mercoledì, 26 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Stipendi Rai. Niente tetto per gli artisti
Pubblicato il 21-04-2017


Rai-rinnovo CdAEvviva la Rai. Forse non tutti sono contenti del servizio pubblico, ma sicuramente lo saranno i tanti artisti che quotidianamente allietano le serate dei telespettatori. Infatti, in tempo di spending review, sono stati risparmiati dalla stretta che ha invece dato una tagliatina ai superstipendi. I contratti di prestazione artistica infatti non sono inclusi nel perimetro di applicazione del limite ai compensi Rai previsto dalla legge. Lo precisa la lettera inviata dal Mise alla Rai, nella quale si richiama il parere della Avvocatura dello Stato.

Il Ministero precisa che ciò non esonera la Rai dal dovere di individuare i criteri per la determinazione della prestazione artistica e i meccanismi per la determinazione delle retribuzioni, anche in relazione agli obiettivi del piano editoriali. Spetta alla concessionaria quindi valutare i singoli casi esentati dal tetto ed è – si precisa ancora – necessaria una sollecita determinazione dei criteri.

Il tetto è di 240 mila euro. Lo stesso previsto per le amministrazioni pubbliche. Non sono pochi, anche se in Rai c’è chi percepisce quasi il triplo. Un tetto quindi che non sarà esteso anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica della Rai. A pochi giorni dal termine di aprile – mese in cui (in forza di una delibera del cda del 23 febbraio scorso) il tetto doveva entrare in vigore – a togliere le castagne dal fuoco del settimo piano ci ha pensato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, che ha spedito una lettera ai vertici di Viale Mazzini.

Però, Giacomelli ha voluto ribadire a Monica Maggioni e ad Antonio Campo Dall’Orto “che questo non esonera gli organi di Rai dal dovere, richiamato anche dalle norme della legge 220/2015, di individuare, in un organico piano, criteri e parametri per la corretta e chiara individuazione dei ‘contratti con prestazioni di natura artistica’, dei meccanismi di determinazione della loro retribuzione e del loro valore in relazione agli obiettivi del piano editoriale”. “La stessa Avvocatura, infatti, in conclusione del parere, sottolinea che ‘si intende che nei casi concreti spetterà ai competenti organi gestionali della Concessionaria valutare, nella propria autonoma responsabilità, se la prestazione abbia effettivamente natura artistica”.

La lettera di Giacomelli sarà portata in cda dove con ogni probabilità la delibera di febbraio sarà ritirata. Tolto il problema del tetto, però, ora bisognera’ stabilire – e questo dovrà farlo la Rai e non il governo – chi nel servizio pubblico fornisce realmente prestazioni artistiche. E chissà se nel giro di pochi diventeranno tutti artisti.

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