sabato, 16 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Riflessione sulla crisi del Socialismo Democratico in Europa
Pubblicato il 24-04-2017


E’ possibile individuare due grandi linee di frattura che, negli ultimi vent’anni hanno allontanato l Sinistra riformista dal suo Popolo:
In primo luogo,il patto di non ingerenza tra Politica e Capitale. Ben oltre i confini posti dal pensiero Liberale, la cessione di sovranità al Capitale da parte delle forze Riformiste in cambio di consenso politico, ne ha determinato dapprima la trasformazione in senso prevalentemente finanziario, liberandosi così da lacci e lacciuoli, e quindi la fuga per il Mondo alla ricerca di una Fiscalità di vantaggio. L’Europa della libera circolazione dei Capitali non ha provveduto a dotarsi di una sovrastruttura politica di controllo e di mediazione delle inevitabili sperequazioni e diseguaglianze. Gli effetti di ciò, esplosi con la grande crisi del 2008, hanno messo in crisi, ed a volte avvelenato, il rapporto tra Sinistra e popolo, creando nuovi pericolosi fenomeni sia in senso regressivo (populismi, sovranismi, nuovi fascismi) sia in senso massimalista (una Sinistra estrema, sterile, che pretende di opporsi ai nuovi Reazionari usando gli stessi argomenti).
Viene poi la Sindrome di appagamento. Conclusosi in Europa il lungo ciclo di riforme, iniziato negli anni ’60, all’insegna del mutualismo, dello Stato Sociale, della dialettica virtuosa tra Capitale e Lavoro, la Sinistra Socialista e Democratica si è come seduta. Ha commesso l’errore storico di considerare irrevocabili i Diritti acquisiti ed ha pensato che lo sviluppo ed il progresso fossero ormai come gemelli siamesi, inscindibili. Così non è, e la cronaca provvede a dimostralo quotidianamente.

Nessuno può pensare che esistano soluzioni semplici a problemi complessi, ma, anche alla luce dell’instabilità Globale, sull’orlo di una spaventosa escalation bellica, non si può non riflettere sul fatto che la Socialdemocrazia, messa all’angolo, debba reagire e rilanciare soprattutto su un Europa Politica unita nella triade di Libertà, Fraternità, Uguaglianza. Una grande Europa di 400 milioni di Cittadini che pretendano pace, prosperità ed obbiettivi comuni da raggiungere. Per questo oggi guardiamo con apprensione le Elezioni in Francia, le stesse che avremo per le Elezioni in Germania e, nel 2018, in Italia.

Luca Pellegri

Luca Pellegri

Commissione Nazionale Garanzia PSI

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Commenti all'articolo
  1. Non è mai semplice analizzare fenomeni di questa natura e portata, e si può dunque cadere in vistosi errori di valutazione, ma viene da pensare che la socialdemocrazia sia stata “messa all’angolo” soprattutto perché non ha saputo, o non è riuscita, a “governare” le principali “criticità” ed “emergenze” di questi decenni, diverse delle quali sicuramente complesse, ma è proprio nell’affrontare il “difficile” che vengono misurate e giudicate qualità e doti della politica, ed è qui dove la stessa può guadagnare o perdere consenso, specie se e quando il voto non si orienta soltanto su base ideologica..

    A ciò si aggiunge anche la sensazione che una parte della “cultura socialdemocratica”, che forse era tale solo di nome, si sia un po’ ammantata di massimalismo, indirizzando poi il suo impegno non tanto a dar soluzione ai problemi quanto piuttosto a delegittimare la “destra”, anche quella moderata, e chi la rappresentava, col farla apparire come una “deriva” reazionaria, e metterla così fuori gioco per non avere concorrenti con cui dover competere elettoralmente, ignorando però una regola abbastanza elementare, ossia che in politica ogni “vuoto” viene presto riempito da altre entità o soggetti politici.

    Ed in effetti il Socialismo Democratico si trova oggigiorno a confrontarsi e “gareggiare” spesso con tali entità, e con sistemi elettorali voluti semmai dal primo e che ora possono invece giovare alle seconde, le quali stanno peraltro incontrando un crescente favore nel corpo elettorale, che spera verosimilmente di trovarvi la giusta risposta a problemi rimasti fin qui irrisolti, o quasi, e una riscoperta di elementi identitari, mentre non si attenua la sfiducia nella politica tradizionale, la cui attenzione è sembrata non di rado rivolta a “demonizzare” più che altro l’avversario, definito volta a volta, populista, nazionalista, sovranista, antieuropeista…(quando i problemi “incombono”, i valori si appannano, e il nodo della questione non è forse quello del rimanere o meno in Europa, ma il come starvi).

    In buona sostanza, e per finire, si ha talvolta l’impressione che pure all’interno della sinistra riformista sia spuntato qualcosa di simile alla vecchia tendenza di una certa Sinistra volta a trasformare in “nemici” i propri antagonisti politici, il che può anche funzionare da collante per iscritti e simpatizzanti ma lo sventolare soltanto questa “bandiera” allo scopo di catalizzare il proprio elettorato finisce poi col distogliere lo sguardo da una realtà socio-economica in continuo movimento, e potrebbe di riflesso far perdere via via l’attitudine ad elaborare proposte realistiche, e che siano avvertite come credibili ed adeguate da chi ha in fondo l’ultima parola, ossia il cittadino-elettore che si esprime col voto nel segreto dell’urna.

    Paolo B. 26.04.2017

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