martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Zeyrek, il quartiere di Istanbul dove sopravvive il tradizionalismo
Pubblicato il 10-04-2017


Pubblichiamo di seguito il racconto di Melissa Aglietti su Istanbul, una città che hanno visto in tanti, ma che conoscono in pochi.

646d959b-6ccb-429b-aa55-d3c7449a0e64Furkan è seduto davanti a me, con il giovane volto rigato dalle scie di fumo che salgono dal suo bicchiere di çay. Fuori dal piccolo bar di Beyoğlu il cielo ha lo stesso colore dei grossi blocchi di pietra delle moschee imperiali. «Mi dispiace davvero, ma non so come aiutarti», dice, quasi dispiaciuto, tra una sorsata e l’altra. Furkan è nato e cresciuto a Istanbul. Ha studiato biologia e adesso è assistente alla İstanbul Üniversitesi. Eppure appare spiazzato dalla mia richiesta di essere accompagnata a Zeyrek, quasi si trattasse di un luogo fantastico e non di un sobborgo della sua città. «Ѐ la prima volta che ne sento parlare, non so nemmeno dove sia. Ѐ quasi imbarazzante, non credi?», borbotta prima di affidarmi a un grasso tassista dallo sguardo furbo, che mi assicura in un inglese stentato di conoscere la zona dove sono diretta.

Durante il viaggio non ci scambiamo molte parole. «Perché vuoi andare proprio lì? I turisti non ci vanno mai», sentenzia lapidario. E non mi ci vuole molto per capirne il perché. Zeyrek è il quartiere dimenticato di Istanbul. Qua, a differenza di Beyoğlu e di altre zone del versante europeo, il riposo notturno dei suoi abitanti non è disturbato dal ruggito delle ruspe nei cantieri. La frenetica corsa al cemento, sostenuta con forza dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, non ha toccato queste aree, dove anonime palazzine anni ’50 si alternano ai resti delle antiche residenze dei pascià, oggi poste sotto la tutela dell’Unesco. Queste vecchie case, dagli assi di legno ormai marcio, che al posto delle finestre, come orbite vuote di un teschio, hanno grandi aperture buie, raccontano una storia che la città sembra voler dimenticare.baf98e89-8ac5-4fd1-bfcc-3f678b80aeb4

Ma Zeyrek è anche il quartiere che meglio incarna lo spirito di Istanbul, lontano dalle atmosfere patinate ed esageratamente esotiche di Sultanahmet. Abitata dalle fasce più povere e più conservatrici della popolazione, Zeyrek è il quartiere in cui l’impronta musulmana è più profonda che altrove. In questa zona, dove l’entrata nei bar è preclusa alle donne, per le insegne dei negozi si adotta ancora l’alfabeto arabo, abolito agli albori della Repubblica turca, segno di un tradizionalismo che sopravvive con tenacia ai cambiamenti storico-sociali che hanno attraversato la città. A Zeyrek anche i bambini che giocano rumorosamente per le strade indossano la shiashia. Ridono spensierati mentre riconcorrono le galline che, goffamente, cercano riparo dietro le auto parcheggiate. Ma si fanno improvvisamente seri e pensierosi quando si accorgono che voglio fotografarli. Le bambine, nascoste sotto neri chador, abbassano gli occhi ogni volta che incrociano il mio sguardo incuriosito, mentre le donne, che qua si muovono lente e sempre in gruppo, appaiono impalpabili come fantasmi nei loro lunghi veli scuri.

dbaf6e6d-1094-4792-8b73-a7ae3a24e82aЀ un’Istanbul diversa, più intima, quella che si respira fra queste vie, impietosamente battute dai venti del Bosforo. Sfuggita ai vari progetti di riqualificazione che hanno, invece, martoriato altre aree della città, come accaduto nel 2009 all’antico quartiere rom di Sulukule, Zeyrek ha fatto del degrado la sua bellezza. Ma è una bellezza silenziosa e triste, simile a quella degli stanchi venditori di simit che trascinano faticosamente i loro carretti lungo la collina. Tra gli ultimi testimoni di una storia scomoda perché dolorosa, il quartiere porta orgogliosamente le cicatrici del travagliato passaggio da impero a nazione, svelando il lato più autentico di Istanbul, città malinconicamente sospesa fra il desiderio spasmodico di rinnovarsi e la volontà di ricreare il passato.

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