lunedì, 26 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

TAP, una storia lunga
quattromila chilometri
Pubblicato il 13-04-2017


TAPIl progetto internazionale TAP (Trans Adriatic Pipeline) è parte di un progetto più grande che comprende diversi Paesi, tra cui la Turchia.

Come nasce questo progetto e chi sono gli attori?

Nel 2003, su iniziativa della Elektrizitäts-Gesellschaft Laufenburg (EGL), ora denominata Axpo, società attiva soprattutto nel trading di elettricità, gas e prodotti finanziari energetici, iniziò un lungo studio di fattibilità che si concluse nel 2006 con parere positivo circa la realizzabilità tecnica, economica e ambientale di un grande gasdotto.

Il 28 giugno 2013 il Consorzio Shah Deniz II ha selezionato TAP come progetto vincente per il trasporto del gas dell’Azerbaigian in Italia e in Europa, preferendolo al progetto concorrente Nabucco West. Il 19 settembre 2013 Enel, Hera, Shell, E.ON, Gas Natural Fenosa, Gdf Suez, Axpo, Bulgargaz e Depa hanno firmato a Baku con il Consorzio Shah Deniz II i contratti di fornitura per la più importante vendita nella storia del gas (stima: 130 miliardi di Euro).

Il 17 dicembre 2013, il Consorzio Shah Deniz II ha annunciato la Decisione Finale di investimento per sviluppare il giacimento di Shah Deniz II e gli azionisti di TAP hanno confermato la Risoluzione a costruire per lo sviluppo e la realizzazione del progetto Trans Adriatic Pipeline.

Il 1º dicembre 2015 Snam S.p.A. ha sottoscritto con Statoil un accordo di esclusiva per l’acquisto della quota del 20% nella Trans Adriatic Pipeline.

Il 17 dicembre 2015 Snam ha perfezionato l’acquisizione della quota del 20% detenuta da Statoil Holding Netherlands B.V. nella Trans Adriatic Pipeline AG, al prezzo di 130 milioni di Euro.

Snam (Società Nazionale Metanodotti) è una società con sede centrale a San Donato Milanese. Nel 2015 ha fatturato 3.649 milioni di euro con un utile netto di 1.209 milioni di euro.

Statoil era un’azienda petrolifera norvegese istituita nel 1972. E’ stata la maggiore compagnia del paese ed occupa circa 25.000 persone. Nonostante la Statoil fosse quotata nel listino della borsa di Oslo e della borsa di New York, lo stato norvegese ne manteneva la maggioranza con una quota pari al 70,9%. Il 18 dicembre 2006 Statoil rivelò una proposta di fusione con la divisione del gas e petrolio della Norsk Hydro, un conglomerato norvegese. La fusione è stata attuata e ora questa compagnia petrolifera è la più grande al mondo tra quelle che hanno giacimenti in mare aperto.

Guardiamo la parte anatolica del progetto

Esattamente come succede nel lato TAP del grande progetto di gasdotto, nascono e crescono anche dal lato TANAP (Trans-Anatolian gas pipeline) una serie di collaborazioni e partnership tra le aziende energetiche.

Il 26 dicembre del 2011 è stato firmato il primo accordo tra Turchia e Azerbaijan su questo progetto. Il 17 marzo del 2015 sono stati poi inaugurati i primi lavori di costruzione nella città di Kars in Turchia. Erano presenti i Presidenti delle Repubbliche di Turchia, Georgia ed Azerbaijan. TANAP attraversa dall’est all’ovest tutta la Turchia, passando sui territori di ben 20 città. Questa parte di progetto si concluderà nel 2018 e avrà un costo di circa 7 miliardi di euro.

