mercoledì, 26 aprile 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Tennis: le imprese di Coric, Schiavone, Johnson
e Vondrousova
Pubblicato il 21-04-2017


atp tennisQuattro tornei a finale inedito. Si tratta degli Atp di Marrakech e di Houston e dei Wta di Bogotà e di Biel. I vincitori di vere e proprie vittorie-rimonta sono: il croato Borna Coric, l’americano Steve Johnson, l’italiana Francesca Schiavone e la giovane ceca Marketa Vondrousova.

Nell’Atp di Marrakech, infatti, è stato il giovane Coric a sorprendere Philipp Kohlschreiber al terzo set. Una rimonta inaspettata, per due motivi: innanzitutto perché il tedesco era doppiamente favorito in quanto testa di serie n. 3 e per le vittorie precedenti in cui aveva dimostrato un’ottima solidità da fondo. Invece, a fare la differenza, è stata la maggiore tenacia del croato, che potremmo ribattezzare il nuovo Dominic Thiem; stesso carattere e stile di gioco, stesso fisico e medesima aggressività in cui ha rischiato i punti decisivi ribaltando una partita che sembrava quasi persa, o comunque molto dura per lui. Kohlschreiber ha avuto diversi match point e ha annullato altrettanti set point nel secondo, prima che si andasse al terzo. Nell’ultimo parziale, però, non è sembrato più dominare e avere il controllo del match come nel resto della partita. Un incontro in cui gli sono saltati inaspettatamente i nervi, tano da rompere malamente una racchetta. Forse le troppe occasioni mancate e sprecate lo hanno innervosito, comprensibile. Riesce a portare a casa il primo set per 7/5 dopo essere riuscito a fare un break a Coric. Nel secondo set si porta avanti subito di un altro break, strappando un servizio all’avversario che, però, immediatamente lo riconquista. Il tedesco ha altre chances di chiudere la partita, ma si va al tie-break e qui fa un disastro: la testa di serie n. 3 gioca malissimo molti punti, mentre è pressoché perfetto Coric nell’andare veloce, spedito, deciso, dando il massimo e con una concentrazione e una freddezza stupefacenti; non a caso il parziale a favore del croato è di 7 punti a 3. Nell’ultimo set continua quest’andamento favorevole al più giovane dei due, che arriva ad ottenere il break utile decisivo: finisce per 7/5. Avrebbe potuto addirittura chiudere prima perché ormai Philipp sembra davvero buttare via il match, troppo nervoso per ragionare o per piazzare i colpi alla perfezione come al suo solito. Incredibile. Ha lasciato tutti senza parole poiché aveva mostrato, invece, un’attitudine di moderazione, tranquillità, compostezza e totale equilibrio, anche in situazioni di svantaggio. Pensiamo agli incontri contro Struff nei quarti, in cui vince in rimonta al terzo set dopo aver perso il primo con il punteggio di 3/6 7/5 6/3, ma dando l’impressione di avere sempre in mano le redini del gioco. Così come al turno precedente contro il francese Chardy, conclusosi per 6/0 2/6 6/3: andato sempre al terzo, dopo aver vinto il primo e perso il secondo e, pertanto, in una condizione speculare a quella della finale; ci si sarebbe aspettati tutti che il tedesco ripetesse l’impresa. Forse non si aspettava una rimonta, un recupero, un ritorno, una reazione sia fisici che mentali così consistenti da parte di Coric; probabilmente pensava di avere già vinto, che il peggio fosse passato e che ora fosse tutto facile e in discesa, di avere il titolo in mano. Un po’ di deconcentrazione e stanchezza lo hanno fatto uscire dal match, anche perché Borna ha iniziato davvero a giocare decisamente meglio, soprattutto i punti decisivi, quasi togliendo il tempo al tedesco, che aveva incominciato a rallentare e frenare un po’ il ritmo, iniziando a sbagliare un po’ di più. Per entrambi i finalisti facili le semifinali: doppio 6/2 per il tedesco contro Paire e doppio 6/4 per il croato contro Vesely. Quest’ultimo aveva battuto precedentemente il nostro Paolo Lorenzi, giunto a un passo dal compiere un risultato eccezionale (3/6 6/3 7/65 il punteggio di una vera e propria battaglia, in una partita equilibratissima, in cui forse Vesely ha giocato meglio i punti decisivi e c’è stata un po’ di sfortuna per l’italiano). L’azzurro, tra l’altro, era reduce da un duro derby contro il connazionale Gianluca Quinzi, che lo ha visto trionfare per 7/65 2/6 6/4. Lorenzi veniva dalla vittoria contro Garcia-Lopez per 7/6(4) 7/5, Quinzi dal trionfo su Mathieu per 7/6(8) 6/3.

