domenica, 25 giugno 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scarpetta sì oppure no?
Il piacere della tavola senza pregiudizi
Pubblicato il 19-04-2017


la-scarpetta-galleryAlzi la mano, meglio, ambedue, chi – almeno una volta – non ha intriso un anonimo tozzo di pane nel sugo rimasto – provvedendo così a realizzare ciò che da golosi e buongustai viene affettuosamente chiamata la “scarpetta” … Caspita – strofinare il piatto con un soffice lembo di pane ove smarrita sopravvive una lacrima lillipuziana di sugo è un gesto a dir poco commovente, che evoca i racconti strappalacrime del buon Dickens e tempi retrò. Sono modi di fare “secolari”, anzi, vezzi cavallereschi figli di un’Italia meno opulenta di quella attuale, in cui “sciupare” o “scialacquare” non solo erano propositi da deplorare ma consuetudini cui nessuno poteva e doveva permettersi. Del resto, nemmeno nelle magioni più opulente lo spreco – in quanto tale – era ammesso, ma soprattutto, in quei convivi dove “il companatico” veniva espugnato con i sudori della fronte. E così, ammollare il pane in un profumato e striato intingolo – dopo “la dipartita” dell’ultimo baldo rigatone annesso al rancio – diventa un cadeau inatteso per l’amatissima gola, tuttavia forse più in uso un tempo di adesso! Infatti, nei locali di una volta non era una vicenda eccezionale notare un qualsiasi commensale, che dopo aver apprezzato la razione di pasta tuffava un minuto pezzettino di pane nel condimento eccedente – ripulendo così l’ultima “scaglia” di sugo –, a tal punto che la stoviglia sembrava appena mondata!  Inoltre, come annoverato, era una lode al sempiterno risparmio –, a significare che nulla si doveva gettare, nemmeno quel “quid” infinitesimale di salsa non “acciuffata” dalla pastasciutta appena ingollata.

Va ricordato che “ante litteram” la pasta veniva servita nella cosiddetta “fondina”, in pratica nel piatto fondo adoperato per zuppe, brodi e minestre, e non nell’omonimo “piano” – come di prassi oramai da un bel po’. Ragion per cui, era tutto sommato usuale che terminato l’ultimo “spaghetto” sopravvivesse nella profondità della ciotola un pugno di salsa defraudata dell’ingrediente fondamentale, e cioè la pasta! E racimolare con scrupolo quell’ultima “oncia” di garbato sughetto era un andazzo routinario, sovente emulato dagli altri astanti. Il gesto in sé non era certo un tonante ossequio al bon-ton, al cosiddetto desinare aristocratico, tipico di quegli ambienti ove regnava l’infervorata “noblesse oblige”. Malgrado ciò, questo “agire” dalle connotazioni nazional-popolari non era diletto esclusivo delle classi sociali – diciamo – più semplici. Insomma, “la scarpetta” si delineava come un’irresistibile tentazione anche per figure gerarchicamente più altolocate – anch’esse voraci sino al midollo. Del resto che male c’è ad appoggiare con pertinacia un pezzo di pane sul fondo unto e bisunto di una qualsiasi scodella e provvedere, ipso facto, al suo “goloso” candore? Davvero nessuno –, perciò evviva la scarpetta e sotto a chi tocca!

Ora come ora – “la strofinata” con mollica incorporata continua imperterrita la sua insigne “carriera” culinaria, in ogni caso, viene professata con un pizzico di verecondia, quasi sia inconfutabile indizio di spigolosa licenziosità cui andar cauti. Insomma, in parole grame, è un gesto fatto con scarsa naturalezza – accompagnati dal terrore d’esser bollati come personaggi dalle fattezze bucoliche e per nulla “à la page”. Un appello sentito al buon senso: siate voi stessi soprattutto a tavola, non date bada all’eventuale giudizio altrui e godete (se vi piace) di una scarpetta disinibita all’insegna dell’esultanza assoluta e, ci mancherebbe, grondante di sugo con non mai! Non siate perciò schiavi di pregiudizi o di limitazioni parcheggiate solo nella vostra mente – derivanti da una mentalità insulsa! Nessun oste o chicchessia vi rimprovererà di aver intriso il pane nel “suo” sugo prediletto; anzi, sarà tronfio di aver cullato sino in fondo le vostre papille gustative – sperando che al più presto ritorniate a essere ospiti della taverna. In gustoso (e speziato) epilogo, alla sibillina domanda – scarpetta sì oppure no – la risposta a squarciagola è senz’altro affermativa. Pertanto, prelibata scarpetta a tutti – sempre all’insegna del cibo migliore, e vale a dire quello che più piace e appaga!

Stefano Buso

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento