mercoledì, 26 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Una sorpresa per tutti ma non per chi lavora nelle scuole
Pubblicato il 03-04-2017


Egregia redazione,
sarà stata una sensazione di sorpresa quella che ha colto molti di coloro che sui quotidiani hanno letto la notizia relativa alle buone prestazioni della scuola italiana rilevate dall’OCSE.
Una sorpresa comprensibile dopo la pluriennale campagna portata avanti da una parte cospicua del mondo della politica e dei media. Si è cercato talvolta di far apparire l’istituzione scolastica italiana come “uno stipendificio” e la conseguenza è stata il taglio drastico dei finanziamenti e delle risorse umane.
La stessa sorpresa però non ha colto chi nella scuola lavora ogni giorno, chi viene ignorato nel momento in cui vengono pensate, scritte ed approvate le leggi e chi però poi, quotidianamente, viene chiamato a porre rimedio ai danni che troppo spesso tali leggi provocano.
Di cosa si tratta?
L’OCSE ha pubblicato i dati di una ricerca europea che ha coinvolto studenti in età scolare e giovani tra i 25 ed i 28 anni. Dalla comparazione dei dati emerge come in Italia, tra gli alunni in età scolare, la scuola pubblica riesca a contenere e ridurre il “gap” sociale esistente tra giovani di famiglie “avvantaggiate” e “non avvantaggiate” che vedono la presenza di genitori laureati e disponibilità di fonti di studio.
Tale ricerca dimostra come, una volta terminata la scuola dell’obbligo, nella quasi totalità dei casi, in Italia come in Europa, si verifichi un aumento delle diseguaglianze. Tale aumento sembrerebbe determinato dall’inefficacia del mondo della formazione professionale e delle università.
Tre almeno sono quindi le indicazioni che tale rapporto sembra fornire: la scuola dell’obbligo è ad oggi l’istituzione più efficace nel ridurre o contenere lo svantaggio sociale; in Italia la scuola pubblica statale risulta tra le più efficaci d’Europa; il mondo della formazione professionale e quello delle università sono in difficoltà nel contenere e ridurre lo svantaggio sociale.
Se ne può quindi dedurre la necessità di innalzare l’età della scuola dell’obbligo, di ripensare il mondo della formazione professionale e di sostenere le università in particolare per ciò che riguarda l’accesso e la permanenza dei giovani che hanno minori disponibilità economiche.
In Europa, i gruppi sociali “svantaggiati” rimangono di fatto impossibilitati ad accedere ai più alti livelli di studio e quindi nell’accesso a quella parte del mondo del lavoro che potrebbe permettere un salto di qualità sociale oltre che economico.
In Italia dovremmo rivedere il sistema d’accesso alle università, ripensare al sistema del numero chiuso, accrescere il sostegno economico agli studenti meritevoli.
In Italia dovremmo potenziare la formazione professionale in un’ottica di rilancio culturale del sistema.
In Italia, anche se pare improbabile in un Paese in cui investire democraticamente nella scuola pubblica sembra una pratica ormai superata, è necessario che qualcosa cambi. È necessario porre termine al sottofinanziamento delle Istituzioni scolastiche statali, è necessario innalzare l’obbligo scolastico.
È necessario quindi valorizzare l’intero sistema di istruzione e formazione, garantendo un fondo certo. Esattamente ciò che propone il PSI che chiede sia destinato a questo scopo lo 0,5% del PIL ogni anno.
È necessario restituire dignità sociale ad un sistema che tale dignità non ha mai perso ma che è stato fatto oggetto di pesanti politici e mediatici.
Altrimenti non torneremo più a stupirci…

Luca Fantò
Referente gruppo scuola PSI

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