domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Voucher addio. Poletti: “Lavoriamo per una soluzione”
Pubblicato il 20-04-2017


Ministero del Lavoro - Il ministro Poletti incontra i sindacatiIl decreto che dice basta ai voucher passa al Senato con 140 sì, 49 no e 31 astenuti. E diventa legge. Senza che il governo abbia chiesto il voto di fiducia né a Palazzo Madama, né alla Camera dove era stato approvato il 6 aprile scorso con 232 voti a favore, 52 contrari, 68 astensioni. Adesso la Corte di Cassazione deve valutare l’esito della legge che abolisce i voucher, stabilendo quel che sarà del referendum che è stato indetto. Al governo invece il compito di trovare la soluzione più adeguata per colmare il vuoto lasciato dalla cancellazione di questo strumento. “Noi – ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – come ampiamente detto dal presidente del Consiglio, lavoriamo ad una soluzione che, guardando alla diversa condizione delle famiglie e delle imprese, affronti il tema del lavoro occasionale”. Ma Poletti non si sbilancia sui tempi e alla domanda se il nodo sulle prestazioni occasionali sarà risolto prima dell’estate, Poletti risponde che “su questo non ci sono altre anticipazioni”.

La leader della Cgil Susanna Camusso, che aveva organizzato un presidio al Pantheon in attesa del risultato, parla di “risultato importante, frutto della mobilitazione” del sindacato che però “non ferma l’iniziativa per riscrivere il diritto del lavoro”. La battaglia, infatti, “continua per la “Carta dei diritti universali del lavoro””. Ora “l’ultima parola spetterà alla Cassazione – precisa Camusso – ma immaginiamo che non ci sarà più il referendum”. Quindi osserva: “Senza buoni-lavoro venduti in tabaccheria sarà comunque un Paese migliore…”.

Di parere opposto i senatori del centrodestra che, nell’Aula di Palazzo Madama, difendono sino all’ultimo lo “strumento” che venne introdotto 14 anni fa in Italia con il governo Berlusconi. Tutte le opposizioni concordano nel puntare il dito contro il Pd che avrebbe voluto il decreto “solo per paura”, “per sventare il referendum messo in campo dalla Cgil che avrebbero perso”. Tra i più espliciti Roberto Fico (M5S): “Hanno tanta paura di perdere il referendum sul lavoro che hanno ritirato i voucher…”.

I Dem però si difendono ribadendo che la cancellazione di voucher si è resa necessaria per gli “abusi” che ci sono stati e non certo per il timore della consultazione referendaria. In molti, a cominciare da Mdp con Carlo Pegorer, plaudono l’iniziativa ma chiedono di ripensare ora “un quadro normativo” per garantire comunque “la legalita’ alle prestazioni lavorative occasionali”. Con alcuni, come Stefano Lepri del Pd, che suggeriscono soluzioni sul genere dei “mini jobs” tedeschi o degli cheques francesi. Anche se nel mondo del lavoro prevale lo scetticismo. Il governo, commenta in una nota la Confederazione nazionale Artigiani, “aveva promesso pubblicamente di sostituire i voucher con uno strumento equivalente, sentite le parti sociali. Ma per ora di questo impegno non c’è traccia…”. La cancellazione dei buoni lavoro, rincara la dose il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, “fa perdere opportunità di lavoro a 50mila giovani studenti, pensionati e cassa integrati impiegati nelle attività stagionali in campagna dove con l’arrivo della primavera sono iniziati i lavori”. E al momento non si vedono alternative. Eppure, incalza la relatrice Annamaria Parente, la loro “abrogazione si era resa necessaria per evitare gli abusi che avevano portato il numero dei buoni-lavoro, nel 2016, a 134 milioni, senza che i governi del Pd ne fossero responsabili”.

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