1993, la serie. Un filo comune tiene insieme
tutti i personaggi

1993La quinta e la sesta puntata della fiction 1993, penultime di questa accattivante Serie TV, sono caratterizzate da un filo comune, che tiene insieme tutti i personaggi, quel sentimento di rinascita che spinge ognuno ad agire per ritornare a vivere, per dare un taglio a una parte oscura del proprio passato. Si comincia con l’arresto di Sergio Cusani (Stefano Dionisi), protagonista del caso relativo alla maxi tangente Enimont, per terminare con un nome ben preciso, Duilio Poggiolini, che sarà, probabilmente l’anteprima a quel che accadrà nelle puntate successive.

I PERSONAGGI:

Sergio Cusani, interpretato magistralmente da Stefano Dionisi, ragioniere e contabile della maxitangente Enimont, arrestato, rifiuta fin da subito di collaborare con la Magistratura, sostenendo di non avere alcun interesse a fare nomi di altre persone come hanno fatto molti altri personaggi eccellenti di Tangentopoli, che pur di uscire dal carcere si sono detti disponibili a collaborare. In galera, egli fa amicizia con un altro arrestato importante, Leonardo Notte, con cui condividono la passione per i buoni libri, e un’incredibile voglia di continuare a fare il proprio lavoro, questa volta, però, al servizio degli altri. Cusani infatti gestisce la contabilità dei carcerati.

Leonardo Notte, invece, inizia a condurre delle indagini di mercato tra gli arrestati, per conoscere qual’è il loro di soddisfazione della struttura carceraria. Intanto, pur di salvarsi, e di ritornare alla sua vita normale, acconsente alla richiesta di uccidere un imprenditore “ospite” della galera, evitando problemi con l’inviato di Cosa Nostra Brancato. Non potendo farlo lui, si serve di un altro carcerato di colore, al quale in cambio promette i soldi per far arrivare la figlia in Italia. Eseguito l’assassinio, come da accordi con la mafia (la colpa se la prende qualcun altro), Leo è finalmente libero, e torna al suo lavoro, quello di pubblicitario con la smania di far carriera. Resosi conto che Berlusconi non lo ritiene più il candidato ideale, allora chiede a Muratori, suo padre, di presentargli D’Alema.

Pietro Bosco, finito nella lista nera del “Senatur” Umberto Bossi, diviene un fedelissimo di Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega Nord, sperando in una ricandidatura, che Bossi non vuole offrirgli, ma che neanche Miglio può garantirgli. Bosco cerca di convincerlo allora di andare al congresso e di sfidare Bossi. Nel mezzo i problemi economici del padre, indebitatosi di 200 milioni con gli strozzini. Pietro riuscirà a salvare il padre, chiedendo il denaro alla gente a cui aveva fatto un favore quando era in commissione difesa, tradendo la Lega.

Veronica Castello, intanto, prosegue nella redazione del suo libro intervista, e riesce a ritrovare veramente la sua persona grazie all’aiuto di Davide, lo scrittore che si sta occupando di buttare giù assieme a lei l’autobiografia di quest’ultima. Cominciano a sorgere in Veronica i primi dubbi, e comincia a chiedersi se è davvero il suo mondo questo, oppure può rinascere mollando tutto e riscoprendo se stessa.

Giulia Castello, inizialmente litiga pesantemente con Scaglia, collaboratore di Di Pietro, che la ritiene in parte responsabile del suicidio di Gardini, con quell’articolo scoop in prima pagina su Giuseppe Garofano, ex presidente della Montedison ed ex amministratore delegato della Ferruzzi. Questo litigio gli fa sorgere dubbi riguardo all’etica del mestiere che svolge, dissipati subito da Indro Montanelli, al quale chiede consiglio.

Luca Pastore, dopo un trip da LSD, comincia a immaginare situazioni strane, fino a diventare protagonista dello spot Aids che impazza in tv. Nel mentre, un dualismo, da una parte la voglia di mollare tutto e andare via, e dall’altra le indagini sulla malasanità, che vede Pastore interrogare De Lorenzo. In tutto ciò, la vaghezza dei familiari del Prof. Antonio Vittoria, suicidatosi in circostanze poco chiare, e la voglia del figlio di fare giustizia, che porterà quest’ultimo a fornire a Pastore, alcuni oggetti personali del Professore, contenenti un foglio con tanti appunti, in cui compare un nome, Duilio Poggiolini.

Zeno Mainaghi, in una clinica per disintossicarsi dalla dipendenza dagli stupefacenti, nonostante tutto riesce ad assumere cocaina anche qui, fin quando ritrova come infermiera una sua conoscenza d’infanzia, che si prende cura di lui, cercando di riportarlo sulla retta via.

Manovra. Pastorelli, misure per sviluppo Paese

manovra

La Camera conferma la fiducia al governo sulla Manovra economica con 315 voti a favore, 142 contrari e cinque astenuti. L’Assemblea ora passa all’esame degli ordini del giorno, che
saranno votati domattina, quando si terrà anche il voto finale sul provvedimento, che a quel punto sarà trasmesso al Senato. Ad astenersi sono stati quattro deputati di Scelta Civica – Ala (D’Agostino, Lainati, Vezzali e Zanetti) e Lacquaniti del gruppo Misto.  Nessuno dei deputati di Mdp ha risposto alla chiama, così come i cinque della componente Udc del gruppo Misto.