Nella parte turca di questo progetto transnazionale sono coinvolte 9 aziende: 7 di queste sono turche, mentre 2 sono straniere. Tra quelle turche salta all’occhio un nome famoso e particolare: Limak. Insieme all’azienda indiana Punj Lloyd hanno vinto il bando per costruire la quarta parte del gasdotto che attraverserà la Turchia: stiamo parlando del tratto che inizia nella città di Eskisehir e finisce in località Ipsala, al confine con la Grecia.

Chi è Limak?

Limak è un’azienda edile che nasce nel 1976. Oltre che del settore edile si occupa anche di turismo, energia, infrastruttura, aeroporti e gestione portuale. Secondo la rivista Engineering News Record, nel 2012 risultava la numero 181 tra le aziende più grandi del mondo. Il suo proprietario, Nihat Ozdemir, secondo la rivista Forbes nel mese di giugno 2016 possedeva un’azienda con un fatturato che superava i 3 miliardi di euro.

Tra i lavori pubblici che realizza l’azienda ci sono: l’aeroporto Sabiha Gokcen di Istanbul, la metropolitana Tandogan-Kecioren di Ankara, l’aeroporto di Pristina in Albania, 7 centrali idroelettriche in Turchia ed 8 alberghi di lusso tra Turchia e Cipro, il rinnovo di una parte dell’aeroporto del Cairo in Egitto, l’aeroporto di Yuzhny in Russia, la costruzione del nuovo terminal dell’aeroporto internazionale del Kuwait e la stazione ferroviaria ad alta velocità di Ankara. Limak Holding è anche una delle cinque aziende che stanno costruendo il terzo aeroporto di Istanbul insieme a Cengiz, Mapa, Limak, Kolin e Kalyon.

Analizziamo le opere in costruzione del Limak

Il terzo aeroporto sorge nel cuore della foresta più grande di Istanbul, che comprende tre laghi grandi, fonte di circa il 25% dell’acqua potabile di Istanbul. Oltre a questi tre, saranno prosciugati 70 laghetti e 3 insenature. La zona del cantiere è anche una fonte di guadagno, dato che quasi il 6% di questo territorio è agricolo e coltivato. A causa della distruzione di questa foresta scomparirà una grande zona che fa da casa a circa 70 specie animali. Infine nelle foreste settentrionali di Istanbul saranno tagliati 657.950 alberi, e ne saranno spostati 1.855.391 dei 2.513.341 esistenti.

Esattamente come tante altre opere pubbliche, anche questa sarà realizzata con la logica costruisci-gestisci-cedi. Ossia le aziende costruttrici realizzano l’opera con il loro investimento, la gestiscono per un certo numero di anni e poi la cedono allo Stato. Per la costruzione di tutte queste opere spesso le aziende non hanno abbastanza capitale, dunque prendono dei soldi in prestito dalle banche private con la garanzia dello Stato, oppure direttamente dalle banche statali. Affinché le aziende abbiano una garanzia sul rientro delle spese iniziali durante il periodo di gestione, lo Stato assicura un incasso economico attraverso un contratto. Solo per il terzo aeroporto di Istanbul sono previsti 150 milioni di passeggeri all’anno, mentre l’aeroporto più grande del mondo – ovvero quello di Atlanta – vede viaggiare 95 milioni di passeggeri all’anno. La promessa per il momento parrebbe al di sopra dei numeri realizzabili. Per concludere, come si può vedere sul sito del progetto, non si tratta soltanto di un aeroporto ma di una cittadella con ospedali, residence, centri commerciali, alberghi e porti marittimi. Si tratta di un progetto di cementificazione, più che di trasporto.

