lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Un vento nuovo soffia sull’Europa
Pubblicato il 28-04-2017


Le elezioni tenutesi in Francia, domenica 23 aprile, del primo turno per la scelta del nuovo inquilino dell’Eliseo, hanno visto collocarsi al primo posto Emmanuel Macron con un buon 23,75% (che è un successone se si pensa che ha fondato di recente il suo partito ‘En Marche!’ dopo essere uscito dal Partito Socialista), e Marine Le Pen con un 21,53% (che, attestandosi al secondo posto, ha superato i candidati dei due partiti storici della sinistra e del fronte del centro-destra). Ballottaggio, quindi, tra Macron e Le Pen, domenica 7 maggio.

Questo risultato è stato salutato, con grida di giubilo, dai due Matteo de noantri che come sempre confondono la realtà con le proprie aspirazioni. Renzi si è autoproclamato simile a Macron; Salvini presenta il risultato della Le Pen come un proprio risultato e si esalta oltre misura. Ma oltre ai due, che incarnano la sinistra sbandata e sconquassata, e l’estremismo sovranista anti europeo, il risultato è stato salutato, con un sospiro di sollievo, dall’opinione pubblica che, aldilà dell’agorà mediatico dominato dalla pancia, la dice lunga su cosa realmente frulla nel corpaccione italiano ed europeo.

Anche se l’ondata di consensi registrata subito dopo il voto, con le dichiarazioni di sostegno e con l’invito chiaro ai propri elettori a sostenere Macron al ballottaggio fatte dai candidati perdenti, può subire qualche sfaldamento soprattutto nelle ali più oltranziste della sinistra e dei gollisti, resta chiaro che l’incremento del FN della Le Pen, il 7 maggio, può arrivare al massimo al 38%, come rilevano i primi sondaggi, e Macron può raggiungere e superare il 62% di chi andrà a votare.

Lo sfaldamento giova alla Le Pen sia se calamita sostegni ma anche se si dovesse trasformare in astensione che, ovviamente, andrebbe a suo beneficio, ma non può determinare il capovolgimento di dette previsioni se a votare dovesse recarsi una percentuale di votanti superiore al 60%. Perché in ballo non c’è la semplice vittoria di un candidato rispetto ad un altro ma c’è il rifiuto dei francesi di innescare processi come la Brexit e l’uscita dall’Euro. La chiarezza del Macron sostenitore dell’Europa, anche se ‘rigenerata’, taglia la testa ai sofismi dei salotti mediatici.

Ciò che è avvenuto, con le elezioni in Francia (fuori l’establishment interno) non è trasferibile automaticamente in Italia (che ha già subìto l’esperienza della liquidazione della Prima Repubblica), mentre la corrente di paura del salto nel vuoto è identica. Gli italiani criticano fortemente l’Europa a trazione tedesca ma capiscono pure che una disgregazione della stessa sarebbe un disastro per l’idea dei reclusi di Ventotene e, di conseguenza, per i singoli Paesi che hanno usufruito finora non solo di un periodo di Pace, lungo oltre 70 anni, ma anche di uno scudo sui singoli debiti nazionali che sono stati pagati con interessi veramente irrisori.

Salvini e i sovranisti di vari colori, sbagliano a pensare solo ad accrescere il proprio pieno di consensi (che non servono per essere promossi a forze di governo), ma dovrebbero aprire gli occhi per capire la realtà che solo chi non vuol vedere può continuare ad ignorare. La nostra liretta verrebbe sgretolata dalle divise forti dietro le quali stanno economie robuste, e l’inflazione volerebbe peggio di come vola in alcuni paesi dell’America Latina. E quando l’inflazione è senza freni a pagarne le conseguenze sono, in primis, i lavoratori a reddito fisso e i pensionati, e subito dopo la stessa democrazia e la libertà che abbiamo goduto dalla caduta del fascismo.

I risultati elettorali della Francia, se confermati al ballottaggio, dimostreranno che quanto anticipato da Austria e Olanda che hanno battuto i populismi anti-ue e anti euro (ce lo ricordava Paolo Pillitteri) non sono come le famose rondini che non fanno primavera. L’Italia, senza fughe estremiste, tra autunno e primavera prossimi, potrà fare altrettanto perché c’è il leader, che ha naso per queste cose, e c’è una platea, di italiani, che attende d’essere motivata su detto impegno.

Giovanni Alvaro

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