sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
I Luoghi comuni… dell’ignoranza
Pubblicato il 19-04-2017


Quando leggo articoli di opinionisti e di uomini di cultura, per capire i fenomeni politici e quelli economici, spesso vado in crisi. Con amarezza, constato la lontananza delle analisi che leggo da quelle suggeritemi dagli insegnamenti ricevute dai miei professori, dai miei maestri socialisti, in particolare da Rossi-Doria, e dagli scritti, ai quali ho cercato di abbeverarmi per colmare le mie lacune. Non riesco a capire, come mai quelli, che negli anni della prima Repubblica avevano dimostrato di avere certezze, adesso balbettano e non sanno districarsi nella giungla della globalizzazione. Per raffreddare la mente, mi tuffo nei miei libri di economia, visto che giornalisti, che passano per economisti sono solo dei conoscitori di segmenti dei fenomeni politico-economici. Molti nomi sono diventati altisonanti grazie all’ignoranza dei destinatari dei loro proclami. Faccio un esempio: agli occhi di chi, quelli che parlano di attività bancarie e finanziarie, sono economisti? Alla Facoltà di Economia e commercio, negli anni ’60, l’esame di Economia Bancaria, che io sostenni, era complementare. L’attività bancaria era considerata uno strumento a servizio dell’ attività economica e la moneta era strumento di misura dei fatti economici. L’attività finanziaria non crea ricchezza, la sposta. Non è un caso che il prestito (finanza) era considerato peccato dalle Religioni monoteiste.
La moneta nacque per superare il baratto, come strumento per pagare le merci. Purtroppo, nel tempo da strumento di misura è diventata arma per sfruttare le debolezze altrui. Da alcun decenni, è diventato più redditizio spostare moneta, che merci. Molti imprenditori hanno trovato utile estendere i loro interessi ai settori bancario- finanziario- assicurativo, anche per i minori vincoli politico-sindacali e la possibilità di più ampie manovre gestionali e speculative. Questa mentalità ha portato, anche alla scomposizione della disciplina economica in settori monovalenti, che, spesso, non sono nemmeno comunicanti. Ciò, ha fatto perdere alla disciplina “economia” la componente sociale. Molti studiosi stanno mettendo in evidenza che il mondo politico e giornalistico, invece di discutere di economia, si confronta solo su e con “luoghi comuni”.
La confusione concettuale ha indotto l’ economista dell’Università Cattolica di Milano, Boltani, a scrivere “Sette luoghi comuni in economia”. Essi sono: 1) L’Euro ha causato danni; 2) Senza riforme, non si esce dalla crisi; 3) La crisi è colpa delle Banche e della Finanza; 4) Servono grandi investimenti; 5) Se il debito pubblico è alto, la situazione peggiora; 6) Bisogna ridurre il ruolo delle Stato, in economia; 7) L’austerità fa peggiorare la situazione. I luoghi comuni hanno dato fiato agli apatici mentali, che, purtroppo, hanno trovato eserciti di imitatori e ripetitori. Nei vari dibattiti televisivi, si tocca con mano che ognuno suona un suo strumento. I vari suoni si neutralizzano reciprocamente e alla fine fa effetto, giustamente, solo il populismo e la questione morale.
Ho l’impressione che l’Italia, ormai vedova di ideologie, non allenata al Riformismo, è la Patria dei luoghi comuni. A questo punto, ritengo più illuminante porre qualche domanda:-1) Come mai, le industrie tessili tedesche vanno a gonfie vele, mentre quelle italiane ( Prato) sono fallite? 2) Perché, gli stipendi in Germania sono più alti che in Italia? 3) I consumi sono alimentati più dai giovani o dai vecchi? 4) Perché, un giovane lavoratore in Germania può avere in fitto un monolocale, dall’Ente Pubblico, a 400 euro al mese, tutto compreso, mentre a Roma questa possibilità non esiste e un monolocale, da privati, costa un fitto di 800 euro mensili? Ciò,ha ripercussione sui consumi? 5) Perché tanti giovani Ricercatori Universitari vengono tenuti in condizione precaria? 6) Perché in Italia, il pubblico viene venduto ai privati, anche stranieri, e la Germania, la Cina, la Francia vengono ad acquistare società pubbliche italiane? Per finire, che gusto c’è per i milanisti e per gli interisti vedere in Tribuna i proprietari cinesi delle due squadre? Se un aspetto particolare dell’economia è diventato lenzuolo che copre il tutto, non abbiamo economisti, ma improvvisatori. E’ come se un pizzaiolo pretendesse di essere considerato un Masterchef.

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