Riparte anche il dissenso a sinistra. Il Partito nato dalla costola del Pd, il Movimento Democratici e Progressisti, ha infatti fatto sapere che non voterà la fiducia al governo sulla manovra alla Camera. “Non saremo dentro questo passaggio” perché “non vogliamo essere corresponsabili. Noi abbiamo sempre dimostrato senso di responsabilità e continueremo a farlo” e “dovete invece guardare a chi ha tirato dritto in barba ad un referendum”, ha detto il capogruppo Francesco Laforgia in sede di dichiarazioni di voto. Il dissenso è in particolare sull’inserimento dei nuovi voucher. La questione dei ‘voucher’ non è proprio andata giù all’MDP, anche se la soluzione individuata dalla maggioranza prevede due strade. Per i lavoretti domestici ci sarà un libretto di famiglia, mentre per le imprese fino a cinque dipendenti ci sarà un contratto vero e proprio. Le prestazioni saranno vincolate a un tetto massimo di compensi, che non dovranno superare i 5mila euro per lavoratore, con un limite di 2.500 euro per ogni datore di lavoro. Sono escluse le aziende dell’edilizia e tutte quelle che lavorano negli appalti pubblici. All’interno del disegno di legge di conversione del decreto-legge che contiene “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti locali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo” (la cosiddetta ‘manovrina’), è stato inserito nel corso dell’esame in commissione Bilancio alla Camera l’articolo 54-bis, attraverso un emendamento a firma Di Salvo e altri riformulato dal relatore, sulla “Disciplina delle prestazioni occasionali. Libretto Famiglia. Contratto di prestazione occasionale”.
Ma un altro strappo fa vacillare il Governo: per la prima volta in questa legislatura anche Udc non partecipa al voto o dice ‘no’: “Prima di tutto è difficile dare la fiducia a un governo che ha innestato un processo accelerato verso il proprio dissolvimento, senza tenere in nessun conto le esigenze degli italiani, le loro difficoltà economiche, il disagio sociale e la disoccupazione giovanile, le promesse alle famiglie mai mantenute – spiega Paola Binetti – . In secondo luogo l’attuale manovra ha contenuti che nulla hanno a che vedere con quanto appare nel titolo”. Per l’esponente centrista “al centro dell’attenzione non ci sono le aree terremotate, ma cose che rispondono a logiche di lobby, valgano come esempio le misure relative ai signori dell’azzardo. In terzo luogo non voteremo la fiducia, perché siamo stanchi di fiducie, di scorciatoie che privano il parlamento della sua possibilità di intervenire, a favore o in dissenso, esercitando un proprio diritto”.
Di tutt’altro avviso i socialisti. “La manovra contiene un complesso di misure essenziali per la ripresa economica del nostro Paese, che avranno un enorme impatto sui territori, stimolandone la crescita e la competitività”. Lo afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto di fiducia sulla Manovrina. “Si tratta – prosegue il parlamentare socialista – di una mole di disposizioni con la quale si intende imprimere una svolta all’intero sistema-Paese. È fondamentale l’approvazione del provvedimento poiché è rivolto non solo ai territori colpiti dai recenti terremoti, ma all’intero Paese, attraverso un adeguato piano di investimenti pubblici e di stanziamenti di risorse a livello locale volte a migliorare la qualità della vita dei cittadini”. Infatti nella manovra per le aree a rischio sismico arriva un nuovo fondo progettazione. Avrà una capienza totale di 40 milioni di euro e servirà a finanziare la realizzazione di elaborati nei Comuni a rischio sismico elevato, le zone 1. Per chi vive nelle zone a rischio sismico elevato arriva anche una versione potenziata del sismabonus.
Sale poi la tensione anche per quanto riguarda la legge elettorale: alcuni partiti, come Mdp, Ci, Des-Cd e Direzione Italia, hanno minacciato di non partecipare ai lavori della Commissione per i tempi troppo stretti di esame del maxi-emendamento che il relatore Emanuele Fiano presenterà stasera. La loro richiesta era di andare in aula col testo il 12 giugno.

Inps: Ape Social, richiesta entro il 15 luglio. PA: news sulle visite fiscali. La proposta sul Jobs APP

Inps
APE SOCIAL, RICHIESTA ENTRO IL 15 LUGLIO

Migliaia di persone potranno anticipare i tempi della pensione con i decreti su Ape social e Ape precoci firmati dal premier Paolo Gentiloni. Andranno presentate entro il 15 luglio le domande per l’Ape social di chi matura i requisiti previsti. E’ quanto indica il decreto attuativo firmato dal presidente del Consiglio. Il provvedimento prevede che verranno però considerate anche le richieste arrivate dopo la scadenza e che verranno soddisfatte limitatamente nel caso avanzassero fondi. Chi raggiungerà i requisiti nel corso del 2018 avrà invece tempo per presentare la domanda fino al 31 marzo dell’anno prossimo.

Ecco le tutte le novità. Riguardo l’Ape social, il provvedimento è un’indennità di natura assistenziale a carico dello Stato erogata dall’Inps a soggetti in stato di bisogno che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta. L’indennità è corrisposta fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione (di vecchiaia o anticipata).

Chi matura i requisiti per l’Ape social nel 2017 potrà presentare domanda entro il 15 luglio di quest’anno mentre chi li matura nel 2018 avrà la possibilità di inoltrare la richiesta entro il mese di marzo. Destinatario sarà l’Inps che darà una risposta entro il 15 ottobre per le domande presentate entro luglio e entro il 30 giugno del 2018 per le richieste arrivate entro il 31 marzo del prossimo anno. L’ente previdenziale darà indicazione della prima decorrenza utile e se le domande saranno in eccesso rispetto alle risorse stanziate la priorità sarà data sulla base della data del raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. A parità di requisito si considererà la data di presentazione della domanda. Sono queste le precisazioni, con qualche novità, contenute nel Dpcm sulla prestazione sociale, firmato ieri sera dal premier Paolo Gentiloni insieme all’altro Dpcm sui cosiddetti “precoci”. In quest’ultimo caso il testo prevede che chi ha lavorato per non meno di 12 mesi prima dei 19 anni di età e si trova nelle stesse condizioni dei beneficiari dell’Ape social, ovvero è disoccupato e senza ammortizzatore da almeno 3 mesi, potrà andare in pensione con 41 anni di contributi (stimate 25mila domande per il 2017). Si tratta di un anticipo di 10 mesi netti sui requisiti attuali per gli uomini e di un anno e 10 mesi per le donne. I testi saranno subito operativi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il requisito fondamentale per accedere a questa indennità ponte è rappresentato dai 63 anni di età con una contribuzione minima di 30 anni, per chi è disoccupato, oppure assiste un “parente diretto” portatore di handicap grave, oppure se lo stesso lavoratore ha un’invalidità civile pari o superiore al 74%. Il requisito contributivo sale, invece, a 36 anni per i cosiddetti lavoratori “gravosi social” (che devono essere svolti per almeno 6 anni), ovvero coloro che rientrano nelle 11 categorie comprese nell’elenco allegato al decreto (dagli operai edili alle maestre d’asilo). L’Ape social è sostanzialmente una misura assistenziale con la funzione di garantire un finanziamento ponte ai lavoratori cui sono scaduti la Naspi e gli altri ammortizzatori. Tanto è vero che uno dei criteri di accesso è avere concluso da almeno tre mesi l’ammortizzatore che era stato attivato. Fin dal suo concepimento con l’ultima legge di Bilancio l’Ape ha una fisionomia sperimentale per almeno due anni. La prossima legislatura sarà chiamata a confermare in via strutturale questo strumento, compresa l’Ape volontaria, che è ancora in attesa di diventare operativa perché il necessario Dpcm non è stato ancora trasmesso al Consiglio di Stato per il parere. Gli accessi al prestito ponte “social” attesi per il primo anno sono circa 35mila per una spesa di 300 milioni, che salirà a oltre 600 milioni nel 2018. L’Anticipo, lo ricordiamo, non può superare i 1.500 euro lordi e una durata massima di 3 anni e 7 mesi. Per rispettare i tetti fissati con l’ultima legge di Bilancio è previsto un meccanismo di graduatoria a scorrimento che gestirà Inps sulle domande ricevute, fermo restando il riconoscimento, con un dispositivo di tipo retroattivo del diritto maturato dal 1° maggio. In ogni caso il Dpcm sull’Ape sociale precisa che «le domande presentate oltre il 15 luglio 2017 e il 31 marzo 2018 e comunque non oltre il 30 novembre sono prese in considerazione esclusivamente se all’esito del monitoraggio residuano risorse finanziarie». L’Ape sociale non è compatibile con altre forme di sostegno al reddito per disoccupazione involontaria (Naspi, mini-Aspi, Asdi, e dis-col); è invece compatibile con redditi da lavoro dipendente o da collaborazione coordinata e continuativa fino a un tetto di 8mila euro annui oppure di 4.800 euro annui se il reddito è da lavoro autonomo.

Fase ponte fino a settembre
PA: RIVOLUZIONE VISITE FISCALI

Una ‘fase ponte’ per far digerire quella che si preannuncia come una rivoluzione: la creazione di un polo unico della medicina fiscale, con le competenze in capo all’Inps anche per gli accertamenti sulle assenze per malattia degli statali. Ma a patto che la transizione sia breve, confinata a pochi mesi: al massimo fino a settembre. È ufficialmente questo l’orientamento del Governo annunciato dopo l’approvazione della riforma Madia in Consiglio dei ministri.

Per il Testo Unico del pubblico impiego e il decreto che rivede la valutazione delle performance per gli statali, pilastri dell’intera delega Madia, ormai non c’è più nulla da aspettare. Il Governo ha già incassato l’intesa con le Regioni, imposta dalla Corte Costituzionale, i pareri parlamentari e visto i sindacati, che tra l’altro saranno di nuovo ascoltati.

Andata in porto la riforma, nulla sembrerebbe ostacolare la riapertura della contrattazione dopo otto anni di stop. Quindi in ballo non ci sono solo nuove regole ma anche lo sblocco di 85 euro in busta paga, come concordato il 30 novembre scorso con i sindacati.

Il Giuslavorista
SERVE NUOVO CONTRATTO DI LAVORO, IL JOBS APP

Lavoratori autonomi e freelance ma con alcune caratteristiche del lavoro dipendente. Questa è l’identità del lavoro mediato da un App. È nata una nuova forma di lavoro che non è riconducibile né al lavoro dipendente né al lavoro autonomo. Una nuova modalità lavorativa presso le aziende della app economy che presuppone l’individuazione di un nuovo contratto di lavoro: il Jobs App. È quanto sostiene Francesco Rotondi, giuslavorista e Founding partner di LabLaw. “L’app economy – spiega Rotondi – è un modello economico che non si basa su un rapporto di lavoro continuativo e subordinato ma su uno rapporto discontinuo basato sulla richiesta (on demand), cioè determinato nel momento in cui il mercato richiede i propri servizi o prodotti attraverso piattaforme digitali e app dedicate. Se applicassimo le regole del lavoro dipendente alle aziende della app economy otterremmo un unico risultato: la sua scomparsa”. “Inoltre, regolamenteremmo con una contratto da dipendente – continua Rotondi – un lavoro che ha caratteristiche molto più vicine al lavoro autonomo. Sarebbe una forzatura suicida”. “In generale, non possiamo ritenere che le prestazioni rese all’interno e a valle di questi processi organizzativi e produttivi siano inquadrabili nelle attuali fattispecie di lavoro subordinato, autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa. Serve un contratto di lavoro ibrido in cui le tutele non sono garantite dal posto di lavoro ma nel e dal mercato del lavoro”, chiarisce. “Questo vuol dire capovolgere -sottolinea Rotondi- il paradigma del lavoro così come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi. Le attività economiche che ruotano attorno a una app sviluppata ad hoc producono una semplificazione dei processi produttivi e organizzativi, una digitalizzazione delle attività che prima erano svolte dai collaboratori e che oggi sono automatizzate”. “Partendo dall’assunto -sostiene Rotondi- che il lavoro mediato da un app non è riconducibile al lavoro dipendente ma, al contempo, prevede alcune caratteristiche del lavoro subordinato, il Jobs app – propone Rotondi – dovrebbe prevedere alcuni punti fermi validi per tutte le aziende della App Economy. Ecco i primi 3 articoli del Jobs app: “La retribuzione variabile. Prevede una retribuzione fondamentalmente variabile legata alle consegne e non una paga oraria che poco si addice ad un modello in cui si lavora sulla base delle disponibilità offerta dal collaboratore; Minimo contrattuale. Stabilire un minimo retributivo a consegna valido per tutte le aziende del settore che applicano il Jobs App, evitano così, una competizione sulle retribuzioni. Regole retributive e del lavoro uguali per tutti”, elenca. E ancora: “Welfare di settore e tutele. Prevede una percentuale fissa, obbligatoria e aggiuntiva su ogni retribuzione (0.30 centesimi) per finanziare un fondo di categoria che servirà a finanziare una serie di prestazioni sociali e un sistema di welfare per il settore: malattia, assicurazione sanitaria, assicurazione per infortunio, manutenzione straordinaria dei mezzi, e così via”. “Lancio un appello alle aziende della app economy: facciamo sistema -conclude Rotondi- e creiamo il contratto di lavoro 4.0, il Jobs App. Non ha più senso la strategia dello struzzo a far decidere alla magistratura del lavoro, in assenza di regole e autoregolamentazione, come regolamentare uno dei settori emergenti della nuova economica”.

Economia
BOOM SPESA SOCIALE, +27,2% MLD

Boom delle spese per pensioni, disoccupazione, salute. La somma delle uscite che rientrano nella voce ‘prestazioni sociali’ è passata da 354,8 miliardi di euro nel 2012 a 382 miliardi nel 2016, con un incremento di 27,2 miliardi. Nello stesso periodo tutte le altre uscite delle pubbliche amministrazioni registrano variazioni contenute, con due eccezioni rilevanti: la seconda riguarda il calo della spesa per interessi passivi che è passata da 83,6 miliardi a 66,4 miliardi (-17,2 mld). La riduzione non è bastata a compensare l’incremento della spesa sociale, che fa lievitare il totale della spesa di 10,8 miliardi: da 818,9 mld a 829,7 mld. I dati sono contenuti nelle tabelle pubblicate dall’Istat nell’ultimo rapporto annuale ed elaborate dall’Adnkronos. Le prestazioni sociali vengono suddivise in due sottocategorie: ‘prestazioni sociali in denaro’ che da 311,4 miliardi salgono a 337,5 mld (+26,1 mld) e ‘prestazioni sociali in natura acquistate direttamente sul mercato’ che da 43,3 miliardi passano a 44,5 miliardi (+1,2 mld). Dalle voci contenute nel conto economico consolidato delle P.a. emerge che la spesa per i redditi da lavoro dipendente, che nel 2012 ammontava a 166,1 miliardi, è scesa gradualmente arrivando a 162 miliardi nel 2015, per risalire lo scorso anno a 164,1 miliardi (-2 mld rispetto al 2012). In lieve crescita la somma destinata ai consumi intermedi, che passa da 87 miliardi a 91,1 miliardi (+4,1 mld). Mentre gli investimenti fissi lordi, che partivano da 41,4 miliardi, si riducono a 34,7 miliardi (-6,7 mld), per effetto di un calo costante registrano nei quattro anni. Le entrate totali passano da 771,6 miliardi a 788,9 miliardi (+17,3 miliardi). La voce principale per il finanziamento delle spese, le imposte, passa da 486,5 miliardi a 490,6 miliardi (+4,1 mld), per effetto di un aumento della tassazione diretta che è riuscita anche a compensare la riduzione del gettito da imposte indirette. Dai tributi sul reddito (come Irpef, Ires, Irap) sono stati incassati 239,8 miliardi nel 2012 che sono saliti a 248,4 miliardi nel 2016 (+8,6 mld). Mentre dall’imposizione sul valore aggiunto e sul patrimonio (come Iva e Imu) nel 2012 sono stati incassati 246,7 miliardi nel 2012 che sono scesi a 242,2 miliardi nel 2016 (-4,5 mld). Alcune ‘differenze’ nei risultati sono dovute agli arrotondamenti.

Carlo Pareto

Trump apre a commercio UE, ma esce da accordo Clima

trump 7Nell’incontro dei giorni scorsi a Bruxelles, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quello dell’Ue Jean-Claude Juncker hanno concordato di iniziare a lavorare su un piano d’azione congiunto sul commercio. Secondo le fonti Ue, il piano d’azione dovrebbe coprire “tutte le questioni che riguardano il commercio. Il suo preciso scopo sarà parte del lavoro preparatorio e fornirà la piattaforma per discutere tutti i parametri rilevanti di ciò che potrebbe essere un’agenda transatlantica positiva e ambiziosa sul commercio”. In questo modo viene confermata da parte dell’Ue l’apertura di Washington sulle relazioni commerciali nel Vecchio Continente, dopo il clamore suscitato appena due mesi fa per il timore di dazi Usa contro i prodotti europei
Stando alle fonti, in occasione dell’incontro Juncker ha sottolineato, che la Commissione europea è interessata ad “intensificare la cooperazione sul commercio, che rappresenta una situazione win-win per entrambe le parti”.
Ma se da un lato il Presidente Trump butta acqua su un fuoco, da un’altra parte ne accende subito un altro: pare infatti che abbia ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima.
Lo riferisce il sito web Axios, citando due fonti non identificate a diretta conoscenza della decisione. I timori vengono però confermati già da Taormina quando sabato scorso al G7, Trump si è rifiutato di appoggiare l’accordo sul cambiamento climatico, dicendo di aver bisogno di più tempo per decidere. Poi anche un tweet sospetto del Presidente americano: “Annuncerò la mia decisione sull’accordo di Parigi nel giro dei prossimi giorni. Rendiamo di nuovo grande l’America!”.


E a quanto si apprende, i dettagli sull’uscita dall’accordo saranno curati da un ristretto numero di persone, tra cui spicca Scott Pruitt, l’amministratore dell’Epa, l’Agenzia per la protezione ambientale.

Camion bomba dell’Isis fa strage in Afghanistan

bombaCamion bomba, all’ora di punta, nel quartiere delle ambasciate di Kabul, mentre i bambini vanno a scuola: è di 80 morti il bilancio dell’attacco che ha sconvolto questa mattina la capitale afgana, danneggiando numerose missioni diplomatiche, a partire da quelle di Germania e Francia e cospargendo le strade di corpi e detriti. Almeno 300 i feriti. Tra le vittime un autista della Bbc, tra i feriti quattro giornalisti dell’emittente britannica. Coinvolto anche l’ospedale di Emergency. L’assordante esplosione è stata sentita per buona parte della città, come è stata ben visibile fin da subito un’alta colonna di fumo che si alzava verso il cielo. In quel momento il traffico nella zona era congestionato all’ora di punta. Scene di caos intorno al punto dell’attacco, che ha danneggiato edifici nel raggio di centinaia di metri: posti di blocco della polizia, automobili rovesciate che bloccavano le strade, parenti in cerca dei congiunti. L’attentato e’ anche un sinistro segnale del fatto che la situazione nel paese, dal punto di vista della sicurezza, va progressivamente peggiorando, e che le forze armate, falcidiate dalle diserzioni e da un numero sempre più consistente di perdite, faticano a mantenere il controllo della situazione.

La novità semmai sta nella rivendicazione. Sulle prime tutti erano pronti a scommettere che si trattasse della “offensiva di primavera” annunciata dai talebani nelle settimane scorse. Poi, a sorpresa, la rivendicazione dell’Isis. “Negli ospedali continuano ad arrivare i corpi dei morti e i feriti”, fanno sapere dal ministero della sanità. Continui gli appelli a donare sangue. Tra gli edifici danneggiati quelli che ospitano le ambasciate di India e Giappone. L’onda d’urto dell’esplosione è stata avvertita anche nel compound che ospita l’ambasciata italiana e l’agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Tutto il personale, messo in sicurezza, è risultato fin da subito stare bene, e in stretto raccordo con l’Unità di Crisi della Farnesina si è immediatamente attivato per effettuare le verifiche di rito sulle condizioni della struttura.

Legge elettorale. Arriva il testo che cestina il Rosatellum

Riforma-legge-elettoraleArriva in serata il testo dell’emendamento del relatore, Emanuele Fiano (Pd), con cui si ‘cestina’ il Rosatellum e si opta per il sistema tedesco. L’emendamento è frutto dell’accordo raggiunto tra Pd, M5S e FI. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera. “Per mettere uno stop ai ricatti dei piccoli” ha detto Renzi parlando dell’accordo sulla legge elettorale. Parole che il leader di Ap Angelino Alfano respinge con forza: “Assistiamo divertiti – scrive in un post su Facebook – a queste dichiarazioni sul potere di ricatto e di veto dei piccoli partiti. Incredibile. Fin qui i governi li ha fatti cadere solo il Pd, peccato fossero i propri. Letta, Renzi e adesso vedremo se indurrà anche Gentiloni alle dimissioni oppure lo sfiducerà. In tutti e tre i casi, il segretario del Pd è sempre lo stesso”. “Piccoli partiti? Diffidare dei grandi. Questa chiamasi instabilità ma – caro Pd – tu chiamale, se vuoi, “elezioni”.

