sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Una bomba di qua e una di là
Pubblicato il 07-04-2017


Mentre scriviamo ancora non è stato definito il numero di vittime causato dal nuovo attentato terroristico di Stoccolma. Pare che i morti siano almeno cinque, otto i feriti. Ancora una volta é stato usato un camion, lanciato contro la folla nei pressi di un centro commerciale della capitale svedese come arma letale. L’Isis é ancora all’attacco contro noi europei. La sua guerra dichiarata agli infedeli è in corso. La sera prima il presidente statunitense Trump ha deciso un’azione militare contro il regime di Assad, colpevole del micidiale uso di armi chimiche contro i ribelli, che ha portato alla morte di ottanta persone tra le quali molti bambini.

L’attacco a suon di bombe ha colpito l’aeroporto da cui sarebbe partito il raid contro i civili a base di sostanze chimiche. Il bombardamento Usa é stato approvato anche dal governo italiano, oltre che dalla cancelliera Merkel, dal presidente francese Hollande e da quello turco Erdogan, mentre durissima é stata all’unisono la reazione russa e quella iraniana. Entrambe le nazioni hanno parlato di aggressione a uno stato membro delle Nazioni unite. Può essere che le responsabilità nell’orribile carneficina di Idlib da parte del regime di Damasco siano state accertate nel giro delle ultime ore. Fino a ieri parevano dubbie. Fonti non solo siriane parlavano di un bombardamento ordinato dal regime contro un deposito di armi, che sarebbe poi esploso generando la diffusione di sostanze chimiche che il regime non possiede dal 2014.

Restano tuttavia due domande. La prima é come sia possibile combattere in Siria entrambi i contendenti: l’islamismo, che ormai egemonizza l’area dei ribelli ad Assad, e nel contempo lo stesso regime di Damasco. E’ evidente che solo una soluzione politica, se non vogliamo che ad Assad succedano i tagliagola, può sbloccare la situazione. Ed é altrettanto evidente che il risultato di un possibile accordo non può prevedere la permanenza al potere del dittatore siriano. Ma se, come aveva più volte ripetuto Trump, la priorità é oggi la sconfitta del terrorismo come si può leggere la rappresaglia americana salutata positivamente dai ribelli? Una bomba di qua e una bomba di là per mostrare la potenza, la presenza, il nuovo protagonismo della nuova amministrazione Usa? Iran e Corea del Nord sono avvertite…

Ma quanti fronti di guerra vuole aprire Trump, attorniato da un gruppo dirigente inesperto? Certo Trump, contrariamente a Reagan, non ha un Kissinger e la recente sostituzione nel Consiglio di sicurezza di Steve Bannon dimostra l’incertezza, anche la superficialità, degli atteggiamenti e delle stesse scelte del presidente. Il camion di Stoccolma ci riporta drammaticamente alla realtà. E questa é la seconda domanda. Dopo il nuovo massacro quale sarà, se ci sarà, la reazione americana? Una nuova e più efficace azione contro lo stato islamico che gli americani, ma non si dimentichino gli iraniani che hanno tuttora sulle spalle assieme ai curdi l’azione di terra, stanno conducendo, oggi in particolare a Mosul? Dunque una bomba di qua e una di là? Quello che serve non è né un atteggiamento frutto del bisogno di rispondere alle emozioni, né l’impulsivo desiderio di mostrare i muscoli. Servono intelligenza, anche nell’azione militare, e grande capacità politica e di mediazione. Dubito che queste doti siano in possesso della nuova amministrazione americana.

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Commenti all'articolo
  1. Apprezzo la linea di prudenza espressa dal Direttore.
    Mi pare sia stato Eisenhower ad affermare che la guida degli USA non era il presidente, bensì “l’apparato economico-militare”. E’ una traccia.
    Tutto è accaduto come un fulmine a ciel sereno. Nella calma piatta degli inizi di aprile avvengono due episodi in rapida sequenza: l’attentato a San Pietroburgo e il bombardamento con armi chimiche in Siria. Due colpi alla Russia.
    La rapidità della decisione americana è stupefacente. Sei ore a un quarto separano due “breaking news” del New York Times: la prima, delle ore 3.11 p.m. comunica che l’Intelligence americana ha stabilito con “elevata sicurezza” che siano stati aerei di Assad a bombardare e che al Dipartimento della Difesa si stanno sviluppando opzioni per un attacco militare come risposta. La seconda, delle ore 9.26 p.m. annuncia l’avvenuto attacco missilistico ad una base aerea siriana.
    E’ bastato così poco tempo per convincere Trump che questo comportamento era quello migliore per “make America great again”?

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