Quasi come un overrulling, nell’Atp di Houston il campione è il padrone di casa: lo statunitense Steve Johnson. Prima porta al terzo set il brasiliano Thomaz Bellucci, dopo che sembrava non avere più chances nell’incontro. Poi arrivano i crampi a un passo dal servire per il match, il time out medico, gli applausi di incoraggiamento del pubblico, la sofferenza sul suo volto, attimi di tensione per il fatto di vederlo incapace di camminare per un po’. Tutto facile per Bellucci per un set e mezzo: vince il primo set per 6/4 e nel secondo sembra assolutamente vicinissimo alla conquista del titolo. Poi la svolta. Il tenace Johnson si fa prendere da un moto d’orgoglio. Non ci sta a perdere e trova la chiave della partita: punta sul rovescio dell’avversario, mancino, che sbaglia invece ad insistere sul dritto potentissimo dell’americano che lancia vere e proprie silurate supersoniche; come frecciate con cui segna il bersaglio del traguardo di portare l’incontro al terzo set. Dopo aver vinto il secondo per 6/4 sempre, continua a spendere energie, generosissimo, attaccando molto, andando spesso a rete mentre Bellucci, più pigro e con meno mordente forse, vuole rimanere ostinato a fondo a scambiare dritto contro dritto, perdendo solamente 15 su 15. Avrebbe dovuto preferire l’altra diagonale, spostando la traiettoria sul rovescio (più di difesa e meno incisivo) di Johnson, che si è salvato molto anche con il servizio. Così qualche problema fisico per l’americano ha portato l’incontro al tie-break, ma qui ha continuato a giocare con molta intelligenza tattica e tanto “cuore”, anche tra i dolori fisici: lo ha vinto per 7 punti a 5. Non a caso, dunque, la testa di serie n. 4 ha fatto sentire il suo peso e primato sulla n. 8. Ma a risaltare è proprio il numero di americani che hanno giocato a questo torneo che si può a pieno titolo definire “americano”. Non solo tre in semifinale: Jack Sock (testa di serie n. 1, giocatore molto valido e solido, battuto dal più concreto futuro vincitore finale Johnson per 4/6 6/4 6/3); poi la wild card Ernesto Escobedo che ha lottato per tre set contro Bellucci (sconfitto per 5/7 6/4 6/2); questo esordiente veniva da un durissimo match in tre tie-break ai quarti contro il connazionale John Isner: ostico, quest’ultimo era testa di serie n. 2 e si è arreso per 7/6(6) 6/7(6) 7/6(5). Un incontro che, sicuramente, il pubblico di casa avrà gradito e che lo avrà fatto impazzire. Infine, ancora, da citare la testa di serie n. 3, sempre un altro americano: Sam Querrey, tutto altezza, aces e servizio potente con cui ama fare serve&volley, sullo stile di Isner appunto; è stato fermato da Bellucci per 6/4 3/6 6/3 ai quarti. Per citare i più forti. Ma si possono anche elencare la testa di serie n. 7 Donald Young oppure e altre wild card Bjorn Fratangelo o Reilly Opelka; oppure, inoltre, anche i qualificati (sempre rigorosamente a stelle e strisce) Tennys Sandgren e Noah Rubin.