Guardiamo da vicino i partner dI Limak

Tra i collaboratori dI Limak per la costruzione del terzo aeroporto ci sono Kalyon, proprietario di un grosso gruppo di media, ossia Turkuvaz Medya, che possiede 4 canali televisivi (Atv, aHaber, Yeni Asir Tv, Minika), 2 canali radiofonici, 4 quotidiani nazionail (Sabah, Takvim, Yeni Asır, Pas Fotomaç), 11 riviste nazionali e 2 portali di notizie. Kalyon è un’altra realtà cresciuta con importanti appalti pubblici negli anni del governo AKP, come la costruzione del Palazzo di Giustizia di Istanbul, la linea bus Metrobus, lo stadio olimpico di Basaksehir, il terzo aeroporto di Istanbul e il famoso progetto di riqualificazione urbanistica che avrebbe coinvolto il Parco Gezi. Si tratta di grandi lavori di cementificazione criticati per il loro impatto ambientale. A tutto ciò si aggiunge l’evidente rapporto d’amicizia con il mondo politico: l’attuale Presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, nel 2014 ha fatto da testimone di nozze al figlio del proprietario del gruppo. Inoltre il fondatore storico del gruppo, Hasan Kalyoncu, mancato nel 2008, è stato uno dei personaggi più illustri del movimento conservatore Milli Gorus, che ha dato vita alle esperienze di partito Refah, Saadet ed AKP.

La Turkuaz Medya, appartenente al gruppo Kalyon, ha come vice amministratore delegato Serhat Albayrak, figlio della famiglia Albayrak, rappresentante di un altro gruppo imprenditoriale celebre in Turchia. Albayrak è dal 2008 membro del consiglio d’amministrazione del gruppo Calik Holding. Nello stesso gruppo, dal 1999 al 2013, ha lavorato in veste di presidente generale della società un altro membro della famiglia Albayrak: stiamo parlando di Berat Albayrak, l’attuale Ministro dell’Energia, fratello di Serhat e genero dell’attuale Presidente della Repubblica. Inoltre, Berat Albayrak scrive dal 2013 per il quotidiano nazionale Sabah, che prima apparteneva al gruppo Calik ed ora appartiene al gruppo Kalyon-Turkuaz.

I mezzi di comunicazione di massa di questo gruppo sono famosi per la loro fedelissima linea editoriale alle politiche sociali ed economiche dell’AKP, il partito che governa il paese da più di 15 anni. Nel 2016 il canale televisivo aHaber si è impegnato mediaticamente – disinformando – per sostenere il governo nella rimozione dell’immunità parlamentare a tutti i parlamentari del partito HDP. I due quotidiani nazionali Sabah e Takvim avevano invece aiutato a diffondere una notizia falsa, resa pubblica all’epoca dall’ex primo ministro (l’attuale presidente della repubblica) durante la rivolta del Parco Gezi nel 2013. Si tratta di un’azione di molestia, mai accaduta in realtà, subita da una donna velata con i suoi bambini. Secondo questi quotidiani e l’ex primo ministro i molestatori erano circa 50 manifestanti maschi, a petto nudo e con guanti di pelle. Alcuni mesi dopo gli ex giornalisti di questi quotidiani hanno ammesso che era stata tutta una messa in scena creata ad hoc su richiesta di alcuni rappresentanti del potere politico.

Limak nei suoi affari coopera spesso con un’altra azienda: la Cengiz Insaat. Il proprietario dell’azienda si chiama Mehmet Cengiz, coinvolto nelle operazioni anti-corruzione del 2014 (operazioni successivamente definite come un tentativo di colpo di stato dal governo). Quest’azienda è diventata famosa anche a livello internazionale per gli scontri con una determinata resistenza popolare a Cerattepe nei pressi della città di Artvin, nel nord della Turchia. Cengiz Insaat, nonostante numerose relazioni avverse, con il sostegno del governo voleva costruire una struttura mineraria all’interno di una riserva naturale dove, nel 1998, il governo locale aveva fermato i primissimi lavori specificando come la zona fosse ad altissimo rischio di frana. Nonostante 250 giorni di presidio, numerose manifestazioni locali e nazionali, un incontro con l’ex primo ministro ed un lungo percorso legale, l’azienda aveva avviato i primi lavori con l’ausilio della gendarmeria e della polizia, che ha caricato e arrestato i manifestanti/contadini locali. Gli stessi contadini che successivamente sono stati definiti “piccoli manifestanti come quelli del Parco Gezi” dall’attuale presidente della Repubblica.

