la conosciamo bene, ne ignoriamo parti intere, fatti e misfatti. Ma che importa, se riusciamo ad annullare il nostro individualismo in un collettivismo malpancista, dove ognuno di noi può urlare più forte, in piazza, contro l’uomo che invidiamo, contro la politica ladrona, ladra perché piove, e perché da quasi due secoli si una il “piove governo ladro”. E allora tutto quello che ci viene detto, giustamente, su quello che servirebbe alla politica per riqualificarla, lo consideriamo zero, perché si allontana dalla tradizione, dall’abitudine, dal consueto: e tutto quello che può cambiare lo consideriamo uno stravolgimento, una rivoluzione, che non siamo e non saremo mai pronti ad accettare. Ci è bastato un libro, La Casta, per dire che tutto, nella politica italiana, era assurdità e ladrocinio (anche se magari molti grazie a quella politica hanno avuto prebende, posti di lavoro ecc.), ma quando abbiamo avuto la possibilità di cambiarla, ci siamo tirati indietro, abbiamo avuto paura. Tra la coalizione del bene che ci vendeva fumo, e quella del male che ci vendeva concretezza, abbiamo scelto il fumo, ma non un fumo di cannabis che rilassa e fa ridere, un fumo pesante, da vecchia macchina mal carburata, ci siamo riempiti i polmoni e adesso proviamo a buttare fuori un po’ alla volta quel veleno. Evviva. Ieri al Senato c’è stato l’esordio del filo rosso che condurrà la politica nazionale nei prossimi mesi: lo straordinario desiderio di proporzionale alimentato dalle minoranza dallo spirito dittatoriale. Io conto poco, conto niente, ma se c’è il proporzionale conto qualcosa: rappresento. Chi, cosa, come, poco importa. Rappresento e quindi conto, conto perché posso, con il mio poco, ottenere molto. Posso bloccare una nomina, una legge, posso andare in piazza a far vedere che esisto. Posso attuare il mio diritto di veto a quello che dovrebbe essere il più sacrosanto diritto della democrazia: il diritto alla governabilità. Il diritto di scegliere una proposta di governo dalla effettiva realizzabilità. Ma è questo che in tanti non vogliono. In una democrazia “normale” non c’è spazio per la schizofrenia che alimenta gruppi e gruppuscoli. Non c’è spazio per figure inutili che nel nulla riescono a ritagliarsi un ruolo, sia solo quello di anti-qualcosa. E ancora più drammatico è pensare al ritorno al proporzionale se si guarda lo scadimento raggiunto dalla classe dirigente di questo paese e il livello si scontro raggiunto tra partiti sempre meno rappresentativi. O al fatto che prima o poi possiamo trovarci a governare un movimento che sceglie i propri rappresentanti con il voto online di cinque o sei adepti. Ma le grandi manovre sono arrivate. E le convergenze, su progetti pericolosi, spesso si trovano. C’è qualcosa che dovrebbe preoccuparci? Si, e anche molto. Dietro a queste grandi manovre ci sono spesso persone che pensano più a se stesse che al bene del paese. È abbastanza? Chi lo sa. Montanelli una volta invitò gli elettori a turarsi il naso e a votare Dc per porre un freno al declino del sistema. Noi dovremmo sperare che trionfino le forze che si oppongono a questo ritorno al passato. Un nuovo passato che sarebbe tragico. Da game over.

Leonardo Raito

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Commenti all'articolo
  1. Il proporzionale viene per solito associato ad una minore governabilità, ma a me sembra che il passato ci abbia consegnato esempi di stagioni politiche nelle quali il proporzionale, pur senza il premio di maggioranza, aveva dato al Paese una stabilità non inferiore a quella venuta poi dal maggioritario.

    Al di là dell’uno o altro meccanismo elettorale, penso che, senza arrivare al “presidenzialismo”, una maggiore tenuta dell’Esecutivo potrebbe derivare dal “premierato forte”, dove si preveda che il Primo Ministro possa sciogliere le Camere (anche se questo richiederebbe, da quanto ne so, una riforma costituzionale in tal senso).

    Paolo B. 07.04.2017

  2. Il proporzionale fa sì che per governare da soli si abbia la maggioranza in Parlamento. Sennò si cerca di accordarci tra forze “contigue”. E’ ingovernabilità? Può darsi, ma non si consegna lo Stato ad una minoranza. E’ difficile trovarsi d’accordo? Se non si è avventuristi un accordo si trova. E si governa tenendo conto di tutte le componenti della maggioranza.
    Certo se abbiamo il PD a vocazione maggioritaria”, i grillini che non vogliono mischiarsi, e così via cantando, non prendiamocela col sistema elettorale, ma con l’insipienza che avanza nella politica italiana.
    Forse una “ricalibrata alle teste pensanti” non farebbe male.

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