Il presidente del Pd Matteo Orfini aggiunge: “Cambiare la legge elettorale, e abbiamo deciso di tentare di farlo secondo il modello tedesco, comporta un po’ di tempo, ma con un accordo molto largo sarà possibile approvarla a luglio. Non abbiamo legato questo automaticamente a elezioni anticipate. La scelta di quando votare è del presidente della Repubblica e che noi dobbiamo discutere col presidente del Consiglio”. I centristi sempre sul piede di guerra. “Rispondo – afferma Maurizio Lupi – al segretario del Pd, Matteo Renzi: nessuno ha paura della democrazia e delle elezioni che prima o poi arrivano. Noi temiamo che, per una legittima voglia di competizione elettorale, si cerchi di mettere sotto i piedi l’interesse concreto del Paese”E aggiunge: “Ci sono scadenze molto importanti all’orizzonte, entro il 27 settembre dobbiamo presentare la nota aggiornamento di bilancio, entro il 15 ottobre dobbiamo dare all’Europa la legge di stabilità ed entro il 22 va data al Parlamento. Tutte queste cose vogliono dire una cosa precisa: si vuole far aumentare l’Iva di 2-3 punti oppure no?”.

Anche all’interno del Pd non tutti la pensano allo stesso modo. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel corso di una conferenza stampa alla Camera afferma che con una legge elettorale sul modello tedesco “il Paese rischia l’ingovernabilità dopo il voto”. Orlando definisce “innaturale” un eventuale “coalizione con la destra” di Berlusconi, “non perché si debba demonizzare il dialogo tra forze politiche, ma perché per rispondere alla crisi” che investe il Paese “servono proposte programmatiche omogenee”. Per Orlando vi è la necessità di “dare corso a quanto prevede lo statuto del partito, a quelle regole che permettono il referendum tra gli iscritti. Il tema della coalizione di governo è un tema che dovrà coinvolgere tutto il partito”. “Noi – aggiunge Orlando – consideriamo la nostra battaglia nel Pd tutt’uno con la ricostruzione del centrosinistra. Rivolgiamo un appello per costruire la colazione a tutte le forze che si richiamano al centrosinistra. Chiediamo a tutti coloro che condividono questa impostazione di unire le nostre voci. Da tempo ascoltiamo Giuliano Pisapia, ma ci sono anche altre forze e soggetti. Noi abbiamo costruito il Pd per costruire il centrosinistra, non per distruggerlo”.

Ginevra Matiz

Borghi, in cammino
con le guide ambientali

La Via degli Abati in Emilia Romagna

La Via degli Abati in Emilia Romagna

Dal 2 al 5 giugno l’Italia si metterà in cammino attraverso borghi, sentieri alpini e appenninici, centri storici fantasmi, siti archeologici, località minori ricche di fascino con il vasto programma delle Giornate Nazionali delle Guide Ambientali Escursionistiche. L’evento, inserito da Legambiente Nazionale nel calendario di Voler Bene all’Italia, contribuisce con il ricavato delle donazioni libere alla realizzazione di progetti under 35 di micro-impresa per il rilancio del comparto turistico ambientale e zootecnico nelle regioni terremotate. Saranno a disposizione 500 guide per 200 eventi di cui 50 nell’Italia centrale.

Nella conferenza stampa di presentazione, numerose testimonianze hanno illustrato l’iniziativa. Stefano Spinetti Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche, ricorda quanto siano stati colpiti duramente gli allevatori che necessitano di un sostegno anche attraverso la valorizzazione delle bellezze storiche e naturalistiche del nostro Paese, grande museo a cielo aperto.

Edoardo Zanchini vice Presidente Nazionale di Legambiente, dichiara che coinvolgere i turisti in ‘camminate solidali’ lungo le aree naturali danneggiate contribuirà a frenare il calo di visitatori, aggravato dai danni alle infrastrutture e al patrimonio architettonico, valorizzando borghi e territori. Il turismo ambientale, infatti, può e deve rappresentare un volano per l’economia del nostro Paese dando nuovo impulso alle località appenniniche. Riattivare un turismo dolce in queste aree è la scommessa che Legambiente e Aigae hanno fatto, firmando un protocollo d’intesa. Le passeggiate contribuiranno alla raccolta fondi La Rinascita ha il Cuore Giovane, a sostegno dei giovani imprenditori che hanno deciso di restare dove sono nati.

Petra d'Etruria nel Lazio

Petra d’Etruria nel Lazio

Mauro Orazi coordinatore per il Lazio, illustra un programma suggestivo: la piramide etrusca a Bomarzo, il parco archeologico dell’Appia Antica, passeggiate sensoriali nella foresta del Circeo, il family trek nella Valle dei Santi, le grotte di Collepardo, un’opera idraulica etrusca alle porte di Roma, il Museo del Fiore nella Riserva Naturale di Monte Rufeno. Nella capitale trek urbano nel parco di Monte Mario percorrendo l’ultimo tratto della Via Francigena, escursione astronomica sul Tevere.  I misteri della seconda guerra mondiale e della guerra fredda si potranno scoprire nel bunker con gallerie cementificate fatto costruire da Mussolini sotto il Monte Soratte.

Raffaele Capponi coordinatore per l’Umbria, ricorda che una bellissima escursione offrirà una splendida vista su Norcia e il Piano di Santa Scolastica costeggiando i borghi di Savelli, S. Marco e Nottoria colpiti dal sisma, ma si visiteranno anche l’Isola Polvese sul Trasimeno e le antiche strade da Rocca Deli al Castello di Roviglieto con apertura straordinaria della Rocca.

Leonardo Perrone coordinatore per le Marche trascina con la suggestione di vigne, prati, valli fluviali, borghi attraversati da Arquata del Tronto a Santa Maria in Pantano, in cui si vedranno gli scavi di un luogo di culto risalente agli antichi Umbri lungo la valle del fiume Giordano ma anche un lago estinto e pascoli con cavalli allo stato brado. A Matelica l’abbazia dimenticata di Santa Maria De Rotis con le carbonaie e ville imperiali fino ad ammirare il tramonto sulla vetta del Monte S. Vicino, mentre la vista spazia dal mare agli Appennini.