La pagella nera di Limak

Il proprietario dell’azienda che contribuirà alla realizzazione del Tanap, Nihat Ozdemir, nel 2014 (nell’ambito delle maxi inchiesta anti-corruzione) è stato accusato di aver contribuito all’acquisto del quotidiano nazionale Sabah e del canale televisivo Atv mettendo nelle tasche di Turkuaz Medya 100 milioni di Euro. Secondo i giudici è stata costruita una sorta di cassa virtuale tra alcuni imprenditori: questi si aiutavano a vicenda per monopolizzare i media in Turchia, con l’obiettivo di controllare l’informazione così da eliminare eventuali critiche ai progetti. Secondo i giudici, numerosi ministri e parlamentari del partito al governo erano coinvolti in questa rete. Successivamente Ozdemir ha ammesso di aver dato questi soldi, ma in prestito. Questa versione di Ozdemir è stata assunta e difesa anche da parte dell’ex primo ministro, anch’egli accusato di corruzione.

In questi giorni Nihat Ozdemir appare in televisione con dichiarazioni a favore del referendum costituzionale in arrivo. Secondo Ozdemir, il passaggio al sistema presidenziale, attraverso l’approvazione di questo referendum, aiuterebbe la realizzazione dei progetti economici governativi. Ozdemir sottolinea come la rivolta del Parco Gezi abbia rallentato il raggiungimento di questi obiettivi. Secondo il noto imprenditore l’unica soluzione è quella di sostenere le linee politiche ed economiche del governo.

Limak Holding nei primi mesi del 2017 ha vinto l’appalto per la costruzione del ponte sullo stretto dei Dardanelli. Si tratta di un altro progetto che ha subito pesanti critiche. Secondo un’analisi pubblicata dal portale di notizie T24 nel 2014, questo lavoro triplicherebbe la popolazione nella zona interessata, tanto da porre le basi di una speculazione edile finalizzata all’aumento dei prezzi delle case. Inoltre potrebbero aumentare le costruzioni di alberghi, villaggi turistici e impianti industriali lungo tutta la costa. Infatti, con l’appalto del ponte è stato dato il permesso di costruire in alcune zone prima protette perché riserve naturali. Secondo il Presidente della Camera degi Ingegneri Urbanistici di Bursa, Hakan Karademir, si tratterebbe di una devastazione ambientale.

Quindi…

Questa è una storia lunga di circa 4 mila chilometri. Un progetto che devasta l’ambiente da Lecce a Baku passando dalla Turchia. Questa è un’opera che rappresenta la cultura della progettistica che cerca di fare affari a tutti i costi. Qui si parla di una decisione che in realtà unisce gli ulivi di Lecce con gli abeti ed i faggi di Cerattepe. Questa è un’occasione affinché i paesi non si uniscano soltanto per ospitare un lungo tubo che porta gas da una parte all’altra, ma si uniscano nella stessa lotta per difendere gli esseri viventi, le risorse naturali e l’ambiente. Il futuro.

Pressenza

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Commenti all'articolo
  1. Questa dietrologia da romanzo alla Le Carrè e alla Follet è ormai stucchevole e insopportabile. In Italia si chiama “travaglismo”, ossia la manipolazione cosciente dell’informazione, il sensazionalismo scandalistico per il quale una scienziata come Ilaria Capua, che onora questo paese, è messa alla gogna mediatica e giudiziaria ed è costretta ad espatriare in America. Che Limak faccia business è la scoperta dell’acqua calda. Ma che c’entra questo tortuoso contesto che qui si tenta di ricostruire, con l’interesse strategico nazionale per il gas naturale che rappresenta oggi l’unica alternativa sostenibile al degrado ambientale?

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