giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Wta Charleston teen: finale tra teenager
alla Kasatkina
Pubblicato il 18-04-2017


daria-kasatkina-apr-tennisDue 19enni in finale in South Carolina. Non si è trattato di un torneo juniores, ma del Wta di Charleston. Di fronte la russa Daria Kasatkina e la lettone Jelena Ostapenko. Due fisici simili, stessa età e stesso carattere anche se con personalità diverse. Più seria e riflessiva la prima, più moderata ed equilibrata in campo; più aggressiva l’altra con i suoi gridolini con cui cerca di intimidire. Entrambe pretendono molto da se stesse; ormai le facce e le smorfie di disappunto della seconda sono cosa nota. Ma anche la russa ad ogni punto ceduto od occasione mancata é sembrata ombrarsi in volto scontenta. Non sono mancate né la circostanza in cui la Ostapenko ha fatto contro-break alla Kasatkina né quella in cui ha lasciato cadere la racchetta a terra, delusa ed amareggiata dal non riuscire a rimontare un punteggio che l’ha vista sconfitta per 6/3 6/1. Talento vero per tutte e due, la russa è sembrata più matura e forse la nazionale potrebbe decidere di puntare su di lei quale erede di Maria Sharapova, che a maggio dovrebbe tornare (attesissima) al Foro Italico per gli Internazionali BNL d’Italia; ma per la 19enne é troppo presto e non è il caso di rischiare di “bruciarla”. Di certo ha mostrato molta solidità. Anche la Ostapenko é cresciuta tantissimo, ma ancora non sa variare abbastanza il gioco. La lettone é partita bene e sembrava essere la favorita. Dominava da fondo con i fondamentali. Poi la Kasatkina le ha preso le misure e allungato le distanze, fino ad arrivare a chiudere per 6/3 6/1 addirittura, con un crollo di una Jelena in confusione. É stata quest’ultima, nel bene e nel male, a fare la partita; anche se a gestire lo scambio é stata sempre e solo Daria. La n. 42 del mondo e futura vincitrice ha mandato fuori palla e fuori giri l’avversaria variando i colpi, sia di velocità che di potenza, alternando top spin e back spin, puntando soprattutto con il rovescio tagliato su quello della coetanea. Così Jelena ha cominciato a sbagliare tanto. Troppo. Se é vero che la lettone ha messo a segno molti più vincenti, rischiando tantissimo ed eccessivamente su ogni colpo e tirando (quasi esclusivamente) di potenza tutti i fondamentali, la russa ha commesso molti meno errori gratuiti; ma, dall’altro lato, poi, ha avuto più palle break, che ha sfruttato e realizzato. Più matura, ha eseguito un tennis più vario e di sicurezza. Maggiore calma e lucidità sono sembrate le sue armi vincenti. Per vincere in campo e a tennis ci vuole anche e soprattutto testa e non solo tecnica e talento. Lo abbiamo detto più volte e questa ne è l’ennesima dimostrazione. Non a caso sulla terra verde di Charleston (776mila dollari di montepremi) la Kasatkina ha saputo rimontare un match durissimo e difficile contro la tedesca Laura Siegemund. Andando a vincere al terzo set e riuscendosi a imporre solo dopo oltre due ore (quasi due ore e mezza) di gioco con il punteggio di 3/6 6/2 6/1. Impresa non da poco e che non accade per caso, ma frutto di un faticoso lavoro per trovare l’equilibrio nel match nel saper frenare la partita e non spingere sempre sulle palle, eseguendo tutti i colpi e cambiando in continuazione schema tattico: mai sempre a fondo o in attacco, ma venendo a rete al momento opportuno. Questa la differenza con un’Ostapenko monocorde fino a diventare prevedibile, ma sempre coraggiosa nel prendersi il massimo dei rischi ogni volta. Non facile però avere la stessa continuità nella varietà di gioco della Kasatkina, meno appariscente e più riservata forse, che può sembrare anche più vulnerabile e fragile, ma con le idee ben chiare. Forse la Kasatkina, al suo primo titolo conquistato, ha saputo rimanere più fredda, mentre la Ostapenko ha pagato un po’ di tensione per la finale o di deconcentrazione per credere di avere la vittoria facile dopo che aveva sconfitto più volte in precedenza la russa. Un po’ di sufficienza o supponenza che l’ha fatta restare impreparata e di sorpresa di fronte all’ottimo rendimento dell’avversaria. Più self control per Daria, rispetto a una Jelena più emotiva. Tuttavia il talento di entrambe é indiscutibile e può solo crescere. Giocare a 19 anni a quel livello non è semplice.

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