giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Al Palalottomatica la pace di Fabrizio Moro: un canto di istinto e libertà
Pubblicato il 30-05-2017


moroFabrizio Moro è tornato con un nuovo disco (“Pace”) e un nuovo tour. Sempre più rock, impegnato, introspettivo e molto ricercato dal punto di vista del testo. Nelle tappe romane del 26 e 27 maggio al Palalottomatica, è emersa la sua volontà di autoanalisi, di capirsi e comprendere il mondo intorno a sé, di trovare un’identità, un equilibrio. Libero, istintivo, non sa risparmiarsi quando è sul palco: salta, corre, si mette e si toglie il cappello in continuazione, si inchina al pubblico. La profondità, come sempre, del suo messaggio (spesso politico e sociale) è data da due parole: pace (che dà il titolo all’album) e felicità, che lascia trasparire (comparendo più spesso nei brani) più serenità, lucidità e chiarezza. Un concerto, quello del 27 maggio, iniziato come si è concluso. Per due ragioni; innanzitutto perché alla canzone d’apertura “Pace” ha fatto eco nel finale “L’Italia è di tutti”, entrambe caratterizzate dalle tonalità del tricolore (con cui erano state disegnate le lettere della parola ‘pace’ appunto nella canzone d’apertura). Ma non è il solo richiamo. Anche “Il senso di ogni cosa” ricorda “L’essenza” del cd del 2017, due dei brani forse più belli del cantante. Ma Moro ha regalato il momento più intenso con “Alessandra sarà sempre più bella”, testo dedicato e scritto pensando a una sua fan ‘speciale’. Molti i successi portati sul palco, tra cui la cover del brano interpretato anche da Noemi “Sono solo parole”; oppure quella composta per Elodie durante la sua esperienza ad “Amici”: “Sono anni che ti aspetto”. E non poteva mancare il brano sanremese “Portami via”. L’artista ha eseguito anche “Pensa” ed “Eppure mi hai cambiato la vita”, portate sempre sul palco dell’Ariston. Ma se si volesse descrivere con una canzone il suo concerto sarebbe “Tutto ciò che resta” (perché al pubblico del concerto resterà l’emozione che ha regalato Moro) di Leonardo Lamacchia, che lo ha aperto e che ha siglato una circolarità metaforica di un live diviso in due.

La prima parte più rock, la seconda più romantica e melodica. Sicuramente quest’ultima ha maggiormente valorizzato il lato romantico di Moro, che forse ha sviluppato ed ampliato ulteriormente tale sua venatura più ‘dolce’ e meno ‘dura’. Non ha rinunciato a gridare la sua ‘rabbia’ con tanto di dito di gomma bianco, comparso per una breve apparizione di una canzone (poi subito tolto). Ma se non rinuncia ad essere ‘impegnato socialmente’ (“amo far star bene con la mia musica”, ha confessato), nel palazzetto il suo ‘rock a sfondo politico sociale”, con le canzoni più spinte in sonorità acustico-elettroniche hanno un po’ perso, quasi rimbombavano sommergendo le parole. Viceversa, data l’affluenza alle sue date (alcune sold out), si sarebbe potuto organizzare un doppio tour: pop melodico nei palazzetti in periodo autunnale e invernale, negli stadi rock duro durante la stagione estiva all’aperto (Moro è un uomo che riempie e fa impazzire le piazze ad esempio). Ameremmo vederlo presto (e potrebbe ben riuscirvi) riempire lo stadio Olimpico o di San Siro con il suo grido di voglia di cambiare, lottare contro le ingiustizie, le ipocrisie sociali e farsi promotore di un messaggio di pace di cui un mondo perennemente in guerra e pieno di conflitti come quello attuale ha tanto bisogno. E potrebbe presto avvenire a un’occasione molto prossima volendo; in fase di registrazione e produzione dell’ultimo album, infatti, Fabrizio ha composto circa 30 singoli, ma solo 11 sono entrati nel disco ‘Pace’. Così, con gli altri restanti sarà più facile creare un nuovo cd da far uscire più a ridosso di questo del 2017 e da promuovere con tour differenziati a seconda del tipo di brani e di location dove presentarli. Per far conoscere le due anime di Fabrizio Moro.

La sua musica è universale. Pensa a tutti, anche ai più piccoli; ci riferiamo alla sua canzone “Giocattoli” e ai suoi video costruiti al computer, in cui lui spesso è immerso in un universo di animazione realizzato con le tecnologie contemporanee, pure in tridimensionale, come fosse un avatar uscito da un cartoon moderno. L’importanza dei brani che porta è che descrive il presente, guardando al futuro, senza dimenticare il passato. Memoria sicuramente potrebbe essere un’altra parola da inserire a pieno regime nei suoi testi. Come l’iniziale del suo cognome. ‘O’ per l’originalità con cui palesa l’orgoglio patriottico; la ‘r’ del rispetto che ha per le vittime di mafia o per tutti coloro che con onore servono la patria (anche la gente semplice con il suo onesto lavoro); l’ultima ‘o’ quella dell’onestà e dell’oggettività con cui guarda il mondo attorno a sé. In un’intervista ha dichiarato di sentire il bisogno di essere “socialmente utile”.

Allora non è casuale che il titolo dell’album sia “Pace”, che include le iniziali dei termini che descrivono il suo stile: fatto di passione, con cui racconta l’amore, con accuratezza, con creatività e il coraggio di andare anche persino controcorrente, sempre, però, con energia, entusiasmo ed empatia. E senza rinunciare a credere, nonostante tutto, ancora nell’amore, perché è convinto che esso sia più forte di tutto -come canta nel brano”. È più forte l’amore”. I sentimenti di un uomo che cercala pace che non ha -come dice nel ritornello dell’omonima canzone- che quasi umanizza, come fosse una persona: la persona amata.

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Commenti all'articolo
  1. Ciao, bellissimo articolo, però devo dirle di modificare alcune cose perché scritte sbagliate:
    prima: la canzone che ha regalato a elodie si chiama “Un’altra vita” non “sono anni che ti aspetto”
    seconda: “Alessandra sarà sempre più bella” è stata scritta per una sua amica che ora non c’è più, e che ha dedicato queste due sere alla ragazza scomparsa.

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