Anello di Monte Mileto - Abruzzo

Anello di Monte Mileto, Abruzzo

Salvatore Costantini coordinatore dell’Abruzzo sottolinea che la missione delle guide ambientali escursionistiche è quella di rilanciare il comparto del turismo naturalistico in tutte le zone dell’Italia centrale, valorizzandone la memoria storica. Gli appuntamenti nella regione abruzzese spaziano dalle visite nei borghi ai sentieri di montagna, dai boschi, alla costa. Le fonti della Majella, la splendida faggeta di Val di Fondo, un anfiteatro glaciale con testimonianze storico-antropologiche. Si percorreranno anche due tratti del Cammino di San Tommaso, itinerario lungo 320 km che unisce la Basilica di San Pietro di Roma alla Basilica di San Tommaso Apostolo di Ortona, ove sono conservate reliquie dei due apostoli.

Sicilia-il castagno più antico d'Europa

Sicilia, il castagno più antico d’Europa

In Sicilia, fa notare la coordinatrice Violetta Francese, l’attrazione turistica ai piedi dell’Etna è il castagno più grande e antico d’Europa, detto dei cento cavalli, che estende la sua chioma imponente sul territorio da 4000 anni. Il suo primato è stato riconosciuto dal botanico torinese Pevronal.

La presentazione si conclude con la testimonianza di Vienna Cammarota, guida campana, che da sola e senza ausilio tecnologico ripeterà a piedi il Grand Tour di Wolfgang Goethe del 1786. Partendo da Karlovy Vary nella Repubblica Ceca il 28 Agosto, attraverserà Boemia, Baviera e Austria sempre a contatto con la natura e la gente, concludendo il viaggio in Abruzzo (e non in Sicilia come Goethe) per trasmettere il messaggio ai popoli europei e ai turisti stranieri che in Abruzzo si può e si deve tornare.

Puglia, Polignano a Mare

Puglia, Polignano a Mare

Anche un’altra guida AIGAE è in cammino, Marco Saverio Loperfido, partito con la moglie Marina ed il cane Bricco il 1 maggio dal Lazio per giungere a Bruxelles il 18 ottobre dove saranno ricevuti dal Presidente Antonio Tajani, per portare al Parlamento Europeo le istanze, i progetti, i desideri dei popoli terremotati e un diario quotidiano delle esperienze vissute.

L’intero diario giornaliero di Marco, Marina e Bricco sarà sul blog Paese Europa. Tutti gli eventi sul sito di Italiaguide.

Tania Turnaturi

Salute globale e Ramadan:
la cura e la prevenzione

cura e prevenzioneOggi il multiculturalismo nella sanità è la chiave della cooperazione tra i professionisti della salute italiani e d’origine straniera, per abbattere la paura e l’ignoranza attraverso l’informazione e la conoscenza, ma anche per trovare soluzioni concrete, su ambo le sponde del Mediterraneo, ai problemi legati all’ immigrazione. Gli ultimi sviluppi del lavoro dell’ Associazione Medici Origine Straniera in Italia (AMSI) e della Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM hanno portato alla redazione d’ un manifesto “Sanità e multiculturalismo nell’immigrazione”, che sarà presentato ufficialmente al pubblico il 17 giugno.

Proprio nei primi giorni del mese del digiuno dei musulmani, o Ramadan (che ha avuto inizio la sera di venerdì 26 maggio), i medici di AMSI e UMEM rivolgono una serie di raccomandazioni ai pazienti di religione islamica; e avanzano le loro proposte per la stesura del Manifesto.
“Raccomandiamo ai pazienti a rischio, chiunque abbia problemi cardiovascolari, tumori, malattie del sistema immunitario, diabete, alle donne in gravidanza e agli anziani di esentarsi dal digiuno, come del resto raccomanda la stessa religione islamica”: lo dichiara il Prof. Foad Aodi fondatore di AMSI e UMEM, e membro della commissione Salute globale della FNOMCeO. “Abbiamo chiesto, poi, a tutti i colleghi aderenti alle nostre realtà, di fornirci il loro contributo per redarre un Manifesto, con una ricerca internazionale che produca, in sostanza, un libro aperto su Sanità e immigrazione, insieme ai maggiori esperti del settore: evidenziando i rapporti tra medicina, cultura e religione”.

Massimo Sabatini, medico, nel Consiglio Direttivo della FIMMG-Lazio e Portavoce di UMEM, riporta il messaggio dei medici di famiglia della FIMMG-Lazio in occasione del Ramadan: “Rispetto profondo delle singole tradizioni, tenendo però conto della salute della persona: che è bene prezioso e diritto inalienabile d’ ogni essere umano, e prescinde dalla cultura e dal credo religioso. I popoli devono impegnarsi affinché le differenze non siano un ostacolo al miglioramento dei livelli di salute: proteggendo con ogni mezzo le categorie più fragili come i bambini, gli anziani e i portatori di disabilita’ “. “Il concetto di salute è molto importante in rapporto al Ramadan”, aggiunge Sergio Leotta, già primario diabetologo al l’Ospedale “Sandro Pertini” di Roma, membro dell’ufficio di Presidenza AMSI e socio fondatore di UMEM: “io che mi occupo di diabete, ad esempio, devo informare in modo corretto le persone diabetiche che sostengono il digiuno. Devono saper utilizzare i farmaci, sia iniettivi che assunti oralmente, in modo da non alterare l’equilibrio glicemico dell’organismo, che resta a digiuno per tante ore. Così facendo, possono autogestire il diabete ottimamente, rafforzando il nesso tra religione e salute”.

“Parlare di salute – sottolinea Suzanne Diku, membro dell’Ufficio di Presidenza AMSI e ginecologa presso l’INMP – significa parlare di equità e di diritti coinvolgendo più attori: la persona, la conoscenza e il governo del bene comune (ambienti, clima e così via). L’operatore sanitario deve essere consapevole che ognuno di noi è portatore d’informazione, senza la quale non c’è medicina. La medicina in un certo senso è narrativa. Così, il medico del 2017 deve conoscere caratteristiche e bisogni delle popolazioni presenti nel territorio, adoperandosi per portare le soluzioni più appropriate nelle ricorrenze religiose, come appunto quella del Ramadan. La cultura, la religione sono fattori determinanti per la salute”. Modello ideale per i medici del Duemila, aggiungiamo, non può essere, allora, che il Dottor Albert Schweitzer (1875-1965), che col suo pluridecennale impegno in Gabon testimoniò personalmente l’attuazione di questi princìpi.
AMSI, UMEM e il movimento internazionale “UNITI PER UNIRE” rinnovano poi il loro invito a tutti i professionisti della Sanità interessati al prossimo Congresso AMSI, sabato 17 giugno a Roma (dalle ore 9.00 presso la Clinica “Ars Medica” in Via Ferrero di Cambiano), che prevede erogazione dei crediti ECM. In quest’occasione, mentre professionisti internazionali della salute si confronteranno con le loro relazioni, sarà presentato ufficialmente il “Manifesto” che dicevamo, aggiornato ai nostri tempi: che punta a intensificare la prevenzione e a combattere fobie e paure ricorrenti su immigrati e malattie.

