venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Unioni civili e convivenze di fatto, arrivano le prime istruzioni dell’Inps
Pubblicato il 26-04-2017


Prime istruzioni operative dall’Inps

UNIONI CIVILI E CONVIVENZE DI FATTO

Con legge 76 del 2016 è stato introdotto l’istituto delle Unioni civili tra persone dello stesso sesso e sono state disciplinate le convivenze di fatto. Con la circolare 66, a fronte delle richieste di chiarimenti pervenute dalle strutture territoriali, l’Inps ha fornito le prime istruzioni sull’incidenza delle nuove disposizioni normative sulla disciplina degli obblighi previdenziali a carico degli esercenti attività d’impresa.

Le unioni civili costituite da persone maggiorenni dello stesso sesso che si sono unite legalmente acquisendo lo status di “coniuge”, risultano destinatarie di qualsiasi disposizione normativa, regolamentare o amministrativa, oltreché di tutte le disposizioni del codice civile espressamente richiamate dalla predetta legge. Pertanto tale status rileva anche ai fini dell’individuazione dei soggetti che svolgono attività lavorativa in qualità di collaboratori del titolare d’impresa o, se l’impresa assume forma societaria, di uno dei titolari.  L’equiparazione comporta anche la necessità di estendere le tutele previdenziali in vigore per gli esercenti attività autonoma, ai coadiuvanti uniti al titolare da un rapporto di unione civile. Per il regime patrimoniale applicabile alle unioni civili, anche con riferimento al campo di applicazione dell’istituto dell’impresa familiare, il soggetto unito civilmente al titolare dell’impresa familiare deve essere equiparato al coniuge, con tutti i conseguenti diritti ed obblighi di natura fiscale e previdenziale.

Le convivenze di fatto, invece, consistono in unioni stabili tra due persone maggiorenni, legate da vincoli affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. La nuova normativa estende al convivente alcune tutele riservate al coniuge o ai familiari ma non introduce alcuna equiparazione di status né estende al convivente gli stessi diritti e obblighi di copertura previdenziale previsti per il familiare coadiutore. Le sue prestazioni saranno quindi valutabili, in base alle disposizioni vigenti ed alle elaborazioni giurisprudenziali, al fine di individuare la tipologia di attività lavorativa che si adatti al caso concreto.

La legge attribuisce però al convivente che presta stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente, il diritto di partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell’azienda, a meno che non sussista già tra le parti un rapporto di subordinazione o di società. Tale innovazione, pur non attribuendo ai conviventi di fatto i medesimi diritti di cui godono i familiari, consente che l’eventuale attribuzione di utili d’impresa da parte del titolare, non abbia alcuna conseguenza in ordine all’insorgenza dell’obbligo contributivo del convivente alle gestioni autonome, mancando i necessari requisiti soggettivi, dati dal legame di parentela o affinità rispetto al titolare.

Pensione anticipata

I TEMPI SI ALLUNGANO

La partenza dell’Ape volontaria potrebbe slittare rispetto al 1° maggio. Ad affermarlo è stato Stefano Patriarca, consigliere economico dell’unità di coordinamento della politica economica della presidenza del Consiglio dei ministri, nel corso del convegno ‘Tuttolavoro’, svoltosi di recente nella sede milanese del ‘Sole 24 Ore’. Patriarca, ammettendo che “si sta ancora lavorando alla piattaforma informatica che dovrà gestire il tutto”, ha sottolineato come la percentuale massima dell’Anticipo finanziario a garanzia pensionistica che potrà essere chiesta oscillerà da un minimo del 75 a un massimo del 90% in relazione alla durata dell’anticipo e l’importo minimo dovrà essere di almeno 150 euro.

Pensione anticipata, cos’è e come fare domanda

Il consigliere ha ricordato anche come l’Ape non sia un anticipo pensionistico: non si va prima in pensione in poche parole, ma si ottiene un reddito ponte da 63 anni fino alla maturazione del requisito anagrafico per l’assegno previdenziale di vecchiaia. Anticipo che poi sarà restituito in rate mensili per 20 anni a partire dalla decorrenza della pensione vera e propria. Oltre a sapere che l’importo minimo sarà di 150 euro, ora si sa anche che esiste un limite massimo di quanto si può ottenere a seconda di quanto prima di andare in pensione si chiede l’Ape. Il ritardo nei tempi per l’Ape volontaria potrebbe essere comunque contenuto in circa 15 giorni, ha riferito Marco Leonardi, consigliere economico della presidenza del Consiglio dei ministri, durante ‘Tuttolavoro’, tirando in ballo i tempi dell’iter burocratico e della costituzione di una piattaforma elettronica dove fare la richiesta. Dal canto suo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, a margine di un convegno sulle pensioni dei millennials ha sottolineato come l’Istituto abbia “fatto tutto quello che dovevamo fare. Abbiamo preparato tutto compresi gli applicativi e il simulatore ma fino a quando non ci sarà un Dpcm non possiamo operare”.

