venerdì, 26 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Domenico Bilotti:
Un ripensamento critico
per un contibuto al Paese
Pubblicato il 03-04-2017


Gentile Direttore,
guardo con favore a tutte le esperienze politiche che stanno riorganizzando e ristrutturando la loro presenza territoriale nella dimensione pubblica locale e nazionale. Trovo che molte di quelle forze, ivi compreso il Partito Socialista, rischiassero di subire un ridimensionamento coattivo determinato dall’oblio dell’informazione e dalla avvilente scrematura del quadro politico avviatasi dal 2008 ad oggi. Un bipartitismo de facto privo di sostanza è stato superato dal 2013, quando l’Italia si scoprì tripolare, più che tripartita; la legislazione elettorale vigente, se non arriveranno pessimi compromessi sottobanco, sembra incoraggiare nuovamente una migliore cartografia parlamentare della rappresentanza politica.

Non è questo, però, il motivo prevalente per cui ritengo giusto esprimere soddisfazione per la ripresa dell‘Avanti! sul formato online e per la sua riuscita conformazione editoriale. L’Avanti! è tra le testate che hanno fatto la storia dell’editoria politica italiana (probabilmente, in modo ancor più emblematico dell’Unità, persa nei miasmi identitari dei suoi partiti di riferimento). L’editoria politica italiana era opinione, approfondimento, dibattito dentro i partiti ma anche tra i partiti e la società. Un format morto da tempo sul cartaceo, non già per la crisi politica, probabilmente, ma all’interno della crisi gravissima della stampa quotidiana, sublimata nell’ultimo decennio.

Studiare quelle tradizioni serve al Paese: ci sono personalità e tematiche che escono dall’agone politico contingente e devono diventare patrimonio elaborativo e partecipativo della riflessione comune. Mi permetto, perciò, di suggerire una iniziativa solo all’apparenza provocatoria o, peggio, di mero interesse accademico, e invece, a mio avviso, profondamente legata alle esigenze concrete dell’Italia di oggi. Credo sia fondamentale che le testate di impronta socialista (come l’Avanti! e come Mondoperaio) lancino una diffusa campagna di incontri sul territorio nazionale per lumeggiare esponenti qualificati del socialismo italiano e il loro operato concreto nelle conquiste civili e sociali del Paese. Posso solo provare a elencare personalità per cui sarebbe fortemente consigliato moltiplicare le iniziative di rivisitazione critica come base per misurarsi con temi di stretta attualità: Filippo Turati, che difendeva i diritti di tutti, persino delle “salariate dell’amore”, senza moralismi dogmatici ma con uno sguardo sistematico alle dinamiche dello sfruttamento; Pietro Nenni e gli scritti sulle libertà politiche da segretario del Partito Socialista in clandestinità; Lelio Basso e il suo impegno in assemblea costituente, ben oltre i risultati formali nella redazione testuale della Carta costituzionale; il meridionalismo di taglio profondamente antropologico di De Martino e quello pragmatico-riformatore di Mancini, non rivali, ma complementari.
E si potrebbe e dovrebbe continuare con personalità parimenti fondamentali, ma forse meno note nella percezione pubblica, sin da Prampolini (il “predicatore” che univa tematiche evangeliche a concreta militanza socialista) fino a Fortuna, che ha prestato volto e soprattutto impegno alla modernizzazione giuridica italiana tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta, senza dimenticare Matteotti, martire di libertà, ma anche uomo politico capace di codificare la modificazione produttiva del suo tempo.
Credo che questa ipotesi di racconto italiano non sarebbe per nulla minoritaria e di nicchia, né avrebbe il sapore del vintage o delle “operazioni nostalgia”, anzi genererebbe consenso trasversale a favore di un ripensamento critico che sembra l’unica strada plausibile per la politica italiana di oggi. Personalmente, troverei necessario iniziare a percorrerla subito e sarei senz’altro pronto a impegnarmi al riguardo.

Domenico Bilotti

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