Fabrizio Federici

La XVII legislatura
sotto una cattiva stella

Ci sono legislature fortunate e sfortunate, così come gli uomini. La XVII legislatura, l’attuale, sorta dalle elezioni politiche all’inizio del 2013, è sfortunata. Anzi, è sfortunatissima. È nata sotto una cattiva stella. Gli amanti della cabala indicano tutti i guai in quel 17, un numero ritenuto malaugurante.

Probabilmente la XVII legislatura repubblicana non finirà regolarmente all’inizio del 2018, ma qualche mese prima: si potrebbero aprire le urne tra settembre ed ottobre, in autunno. Nessuno ci avrebbe scommesso un euro, ma l’accordo sulla riforma elettorale sembra a portata di mano. Pd, M5S, Forza Italia e Lega Nord hanno praticamente raggiunto un’intesa sul cosiddetto “modello tedesco”, un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento al 5% dei voti.

Matteo Renzi sta conducendo il confronto con tutte le forze politiche su come sostituire l’Italicum bocciato dalla Corte costituzionale e il traguardo sembra vicino. Al progetto, ancora da limare, praticamente si oppongono per motivi diversi solo Angelino Alfano e i parlamentari orlandiani del Pd. Il leader dei centristi della maggioranza non vede di buon occhio la soglia di sbarramento del 5%, considerata troppo alta. Invece l’ala del Pd sostenitrice di Andrea Orlando contesta il passaggio dal sistema maggioritario al proporzionale perché, dopo le elezioni, probabilmente porterebbe alla formazione di un governo di grande coalizione tra Renzi e Berlusconi.

Il segretario del Pd, però, va avanti. Da poco riconfermato alla guida del partito dalle elezioni primarie, vorrebbe andare alle urne al più presto per evitare il rischio di un logoramento di consensi (a dicembre dovrà essere approvata una manovra economica pesante, di circa 30 miliardi di euro, e si sono visti poco gli effetti della “ripresina” nei portafogli degli italiani). M5S, Forza Italia e Lega concorderebbero per motivi differenti. Beppe Grillo, in particolare, è pronto ad andare a votare “anche il 10 settembre” e Matteo Salvini preme da mesi per aprire “subito” le urne.

Fortuna, sfortuna. La XVII legislatura ha avuto un parto difficile e quattro anni di vita convulsa. Sin dalla partenza ha pesato l’instabilità politica. Le elezioni legislative all’inizio del 2013 non decretarono né la vittoria del centrosinistra, né del centrodestra, né dell’esordiente M5S, forte del 25% dei voti. È una “non vittoria”, commentò subito Pier Luigi Bersani, perché aveva ottenuto la maggioranza alla Camera ma non al Senato (il premio in seggi, per pochi voti in più rispetto al centrodestra, era scattato a Montecitorio, ma non a Palazzo Madama). I tentativi per formare un nuovo governo furono difficilissimi. L’allora segretario del Pd fallì. Ci riuscì invece l’allora vice segretario del Pd Enrico Letta, ma dovette dare vita ad un governo di grande coalizione con Silvio Berlusconi, l’avversario di sempre.

Letta resse appena un anno e, all’inizio del 2014, subentrò come presidente del Consiglio Matteo Renzi, il nuovo segretario del Pd. Il terremoto è continuato. Nello scorso dicembre è arrivata la terza “botta”. Renzi, dopo la sconfitta subita il 4 dicembre 2016 al referendum sulla riforma costituzionale, si è dimesso, lasciando a Paolo Gentiloni (suo amico e stretto collaboratore) la poltrona di presidente del Consiglio. All’assemblea nazionale del Pd del 19 dicembre indicò immediatamente la rotta la seguire: «Non abbiamo perso, abbiamo straperso», ma «ripartiamo da qui», il 41% di sì raccolti al referendum perso sulla riforma costituzionale.

Ora il braccio di ferro è sulle elezioni politiche anticipate. Alfano attacca: «Non capisco l’impazienza del Pd di portare l’Italia alle urne tre o quattro mesi prima: questa impazienza ha un costo salatissimo». Difensori del sistema maggioritario, 31 senatori orlandiani parlano del rischio «di un salto nel buio”, del pericolo di far scattare «spinte ad attacchi di speculazione finanziari».

Renzi, però, accelera. Alla direzione del Pd ha proposto di approvare il sistema elettorale alla tedesca «entro la prima settimana di luglio». Non è «un entusiasta di un sistema proporzionale con soglia al 5%». ma c’è l’esigenza di perseguire «un consenso più ampio possibile».. A chi suona l’allarme contro l’apertura anticipate delle urne ha ribattuto: «Succede di andare alle elezioni. Il veto di un piccolo partito non può costituire un blocco».

Sergio Mattarella sembra contrario alle urne anticipate. Ma il presidente della Repubblica difficilmente potrebbe resistere alle pressioni per lo scioglimento anticipato delle Camere, se la richiesta dovesse provenire da larga parte del Parlamento.

A settembre i tedeschi voteranno per le elezioni politiche ed Angela Merkel punta ad essere confermata per la quarta volta cancelliera della Repubblica federale. A Renzi piacerebbe un abbinamento elettorale, evitando di andare alle urne nel 2018 in Italia con il peso di una manovra economica che non si presenta molto popolare.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Bankitalia, dare centralità al lavoro

Visco-BankitaliaTradizionalmente, una particolare attenzione è riservata alla relazione annuale della Banca d’Italia che si svolge il 31 maggio di ogni anno. Nelle considerazioni finali, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, dopo aver ricordato la figura di Carlo Azeglio Ciampi scomparso il 16 settembre del 2016, nel corso del suo intervento, l’ultimo prima della scadenza del suo mandato ad ottobre prossimo, ha affermato: “Il debito pubblico e i crediti deteriorati rendono vulnerabili l’Italia. La centralità è il lavoro. Perché è qui che si vede l’eredità più dolorosa della crisi”.

