martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giuseppe Sini:
Un digiuno per il riconoscimento del diritto di voto
Pubblicato il 08-05-2017


Care amiche e cari amici,
da lunedì 8 maggio inizierò un digiuno a sostegno della proposta del riconoscimento del diritto di voto per tutte le persone residenti in Italia, proposta che intende far cessare l’assurda e inammissibile negazione del diritto di voto a milioni di persone di famiglie non native che vivono stabilmente in Italia, persone che – come è scritto nell’appello all’Italia civile “Una persona, un voto” di cui sono primi firmatari padre Alex Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace – “qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano”.

E’ un digiuno gandhiano, non uno “sciopero della fame” di quelli per ottenere visibilità sui media della società dello spettacolo (dai quali nel migliore dei casi l’attenzione è poi sempre puntata sul dito e mai sulla luna) o per esercitare un ricatto morale su chicchessia.

Un digiuno che intende testimoniare la mia sofferenza per una situazione che trovo inaccettabile – una situazione in cui la persecuzione razzista in Italia di anno in anno è cresciuta esponenzialmente ed elementi di apartheid si sono insinuati nell’ordinamento -, una situazione che si potrebbe adeguatamente contrastare con la forza della democrazia: riconoscendo il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia.

Ed è un digiuno che intende testimoniare la persuasione che dobbiamo ideare ed attuare forme adeguate di azione nonviolenta per mettere in movimento l’intera popolazione in difesa della democrazia (poiché non vi è piena democrazia se non si riconosce il principio “una persona, un voto”) e coscientizzare i legislatori che in queste settimane dovranno elaborare la nuova legge elettorale.

So che questa iniziativa di digiuno può sembrare ridicola e quasi offensiva per i poveri che muoiono di fame; ma è una forma di azione nonviolenta che per varie ragioni sento e credo di dover adottare in questo momento.

Il digiuno non è solo la condivisione di una sofferenza, ma anche un momento di chiarificazione interiore, di più intenso e rigoroso pensare i propri pensieri, e di assunzione delle proprie responsabilità: e di quanto sta accadendo in Italia come cittadino italiano sono anch’io per la mia parte responsabile.

Mi riprometto di digiunare per una settimana; confido per esperienza di riuscire a farlo (di più non saprei, sono ormai un vecchio piuttosto malandato e non credo di essere più in grado di sostenere un digiuno prolungato).

Naturalmente riaffermo anche il mio sostegno alle due proposte di legge presentate a suo tempo dall’Associazione Nazionale Comuni d’Italia (Anci) e dalla rete di associazioni della campagna “L’Italia sono anch’io”.

Ovvero la proposta di legge che reca “Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità”, predisposta dall’Anci con specifico riferimento alle elezioni amministrative e che può essere immediatamente approvata con legge ordinaria con la sola minima correzione (all’art. 2, comma primo, ed all’art. 3, comma primo) di portare a sei mesi il lasso di tempo di regolare soggiorno in Italia richiesto; e la proposta di legge che reca “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, Nuove norme sulla Cittadinanza”, già approvata (sia pure con modifiche peggiorative) alla Camera, e che dovrebbe finalmente essere esaminata dal Senato nelle prossime settimane, proposta talmente di buon senso che su di essa non dovrebbe essere difficile raggiungere finalmente il consenso unanime di tutti i parlamentari non razzisti.

Tutte queste proposte propongono cose buone e giuste; spero quindi di tutto cuore che siano prese in adeguata considerazione dal Parlamento e diventino al più presto leggi dello stato.

A chi legge queste righe chiedo di valutare, ciascuna persona per sé, se può fare qualcosa (oltre quanto eventualmente già fatto) per sostenere la proposta del riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone residenti in Italia; il già ricordato appello all’Italia civile “Una persona, un voto” (che allego in calce a questa lettera) propone conclusivamente di scrivere ai presidenti del Parlamento, ma si può fare anche molto altro: far circolare la notizia dell’appello, promuovere altre adesioni ad esso, realizzare incontri pubblici sull’argomento, ed altro ancora.

Ringrazio tutte e tutti per l’attenzione che avete già dedicato o che dedicherete a sostenere la proposta “Una persona, un voto”.

Giuseppe Sini
responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

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