Commercialisti

NODI SU BONUS LAVORO SUD

Ancora una “falsa partenza” per il bonus occupazione al Sud. A denunciarlo l’Associazione nazionale dei commercialisti (Anc), sottolineando che, “dopo aver atteso oltre due mesi affinché l’Inps mettesse a disposizione la procedura telematica per la prenotazione del Bonus occupazione Sud, i datori di lavoro beneficiari dell’incentivo, decorrente dal primo gennaio 2017, hanno avuto un’amara sorpresa: la prima elaborazione massiva delle richieste avanzate dal 15/3 al 30/3”, infatti, “ha generato la bocciatura ingiustificata di circa il 60% delle istanze (una stima per difetto sulla base di un breve sondaggio tra gli iscritti Anc), a seguito della verifica dello status di disoccupazione del lavoratore”. Secondo il sindacato dei professionisti, “il malfunzionamento del sistema trova conferma nella comunicazione dell’Inps del 7 aprile, con la quale l’Istituto ha dovuto

ammettere il riscontro di ‘alcune anomalie in sede di verifica delle informazioni concernenti lo stato di disoccupazione’, affermando che si procederà ad un riesame, senza tuttavia precisare modalità e tempistica”. L’Anc, pertanto, evidenzia “un disservizio le cui conseguenze, ancora una volta, penalizzano imprese e professionisti: a distanza di quasi 4 mesi dall’avvio dell’agevolazione, moltissime aziende, e con loro i professionisti che le assistono, si trovano in uno stato di impedimento ‘sine die’, che non consente loro di godere delle agevolazioni previste dal Legislatore, costringendole a versare contribuzioni non dovute”. Perciò, i commercialisti chiedono che “si intervenga con urgenza, senza che ciò determini ulteriori adempimenti in capo agli intermediari e ai datori di lavoro”.

Unioncamere

BOOM AMBULANTI STRANIERI

Boom di ambulanti stranieri in Italia, +30% in quattro anni. E’ Napoli la capitale delle bancarelle. Ma mentre i mercatini spopolano i negozi tradizionali perdono terreno. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese, secondo cui tra il 2012 e il 2016 la crescita dell’imprenditoria straniera (+24 mila imprese) è stata determinante per il bilancio del commercio ambulante che si è chiuso con un saldo positivo di 15.000 unità (+8,3%), portando a quasi 195mila il numero complessivo delle imprese del settore. Positivo, ma meno significativo in termini assoluti, il contributo delle imprese di giovani under 35. I giovani in più, sbarcati nei mercatini negli ultimi quattro anni, sono stati circa 1.800 (+5,3% la crescita della componente under 35 nel periodo), mentre sostanzialmente fermo è risultato il bilancio delle imprenditrici (+0,2% nei cinque anni). Allo slancio degli ambulanti ha fatto da sfondo una riduzione, per quanto lieve, delle attività commerciali svolte nei tradizionali negozi. Complice la prolungata crisi e, più in particolare, il ristagno dei consumi, le attività commerciali al dettaglio con sede fissa sono calate tra il 2012 e il 2016 di circa 3mila unità (pari allo 0,3% in meno nel periodo). Non è un caso, infatti, che le attività ambulanti abbiano registrato variazioni percentuali più importanti al Sud. A Napoli, Reggio Calabria, Pescara e Catanzaro per il commercio itinerante si contano aumenti superiori al 20% nell’arco dell’intero periodo considerato. Tuttavia, anche in due grandi province del nord e del centro come Milano e Roma, la variazione di attività ambulanti nel quadriennio è molto elevata, rispettivamente +34% e +22%. E’ il settore dei tessuti e articoli di abbigliamento il protagonista tra le bancarelle. A questo settore, a fine dicembre dello scorso anno, facevano capo 51.646 imprese ambulanti (il 27% del totale), cresciute di oltre 3mila unità (+6,6%) negli ultimi quattro anni. Con riferimento alle sole imprese individuali, la nazionalità in maggiore espansione negli ultimi quattro anni è il Bangladesh (6.659 ambulanti in più e 15.213 imprese in totale) che, insieme al Senegal (+2.257), condivide il secondo posto per rappresentatività nel commercio ambulante (entrambi con il 15% sul totale). Ma la leadership delle bancarelle resta tuttavia saldamente in mano ai marocchini con 40.189 ambulanti (il 39% del totale del comparto), anch’essi cresciuti in modo significativo nel periodo esaminato (+14%).

Carlo Pareto

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