sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Alberto La Volpe, un socialista e un grande giornalista
Pubblicato il 16-05-2017


È morto nella notte di lunedì a 83 anni Alberto La Volpe, giornalista protagonista di una lunga carriera in Rai. Dall’87 al ’93, ha diretto il Tg2, inventando insieme a Giovanni Falcone “Lezioni di mafia”. Eletto alla Camera nel 1994 con i ‘Progressisti’, fu sottosegretario ai Beni Culturali nel primo governo Prodi e agli Interni nel primo governo D’Alema. È stato direttore di Mondoperaio e dell’‘Avanti! della domenica. Alberto La Volpe era nato a Napoli, ma viveva a Roma.


alberto la volpeDi Alberto conservo intatto negli anni il ricordo di una grande simpatia umana e intellettuale. Non sto qui a ricordare i suoi meriti di giornalista, acquisiti soprattutto alla direzione del Tg2 dove seppe davvero portare qualcosa di nuovo per l’informazione pubblica, mi piace invece che di lui venga conservata l’immagine di un’intelligenza vivace, di una persona che nel suo lavoro aveva come stella polare un rapporto molto concreto, autentico, con gli interessi, i bisogni, le necessità dei cittadini, soprattutto se si trattava degli ‘ultimi’, dei disoccupati, degli immigrati o dei senza tetto.

Alberto era prima di tutto un socialista, poi tutto il resto. Aveva la capacità professionale, la cultura e l’esperienza indispensabili per essere un buon giornalista, ma non era disposto a tutto, non era disponibile a dimenticare valori e punti di riferimento di una vita pur di raccontare una bella storia. Non avrebbe mai potuto nascondere un fatto, negare la realtà anche quando poteva essere scomodo farlo, ma la cosa più importante era per lui contribuire in qualche modo a costruire un mondo più giusto.

Con Enrico Boselli segretario del Sì-Sdi-Psi, abbiamo lavorato assieme prima a Mondoperaio, resuscitandolo dal silenzio seguito al collasso del nostro partito nel 1993, e successivamente alla direzione dell’Avanti! della domenica, e non l’ho visto mai venir meno a questa filosofia di vita, sia che si trattasse di affrontare i temi della politica interna che quelli dell’economia come della politica estera. Un’onestà di fondo che non abbandonava mai e sempre coniugata a una gentilezza di modi e a una delicatezza di sentimenti che lo rendevano simpatico anche a chi non condivideva affatto le sue posizioni politiche. Alberto non era un ipocrita e mai sarebbe potuto esserlo. Se doveva dire che non era d’accordo lo diceva, gentilmente, ma lo diceva. Sempre con un grande rispetto per il suo interlocutore.

Con il partito, negli anni in cui abbiamo lavorato assieme, aveva un rapporto profondo, a tratti anche conflittuale. Era e si considerava un uomo di sinistra, quando ancora dirsi di sinistra aveva un senso e uno scopo. Le sue scelte politiche le aveva fatte con grande chiarezza ed impegno negli anni difficili di tangentopoli, candidandosi nelle liste del Psi con i ‘Progressisti’. E socialista del Psi era rimasto, pur credendo con convinzione e passione alla necessità dell’unità di socialisti ed ex comunisti, anche quando altri, eletti con lui, avevano scelto diversamente. Le confluenze per opportunità non rientravano tra le sue ambizioni e preferiva di gran lunga restare libero nello spirito e fedele agli ideali di una vita.
Io lo ricordo così.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Dall’89 al ’91 frequentai un corso full-immersion di giornalismo e comunicazione televisiva a Milano, tenuto dal fior fiore del tg2 di quegli anni. Un giorno venne a farci una lezione Alberto La Volpe. Mi colpì subito per la sua autoironia quando disse: “In ufficio ho il computer ma non so usarlo”. E’ così che voglio ricordarlo.

  2. E’ un ricordo che mi intenerisce. Avevo vent’anni e scrivevo per la pagina culturale e di inchiesta sociale. Lui era direttore. A parlarci avevo la sensazione, nel bene e nel male, di avere di fronte un pezzo di Storia. Forte carisma, cultura enorme, voce da fumatore, ma soprattutto quell’oramai rara qualità da incontrare in chi oggi è direttore di qualcosa: lo spessore di un grande intellettuale che ama il proprio lavoro e che, con parole e fatti, dà fiducia ai giovani nel lottare per i propri sogni e credere ancora nel futuro. Altri tempi.

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