Ha proseguito incalzando: “Gli squilibri vanno corretti tempestivamente, altrimenti prima o poi si pagano. Sul terreno delle riforme, su quello della finanza pubblica, per le banche servono altri passi in avanti. L’adeguamento strutturale dell’economia richiede di continuare a rimuovere i vincoli all’attività d’impresa, incoraggiare la concorrenza, stimolare l’innovazione mentre sul fronte della spesa pubblica deve tornare a crescere la spesa per investimenti pubblici in calo dal 2010”.

Davanti ad un pubblico molto qualificato, tra le importanti personalità presenti, ad ascoltare Visco in prima fila si trova Mario Draghi, che viene salutato pubblicamente dal Governatore quando nella relazione affronta il tema delle misure straordinarie decise dalla Bce nel 2014: “Do’ il benvenuto al presidente Bce. Le misure straordinarie decise da Francoforte nel 2014 hanno contrastato con successo i rischi di una spirale deflazionistica”.

Accanto a Draghi sono seduti l’ex premier Mario Monti e la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. Seduti in prima fila anche Antonio Fazio, Lamberto Dini e Fabrizio Saccomanni. Nelle sue considerazioni finali, Ignazio Visco ha toccato altri punti molto importanti della attuale situazione economica e sociale: “Il debito pubblico e i crediti cosiddetti deteriorati riducono i margini di manovra dello stato e degli intermediari finanziari; entrambi rendono vulnerabili l’economia italiana alle turbolenze sui mercati e possono amplificare gli effetti delle fluttuazioni cicliche. L’elevato debito pubblico è un fattore di vulnerabilità grave, condiziona la vita economica del paese.

La questione del lavoro è centrale ed è soprattutto su questo mercato che vediamo l’eredità più dolorosa della crisi. I pur significativi benefici in termini di occupazione si sono rivelati effimeri perché non sono stati accompagnati dal necessario cambiamento strutturale di molte parti del nostro sistema produttivo.

Non possiamo correre il rischio di intaccare la fiducia nelle banche e nel risparmio da esse custodito a causa degli interventi delle autorità con le norme Ue che hanno segnato una brusca cesura. Nell’applicazione delle nuove regole occorre evitare di compromettere la stabilità finanziaria e nel rispetto dei principi alla base del nuovo ordinamento europeo gli interventi devono preservare il valore dell’attività bancaria. Manca una efficace azione di coordinamento fra i diversi soggetti nazionali e sovranazionali sulla gestione delle crisi bancarie. In Italia, negli scorsi anni, si sono superate fasi di tensione anche gravi senza danni per i risparmiatori e per il sistema creditizio nel suo complesso.

La Banca d’Italia negli ultimi anni è stata criticata anche in maniera aspra, siamo stati accusati di non aver capito cosa accadeva o di essere intervenuti troppo tardi. Non sta a me giudicare, posso solo dire che l’impegno del direttorio è stato massimo.

E’ un’illusione pensare che la soluzione dei problemi economici nazionali possa essere più facile fuori dall’Unione economica e monetaria. L’uscita dall’euro, di cui spesso si parla senza cognizione di causa, non servirebbe a curare i mali strutturali della nostra economia; di certo non potrebbe contenere la spesa per interessi, meno che mai abbattere magicamente il debito accumulato. Al contrario, essa determinerebbe rischi gravi di instabilità.

Le conseguenze della doppia recessione sono state più gravi di quelle della crisi degli anni Trenta. Agli attuali ritmi di crescita il Pil tornerebbe sui livelli del 2007 nella prima metà del prossimo decennio. In Italia l’espansione dell’economia, ancorché debole, si protrae da oltre due anni, tuttavia restiamo indietro rispetto ai nostri partner in Europa. L’aumento del Pil nell’area euro dovrebbe essere prossimo, quest’anno, al 2%, circa il doppio del nostro paese. L’esigenza di superare la crisi, sollecita ancora, uno sforzo eccezionale. Non minore è l’impegno necessario per ritrovare un sentiero di crescita stabile ed elevata, per risolvere la questione del lavoro, così difficile da creare, mantenere, trasformare, questione centrale dei nostri giorni non solo sul piano dell’economia.

Gli squilibri vanno corretti tempestivamente, altrimenti prima o poi si pagano. Sul terreno delle riforme, su quello della finanza pubblica, per le banche servono altri passi in avanti, non retromarce. L’adeguamento strutturale dell’economia richiede di continuare a rimuovere i vincoli all’attività d’impresa, incoraggiare la concorrenza, stimolare l’innovazione. Deve tornare a crescere la spesa per investimenti pubblici in calo dal 2010.

Non c’è stata piena consapevolezza anche al livello politico dei rischi derivanti dalle norme sul bail in e della vendita, che era del tutto legittima secondo le norme, delle obbligazioni subordinate delle quattro banche finite in risoluzione.

Affinché si realizzi una piena convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo della banca centrale serve ancora un grado elevato di accomodamento monetario. La revisione dell’orientamento della politica monetaria, da attuarsi con la necessaria gradualità, dovrà costituire la conferma che crescita della domanda e stabilità dei prezzi possono sostenersi autonomamente nel medio periodo”.

Riferendosi agli amministratori delle banche italiane, Ignazio Visco ha chiarito: “Posso solo assicurare che l’impegno del personale della Banca d’Italia e del Direttorio è stato sempre massimo. Le crisi bancarie, purtroppo, non sono una peculiarità dei nostri tempi. E, come dimostra la storia, non è sempre possibile prevenirle. Negli anni 70 abbiamo avuto Italcasse, Sindona, il Banco Ambrosiano. Poi a ridosso del processo di privatizzazione, negli anni 90, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, Sicilcassa. Oggi più che mai è importante partire dalla valutazione delle persone che guidano una banca. Quando si consolidano posizioni di dominio assoluto, aumenta il rischio che si sfrutti la propria intoccabilità per abusi e favoritismi”.

Alle belle parole del Governatore bisognerebbe auspicarsi che possano seguire i fatti. Altrimenti ascolteremmo soltanto “prediche inutili” come scrisse con rammarico Luigi Einaudi. Le crisi nella storia bancaria italiana ricordate dal Governatore Visco, nessun italiano vorrebbe che si ripetessero. Le qualità etiche delle persone designate a guidare una banca dovrebbero essere una condizione necessaria ed indispensabile preventiva all’assunzione degli incarichi dirigenziali. Purtroppo, molti amministratori delle banche italiane si trovano in chiara posizione di conflitto di interesse. Se per le piccole realtà bancarie la vigilanza compete tuttora alla Banca d’Italia, per le banche di grandi dimensioni l’esercizio della vigilanza compete direttamente alla BCE.

Salvatore Rondello