giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Panem et circenses
Pubblicato il 29-05-2017


In queste ore non si fa altro che parlare dell’addio dell’ultimo gladiatore o Re di Roma, Francesco Totti. Sicuramente un grandissimo giocatore che negli ultimi anni ha trionfato ed è cresciuto non solo sul piano calcistico, ma anche umano. La differenza però con gli addii di altri grandi giocatori salta agli occhi. Cinque anni fa Del Piero durante la sua ultima partita uscì dal campo con classe, senza una polemica, dopo aver segnato anche l’ultimo gol in maglia bianconera, piansero tutti, ma nessuna fuoriuscita clamorosa, nessuno sgarbo o dichiarazione contro chi lo aveva messo alla porta dopo 19 anni di onorata carriera e di risalita dopo scandali e serie B. Mai una polemica, mai una manifestazione pubblica della sua vita privata, una compostezza che faceva paragonare il pinturicchio all’indimenticato Gaetano Scirea per la sua “lealtà e integrità”.
Vent’anni fa invece Franco Baresi veniva salutato con gli onori che meritava, il capitano rossonero durante la sua ultima partita fece il giro di campo con tutto lo stadio in piedi ad applaudirlo. Baresi chiudeva una carriera fatta di sei scudetti, quattro supercoppe italiane, tre Champions, tre supercoppe Uefa, due Intercontinentali, ma non lasciò mai che l’arroganza prendesse il sopravvento sulla sua professionalità. Baresi si è fatto rispettare e sapeva che il “pubblico” milanista non perdona, tanto che appena 12 anni dopo ancora veniva acclamato contro Maldini che concluse la sua ultima partita tra i fischi della tifoseria rossonera. C’è stato poi Maradona che nonostante la sua ‘fuga’ da Napoli è ancora osannato come una divinità nella tifoseria partenopea. Con l’arrivo del Pibe de Oro il Napoli conquistò matematicamente il suo primo scudetto e battendo dopo trentadue anni la Juventus al “Comunale” di Torino. Con Maradona i partenopei arrivarono in finale di Coppa Italia e vinsero la Coppa UEFA. A celebrare questi campioni sono le medaglie portate dal ‘campo’.
Il pupone a differenza di altri giocatori prende direttamente la corona e se la piazza in testa, un gran clamore e da vero imperatore scende nella platea con la famiglia ‘reale’, legge una lettera strappalacrime e attende gli onori. “Mi piace pensare che la mia carriera diventi per voi una favola da raccontare”. Insomma nulla da dire sulla tecnica ma forse lo stile poteva essere migliorato e nonostante la poca ‘classe’ delle sue esternazioni contro la squadra stessa, il commissario tecnico, gli avversari, il Capitano saluta l’anfiteatro da vero imperatore e come tale resta intoccabile e sacro.

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