E da una wild card era partita nel Wta di Bogotà Francesca Schiavone. Qui l’azzurra arriva a conquistare l’ottavo titolo in carriera contro la giovane Lara Arruabarrena. Vince per 6/4 7/5. Un titolo che vale doppio per lei: sia per il ritorno dopo l’essere stata a un passo dal ritiro, quando tutti (e forse anche lei stessa) la credevano “finita”, sia per l’essere riuscita non solo a tornare competitiva, ma anche a “vendicare” la connazionale Sara Errani. Quest’ultima aveva perso dalla svedese Larsson per 7/5 6/4 e lo stesso punteggio la milanese rifilerà alla medesima avversaria al turno successivo di semifinale. Un parziale direttamente inverso, ma esattamente speculare, a quello della finale che però dice tanto. Innanzitutto la capacità di mantenere la calma e la lucidità dell’azzurra. La Larsson, infatti, parte (molto nervosa) con il contestare diverse palle nei primi due games, su cui però l’italiana si porta subito in vantaggio di un break che riesce a mantenere (anche resistendo a una serie di break e contro-break: portatasi subito sull’1-0 a servizio, se lo fa strappare infatti, ma poi lo recupera nel nono gioco); più facile poi sarà il secondo set per lei, che trova fiducia e sicurezza nei colpi e gioca con maggiore aggressività. Quella che le ha permesso di fare la differenza nella finale, attaccando di più, rischiando di più e giocando meglio i colpi decisivi: l’avversaria ha 4 set points, ma Francesca chiude in 100 minuti circa. Qui la tennista nostrana gioca un torneo praticamente perfetto. Senza mai perdere un set, elimina prima Tig (6-3, 6-4), si prende poi la rivincita contro Jakupovič concedendole solo tre games e ai quarti affronta la numero uno del tabellone Kiki Bertens superandola agevolmente per 6/1 6/4. Arriva, così, a disputare la sua diciannovesima finale del circuito WTA. Un vittoria importantissima qui al Claro Open di Bogotá. Grazie al successo recupera 64 posizioni nel ranking femminile, garantendosi per la diciassettesima volta consecutiva l’accesso al main draw di Parigi: ricordiamo che la Schiavone vinse il Roland Garros nel 2010 su Samantha Stosur per 6/4 7/6(2) e che l’anno successivo (nel 2011) perse in finale da Li Na per 6/4 7/6(0).

Ed a proposito di esordienti e wild card vincenti, non si può non menzionare l’exploit assolutamente convincente della 19enne ceca Marketa Vondrousova nel Wta di Biel. Al primo titolo, nella prima finale in carriera, nella prima edizione del torneo svizzero. Contro un’altra giovanissima: la 21enne estone Anett Kontaveit. Classe 1999, da n. 233 del mondo la Vondrousova arriva sino alla posizione n. 117, vince da qualificata la finale per 6/4 7/6(6). Convince assolutamente con un tennis solido, fondamentali assolutamente di altissimo livello, grinta e mordente che non rispecchiano la giovane età. Non trema e non ha timore. Ricorda molto la Kasatkina, sia per struttura fisica che per gioco. Stava per pagare un po’ di stanchezza e rischiava di andare sino al terzo set. Non solo ha recuperato nel primo set, che aveva visto l’avversaria andare in vantaggio, ma nel secondo c’è stato il serio pericolo che lo perdesse; ma non è andata in confusione, anzi ha rigirato la partita a suo vantaggio. Un po’ stremata, ha continuato a lottare e mettere a segno vincenti. Ha vinto solamente facendo punti e non sugli errori della Kontaveit. Ha fatto la differenza con la superiore qualità di gioco, a partire dal servizio, al dritto e al rovescio. Non ha avuto paura di attaccare o di cercare la conclusione vincente con passanti e lungolinea. Si è spostata bene in campo e ha costruito bene il gioco, soprattutto variandolo, coprendo ogni zona del campo. Ineccepibile, se non per un leggero calo di tensione e fisico, di rendimento, con un piccolo passaggio a vuoto e un momento di blackout nella prima parte del secondo set, sicuramente dovuto a stanchezza. Non è mai sembrata superba o convinta di aver già vinto, ma sempre molto umile e una grande lottatrice, maratoneta e stacanovista. Ha resistito, non ha accennato a demordere neppure nelle situazioni a suo vantaggio. Da grande campionessa. Un inchino a una nuova teenager emergente molto interessante. Speriamo continui così.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento