domenica, 20 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Andare oltre il Psi
Pubblicato il 10-05-2017


So già che questo mio fondo provocherà qualche reazione conservatrice. Ma ci sono abituato, visto che fin da ragazzo mi é capitato di essere giudicato e condannato come revisionista. Uso volutamente questo vocabolo che é negativo solo per chi considera la teoria politica, una volta si chiamava cosi, usiamo oggi il termine più moderno di identità, come intoccabile, immodificabile, da custodire e conservare, dunque. Sono stato allevato alla scuola del vecchio Psi che ha avuto il coraggio di fare la sola Bad Godesberg della sinistra italiana già a partire dagli anni settanta. Noi giovani socialisti abbiamo abbracciato la tesi revisionista del socialismo sfidando prima sul versante socialdemocratico, e poi del socialismo liberale a partire dagli anni ottanta, la sinistra conservatrice, allora tardo comunista o vetero socialista.

Questo indirizzo metodologico personalmente non ho mai abbandonato rifiutandomi sempre di alzare le mani di fronte ai dogmi ideologici, alle parole santificate, ai principi assoluti. Dico anche che il nostro, il mio, andare oltre, è sempre stato coniugato con lo studio, la ricerca, il massimo rispetto per la tradizione. D’altronde, se vuoi andare oltre devi ben sapere da cosa. Altrimenti é un girovagare senza senso. Anche Occhetto, dopo la Bolognina, proclamò la necessità di andare oltre. Ma si trattava di un percorso unicamente rivolto a non venire con noi. Il suo oltrismo era solo preoccupazione di non finire in braccio a Craxi. Poi, non dimentichiamolo, son passati quasi trent’anni e di acqua sotto i ponti ne é transitata parecchia.

Oggi é inutile trincerarsi dietro una parola dai mille significati, e cioè socialismo, quando sappiamo bene che di essa si sono forgiate nella storia le più disparate esperienze, alcune anche tragicamente fallite. La nostra storia va circoscritta. Noi, io almeno, siamo figli del socialismo riformista e liberale. Cioè del pensiero e dell’azione di Filippo Turati, Camillo Prampolini (lo cito per l’originale capitolo del socialismo cristiano), di Carlo Rosselli, di Giuseppe Saragat, del Pietro Nenni autonomista e di Bettino Craxi. In Europa siamo fratelli di Blair, di Schroeder, oltre che di Brandt e Mitterand, di Gonzales e Soares. Non ci appartiene, non mi appartiene, il socialismo scientifico ortodosso, né quello filo comunista degli anni quaranta e cinquanta, ma nemmeno il neo estremismo pan sindacalese alla Hamon e Corbyn, i nuovi sconfitti. E tanto meno quello che in qualche misura si ricollega alla pur nobile tradizione del Pci.

Sento forte, da un lato, l’esigenza di salvare questa nostra, mia, storia, oggi incredibilmente dimenticata e oltraggiata, come se Tangentopoli avesse d’un colpo spazzato via non solo il Psi degli anni ottanta, ma tutta la storia del socialismo riformista e liberale, come se avesse travolto nel più assordante silenzio anche Turati, Saragat e Nenni. Come se avesse segnato un filone unico di evoluzione e cioé quello che si ricollega esclusivamente alle storia del comunismo e del cattolicesimo italiano. Ma sono, vorrei dire siamo, dobbiamo essere tutti convinti, che il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di innovare, anche profondamente questa storia. Di non farne un feticcio, un indissolubile e ansioso rifugio dei nostri desideri che si scontrano poi con la realtà rendendoci frustrati, delusi, spesso chiassosamente polemici.

Per questo, anche approfittando della crisi profonda che sta attraversando l’insieme dei partiti socialisti europei e della contemporanea vittoria di Macron in Francia, dobbiamo capire cosa possiamo fare noi, piccolo e residuale partito socialista italiano. Capirlo adesso, senza rinviarlo al domani. Riccardo Nencini propose il tema subito dopo le elezioni del 2013, piuttosto inascoltato, in particolare proprio da coloro che poi lo hanno accusato di cedimento nei confronti del Pd. Non mi va che a fronte dell’esigenza di forte rinnovamento il Pd paia più nuovo di noi e che il nostro piccolo partito si presenti come un portatore di integralismo. Una sorta di reperto archeologico che appartiene ad un’altra età. Non sono affatto convinto che basti dichiararsi nuovi o innovativi per essere utili oggi. Il nuovismo non é mai stato produttore di effetti positivi. E il Pd, oltre all’ambiguità del suo fondo ex comunista ed ex democristiano che finisce per contribuire a deformare anche la storia italiana, pare senza un solido punto di riferimento ideale. Lo stesso Renzi parla di fiducia, di ottimismo, di convinzione, di rottamazione, oggi solo di rinnovamento, ma questi sono mezzi, non fini. Non rappresentano una scala di valori, ma solo strumenti del fare politica.

Avrebbe bisogno di ben altro il Pd e personalmente penso che una via, anche per noi, potrebbe essere costituita, anche approfittando della scissione degli ex comunisti che hanno già eletto Enrico Berlinguer a loro vate, dall’appello a costruire il Pd due, un nuovo partito con socialisti, radicali, verdi. Un nuovo partito che segni un punto di rottura col Pd uno, appunto prevalentemente, se non completamente, post comunista e post democristiano, dunque bicefalo e proprio per questo dotato di una sintesi senza identità. Non saprei se questa operazione sia possibile. Ne dubito. Ma la giudico la migliore, la più motivata, la più idonea anche per noi. L’altra via é quella della fondazione di una nuova forza liberalsocialista e ambientalista che guardi alle elezioni del 2018, ma anche a dopo la scadenza elettorale.

Questo soggetto, chiamiamolo Rosa nel pugno due, dovrebbe nascere con una grande convenzione programmatica e identitaria, con un progetto capace di ispirarsi alla nuova triade “equità, libertà, ecologia” e che punti a superare le reciproche diversità andando oltre le specifiche storie e tradizioni. Questo nuovo soggetto vedrà insieme cosa fare alle elezioni politiche, con chi allearsi, se presentarsi autonomamente oppure no. Se confluire in altre liste o addirittura, come professano i radicali, non presentarsi affatto e magari prestare qualche uomo ad altrui lista. Quello che a me interessa é oggi approdare a una nuova riva. Lo penso non da adesso, ma dopo le elezioni francesi lo rivendico come un obiettivo necessario. E anche immediatamente perseguibile. L’ho detto a Salerno e ripetuto a Roma. E da lì occorre iniziare il percorso che ci porterà alla prossima primavera. Restare fermi al Psi, credetemi, ci indebolisce, finisce perfino per abbruttire noi e per rendere anche meno tutelata la nostra storia.

I

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Pur essendo più nelle mie corde un’alleanza con verdi radicali e riformisti vari e pur concordando sul fatto che il PSI non debba diventare il feticcio di se stesso – anche se è sempre bello leggere sull’Avanti! “quotidiano fondato nel 1896” – mi andrebbe bene anche la fusione con il PD renziano, bisogna vedere che ne pensano loro.

  2. Carissimo Mauro. La tua proposta mi trova perfettamente d’accordo. Mi domando però: ma c’era bisogno di aspettare di arrivare agonizzanti a formulare questa ipotesi? Perchè l’esperienza della Rosa nel Pugno non ha avuto seguito? Forse le scelte successive sono state frutto di calcoli elettorali personali di un gruppo dirigente autoreferenziale che ci ha portati a questa agonia lenta ed inesorabile? E allora cominciamo col recuperare la saggezza del vecchio Nenni: Rinnovarsi o perire. Siamo ormai all’ossigeno. Non abbiamo nulla da perdere, per cui la tua ipotesi rimane l’unica che ci potrebbe consentire di tenere in vita l’idea di Socialismo che va revisionata si, ma senza snaturarla, perchè è vero che gli scenari sono cambiati ma la povertà, l’emarginazione, lo sfruttamento rimangono ancora oggi, anche se con vestiti diversi. Mai come oggi abbiamo bisogno di un movimento libero da dogmi, pluralista e libertario che metta l’uomo al primo posto della politica, ripartendo dalla nostra Carta Costituzionale che probabilmente, prima di cambiarla, andrebbe riscoperta nei suoi principi fondamentali. Mi auguro che la tua idea, il tuo progetto venga sottoscritto dal gruppo dirigente attuale del partito. Diversamente finirò col convincermi che anche questi dirigenti, che rimarranno alla storia per aver ammazzato il PSI, hanno scelto volutamente l’annientamento delle idee socialiste per assicurarsi un piatto di lenticchie e questa logica con la gloriosa storia del Socialismo italiano credo che non abbia nulla a che fare.

  3. Con un po di pazienza l’ultimo di noi lascerà questa valle di lacrime e allora si perderà il ricordo del fu PSI. Scommetto che non succederà nulla. Speriamo che almeno sul piano storico si possa fare luce sui tanti errori (un secolo) , qualche merito e un torto subito senza dimenticare però che tangentari siamo stati davvero. Comunque gli altri non sono stati meglio ma ora sono spariti pure loro. Fraterni saluti come si diceva quando ero ragazzo.

  4. Fonderci sarebbe una resa indegna. Io penso però che Mauro abbia sostanzialmente ragione. Io partirei però da una base diversa. Una grande convenzione nazionale che individui un nuovo progetto politico capace di unire diverse tradizioni compresa quella riformista e renziana del PD. Un nuovo riformismo italiano ed europeo che sappia raccogliere i meglio del passato della sinistra italiana e proiettarla nel mondo attuale. E quando parlo di mondo, voglio proprio dire mondo, fuori dai nostri ambiti caserecci.

  5. Direttore, condivido. Unica condizione: che sia un progetto che guardi al dopo 2018.
    Insistiamo sul progetto per almeno una legislatura, che tutti gli eletti si impegnino sin da ora a farlo conoscere, ci vuole un progetto, un simbolo ed una campagna elettorale costante e determinata, giorno per giorno, in tutti gli angoli del Paese e d’Europa, nessuna rendita di posizione, chi lavora passa, chi non lavora no. Sorry, a me le chiacchere da bar stanno antipatiche, il partito é progetto organizzazione e militanti. Il progetto deve essere giovanile ed europeo, fondato sul socialismo liberale e l’ecologismo.
    L’idea radicale di non presentarsi mi sembra balzana, il progetto ha un deficit di visibilità, prima si presenta meglio é.
    L’idea di andare nel PD é anche non tempestiva. In Ritardo, non siamo invitati e, in piu’, nel passaggio all’era post Berlusconi non possiamo confluire nel PD. Siamo matti?
    Occorre una forza socialista liberale ed ecologista. Macron ha capito tutto e forse l’ha capito anche Holland che è piu’ bravo come Segretario che come Presidente ed ha rinnovato il PS senza passare dal Congresso, strumento 800esco. La verità é quello che vedi. Oggi Macron é il nuovo Presidente, uscito dal Governo di Hollande..

    Torniamo a noi, in Europa come in Italia occorrono alleanze trasversali ma durature e basate su un comune sentire: riformismo liberalismo ecologismo EUROPEO.

    STATI UNITI D’EUROPA é il collante.

    Non chiamiamola Rosa nel Pugno per carità. I revival non piacciono a nessuno e poi troppo simili ai radicali, noi vogliamo essere aperti e non chiusi.

    Caro Direttore, questo ed altro vorrei dire, spero, alla prossima occasione.
    Leonardo Scimmi
    Direzione Nazionale

  6. Un’analisi spietata su cui riflettere con grande attenzione. Unico appunto: la Rosa nel Pugno2. Non sono più i tempi Mauro, nemmeno le circostanze: lo ha detto la Bonino a Roma. Ma serve puntare su chi ha le nuove idee nel solco della tradizione, superando le sfiducie, i veti incrociati, ma soprattutto la politica per il potere, quella dei padrini, quella degli amici degli amici, quella improntata alla ricerca del consenso per poter galleggiare, tornando invece alla politica della rappresentanza per poter rispondere alle aspettative ed ai bisogni di una società mutata, a cui la sinistra non è più in grado di dare speranza, non essendo stata in grado di comprenderla, chiusa nelsuo conservatorismo bigotto.

  7. Il mio amico Adriano Autino, fondatore e Presidente di Space Renaissance International, sostiene che non è vero che la nostra società planetaria è ammalata: è incinta!
    Gutemberg, con la stampa a caratteri mobili, consentì la diffusione della conoscenza e oggi, quasi 600 anni dopo, siamo pronti a volare via dal nido. Il lanciatore dalla SpaceX , che rientra dopo aver spedito in orbita il suo carico utile, avrà lo stesso effetto sull’esplorazione spaziale che ebbe la macchina da stampa sulla diffusione della cultura e della scienza. Se nel 1969 la Luna poté essere raggiunta da tre astronauti con un costo talmente elevato da ritenere impensabile qualsiasi ipotesi di base permanente, oggi i progettisti spaziali pensano ad insediamenti autosostenibili di miglia di persone. Non solo sulla Luna ma anche su Marte e in stazioni spaziali. Le finalità non sarebbero più solo di tipo esplorativo ma anche minerarie e industriali. Su questi progetti si stanno impegnando imprenditori privati del calibro di Mark Zuckerberg (Presidente e fondatore di Facebook) ed Elon Musk (fondatore di PayPal, Presidente di Spacex e Tesla). Lo spazio non è più una faccenda solo delle agenzie spaziali pubbliche ma anche e soprattutto di imprenditori privati. E lo spazio oggi fa parte del sogno di centinaia di milioni di giovani che, oltre a navigare in rete, sperano di navigare nel sistema solare.
    Adriano Autino, qualche mese fa, ha cercato di mettersi in contatto con Riccado Nencini e con Mauro Del Bue per capire se nel PSI c’era interesse, anche in considerazione che il sogno, quando si sposta dalla fantasia alla fattibilità, in breve diventa politica. Ebbene, non ha ricevuto risposta.
    Io ho la sensazione che dietro la triade “equità, libertà, ecologia” ci sia di tutto tranne che il mio sogno di un futuro di ”ricerca, costruzione, scoperta”; il mio e quello di tantissimi come me. Molto più convincente la triade “lavoro, casa, mamma” di Matteo Renzi. Certo, è terra terra; però dentro “lavoro” ci sta la ricerca, la smania di fare dei nostri giovani, quelli laboriosi e studiosi. Anche la scoperta di nuovi mondi. Dentro “casa” ci sta la libertà, il nostro spazio privato, la nostra città, gli amici. Dentro “mamma” ci stanno gli affetti più preziosi, la famiglia col futuro di cui sono artefici le mamme giovani. E la volontà di avere cura delle mamme anziane, e costruire, per loro, una vecchiaia sia serena.

  8. Escludendo categoricamente che il PD abbia gli strumenti (anche culturali) e la volontà di aprirsi ad un pensiero politico più eretico, resta quello che Mauro chiama Rosa nel pugno 2, non nel senso della minestra riscaldata, ma, piuttosto, nella costruzione di un patto federativo in cui la questione sociale, l’Europa, i Diritti, l’Ecologia intesa come nuova Economia giungano ad una sintesi più avanzata e con una prospettiva di ampio respiro. Io ci credo e ci spero, altrimenti ci chiudiamo in una dimensione museale, che potrebbe tornare buona per una Fondazione, non certo nell’agire politico. E lo sostengo venendo da un’altra storia rispetto a Mauro, più “vetero” direbbe lui, ma i grandi fiumi nascono da torrenti che confluiscono. La brutale realtà ci dice che prendere questa iniziativa equivale ad una scalata di decimo grado, ma, per una volta, proviamo a far prevalere l’ottimismo della volontà

    • Caro Mauro,
      in realta’ era stato Daniele a cercare di contattare vari esponenti del PSI per proporre un incontro in cui discutere di rinascimento spaziale, l’unica opzione che puo’ invertire la s[irale decadente in cui si sta avvitando la nostra civilta’ di quasi otto miliardi di persone… una ricchezza enorme senza precedenti, che rischia pero’ di affondarci, se non sapremo valorizzarla, espandendoci oltre i limiti del nostro pianeta. Come si puo’ declinare questo discorso in Italia? Nel nostro Paese, dove sembra sempre che niente si muova, le agenzie spaziali sono tuttavia in grande fermento… alcuni eventi epocali — lo sviluppo dei razzi interamente riutilizzabile, l’additive manufacturing, le nanotecnologie, solo per dirne tre — stanno abbattendo finalmente i costi del trasporto Terra Orbita… Ne vogliamo parlare? Troviamo qualche politico disposto non solo ad ascoltarci, ma anche ad imparare qualcosa, e poi muoversi? Se mi proponi un incontro intervista saro’ felice di accettare! Intanto, se vuoi, dai un’occhiata al mio nuovo libro “Un mondo piu’ grande e’ possibile!”, https://www.amazon.com/mondo-pi%C3%B9-grande-possibile-Lespansione-ebook/dp/B06XNQYKX7?&linkCode=wsw&tag=wow085-20
      A presto, Ad Astra!

        • Ti ho telefonato tre volte, mandato un SMS, scritta una email. Nessuna risposta.
          Chiamami tu oppure scrivimi. Sarei felice di fare qualche cosa per l’Avanti e il PSI sul tema dell’umanità multi planetaria.
          Credo che questo tema possa rientrare negli obiettivi di un moderno partito socialista liberale.Bisognerebbe discutere molto su come debbano essere intese l’ecologia, la crescita, la felicità. Bisognerebbe, uscire dai retaggi anti-macchina e neoluddisti che serpeggiano nella sinistra e ne segnano il declino in tutto l’occidente.
          Come ti ho scritto, su una cosa siamo tutti d’accodo: se verranno create comunità per la colonizzazione delle spazio, non dovranno essere di fondamentalisti e bigotti. E’ un terreno laico e liberale. Mi sembra un buon inizio!
          Daniele

  9. Credo che gli ideali stiano scomparendo così i partiti tradizionali, ma tentare di mettere insieme per un nuovo partito: socialisti, radicali, verdi possa essere fatto.
    Ma se non c’è una direzione e una leader ship forte di una persona che sappia parlare (fare anche casino) la visibilità non ci sarà mai.
    Visibilità vuol dire andare sui media quasi ogni giorno, solo facendo “marketing” si possono “arruolare” sostenitori (e voti).
    Certamente la prima cosa è mandare a casa (da subito) gli attuali dirigenti del partito, solo in questo modo posso condividere la posizione di Mauro.

  10. Ricostruire il SOCIALISMO significa accettare la realtà della situazione attuale. I SOCIALISTI sono una minoranza che si batte contro “la schiavitù del capitalismo”, contro un SOCIALISMO LIBERALE che in realtà è solo liberismo economico, contro coloro che vogliono una DEMOCRAZIA OLIGARCHICA anziché una DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA, contro tutti coloro che intendono portare avanti la logica friedmaniana che distrugge lo stato come generatore e garante di regole di convivenza civile per tutti i CITTADINI. Prepariamoci, perciò, ad una lunga marcia e dall’opposizione cercare la convergenza dei CITTADINI attualmente sbeffeggiati da una minoranza di impostori arroganti e opportunisti.

  11. Il dibattito è interessante e mi auguro che porti a qualche nuovo approdo. In questo senso La rosa nel pugno, a parte l’evidente incongruità ‘naturale’, è veramente passata, non parliamo della ‘marianna’.. Il dibattito resta sul web? è poco. Blair come fratello? No, ha distrutto mezzo Iraq, per una bugia. Come si può considerarlo socialista? Il Venuzuela è a pezzi, come si può considerae socialista Maduro? Apriamo un discorso’ pratico’ tra i compagni, ma ‘de visu’, non solo qua , anche se ha valore.Un dibattito su come agisce un partito, cosa si può fare per rinnovare la sua ‘vocazione progresista’, ripeto FARE, non solo dire…

  12. Il dibattito è interessante e mi auguro che porti a qualche nuovo approdo. In questo senso La rosa nel pugno non mi semb ra una grande idea, quando c’era, dopo poco non ha funzionato. Qual’è il vero problema? Non avere più parlamentari alle prossime elezioni? Fare una campagna perchè la legge elettorale sia concepita con il premio di coalizione, e non di lista, questo significa apparentarsi , o simili, con Forza Italia e Nuovo Centro Destra…ci sono alternative? Sì’, rinunciare ai parlamentari e andare avanti come forza che fa un’ lavoro’ tra le persone.. che raccoglie i loro bisogni…Non è proprio nell’attuale DNA del Partito, ma potrebbe essere questo il cambiamento. Apriamo un discorso’ pratico’ tra i compagni, ma ‘de visu’, non solo qua , anche se ha valore.Un dibattito su come agisce un partito, cosa si può fare per rinnovare la sua ‘vocazione progresista’, ripeto FARE, non solo dire…

  13. A me pare che per un partito il “revisionismo” più autentico sia quello relativo alla linea politica, vedi ad esempio quanto successe negli anni Ottanta riguardo alla scala mobile, il cui equivalente oggigiorno potrebbe essere, per certi versi, l’idea della aliquota fiscale unica anziché progressiva, ossia una proposta precisa, per portare un esempio, che si discosta da posizioni precedenti, dando un segnale di chiara e visibile discontinuità, col proposito di adeguare le risposte all’evolversi dei problemi.

    Il parlare di “un progetto capace di ispirarsi alla nuova triade: equità, libertà, ecologia”, a me sembra – mi scuserà il Direttore – qualcosa di troppo astratto e generico, col rischio di dismettere il proprio abito per indossarne un altro, salvo poi accorgersi che non è della taglia giusta, e ti fa sentire di riflesso a disagio, oppure lasciare la propria sponda per “approdare a una nuova riva” ma rimanere poi a “metà del guado”, senza mete e senza ancoraggio, e in balia delle acque.

    Il restare a “metà strada”, semmai capitasse, è una posizione incerta, che oggi l’elettorato non apprezza, almeno dai segnali che percepisco, anche riguardo, per fare un altro esempio, ai commenti sulla normativa in via di adozione quanto all’autotutela, ovvero sicurezza e difesa personale, che in parecchi vedono come l’incapacità, o la non volontà, di compiere scelte precise, di fronte ad un fenomeno che sta diventando sempre più diffuso, frequente e preoccupante

    E forse la “crisi profonda che sta attraversando l’insieme dei partiti socialisti europei” potrebbe esser dovuta proprio al non aver saputo “revisionare” la propria politica in ordine ai problemi, criticità ed emergenze, dei nostri tempi, dando così l’impressione di non essere in grado di farvi fronte, e il cosiddetto “populismo” viene poi di conseguenza, che fa guardare ai Leader piuttosto che ai partiti, pur se in materie tanto complesse il condizionale è d’obbligo, nel senso che possiamo avanzare solamente delle ipotesi.

    Circa il decidere “con chi allearsi, se presentarsi autonomamente oppure no. Se confluire in altre liste o addirittura, come professano i radicali, non presentarsi affatto e magari prestare qualche uomo ad altrui lista”, molto dipenderà, io credo, dalla legge elettorale con cui si andrà prossimamente al voto, e a me sembra comunque che sia un aspetto da far seguire all’eventuale revisionismo della linea politica, se per l’appunto si ritenesse di farlo, e in tal caso andrebbe fatto prima di “iniziare il percorso che ci porterà alla prossima primavera” e prima di tagliare i ponti col passato.

    Paolo B. 12.05.2017

  14. In linea teorica, caro Direttore, la tua analisi non fa una piega. Condivisibile a patto che si chiarisca quale sarà la differenza fra questo PD-2 o PSD di stampo liberale e un partito liberale vero e proprio. Una volta si poteva porre la distinzione fra ” liberal-socialista ” e ” liberal-liberista” ma se anche il Socialismo abbraccia la causa liberista che cosa lo distinguerà da un partito liberale vero e proprio?
    In sostanza, il Socialismo è morto? O è destinato a essere un mero correttivo sociale del capitalismo selvaggio del ventunesimo secolo?
    Cordiali saluti, Mario.

  15. Il suo discorrere Direttore ha il merito di avviare una riflessione seria sul nostro ruolo e sul nostro futuro. Qui ovviamente si innesca un dibattito che nel suo piccolo, ci può far capire in definitiva chi siamo , chi e cosa vogliamo rappresentare, con chi vogliamo farlo. Se un discorso nuovo dobbiamo fare allora ci dobbiamo anche liberare da dogmi o pregiudizi, rancori personali . Il socialismo italiano cosi come l’abbiamo conosciuto , nelle sue varie forme e versioni , ha una storia di oltre 125 . Tra meno di 4 anni si celebrerà il centenario della scissione di Livorno. La prima, fatale, divisione del socialismo italiano. Mi chiedo, ma oggi ci sono ancora le ragioni che determinarono quelle infauste scelte? Purtroppo in molti di noi e soprattutto dei ex comunisti, diversamente collocati oggi in vari soggetti a cominciare dal Pd, che continuano a battagliare, come se la storia non avesse fatto il suo corso! Oggi il mondo non è più quello di un secolo fa, ma questo significa forse che le ragioni alla base dei socialisti di allora sono venuti meno? Sfruttamento, diritti umani, diritti civili, emarginazione, diritti individuali delle persone, maggiori opportunità per chi ha meno possibilità, e potrei continuare… sono forse oggi scomparsi? Certo sono cambiati i tempi, ma i problemi odierni sono simili a quelli non solo di cento anni fa, ma di sempre! Chi ha avuto il potere economico e finanziario dettatava e detta le regole e le condizioni degli uomini e della società. Oggi il capitalismo è vivo e vegeto! Non ci sono invece più ne un grande Partito SOCIALISTA democratico, ne le grandi organizzazioni sindacali. La ricchezza di pochi e la povertà di molti è oggi più distante e più odiosa e degradante. Vogliamo vedere questa realtà o ci piace di più inseguire terze vie ,gia infauste agli ec comunisti? Vogliamo dividerci ancora tra Berlingueriani e Craxiani, tra turatiani e gramsciani, tra nenniani e togliattiani? Tra dalemiani e nenciniani? Basta guardare indietro per chiudere gli occhi al futuro. Ovviamente il discorso è lungo ma dobbiamo pur cominciare da qualche parte.

  16. Caro Mauro,
    Grazie per l’invito pubblico a telefonarti sul cellulare.

    Ti ho telefonato tre volte, mandato un SMS, scritta una email. Nessuna risposta.
    Chiamami tu oppure scrivimi. Sarei felice di fare qualche cosa per l’Avanti e il PSI sul tema dell’umanità multi planetaria.
    Credo che questo tema possa rientrare negli obiettivi di un moderno partito socialista liberale. Bisognerebbe discutere molto su come debbano essere intese l’ecologia, la crescita, la felicità. Bisognerebbe, uscire dai retaggi anti-macchina e neoluddisti che serpeggiano nella sinistra e ne segnano il declino in tutto l’occidente.
    Come ti ho scritto, su una cosa siamo tutti d’accodo: se verranno create comunità per la colonizzazione delle spazio, non dovranno essere di fondamentalisti e bigotti. E’ un terreno laico e liberale. Mi sembra un buon inizio!
    Daniele

  17. Caro Mauro, leggo solo ora la tua proposta/e. Credo che (ri)lanciare una nuova formazione politica (Rosa 2 o simili) sia oggi impresa impossibile per chi come noi (così come per radicali e repubblicani) ha scarsa o nulla capacità di comunicazione e mobilitazione.
    Credo che l’unica percorribile sia la Rifondazione del Pd, purchè voluta e lanciata in un progetto a più voci, (tutte Pd compreso), che fissi l’obiettivo di diventare una NUOVA FORZA politica, diversa da quelle esistenti.
    Questo credo sia la condizione minima necessaria per iniziare a discuterne dentro e fra gli attuali partiti o movimenti.
    Ci sarebbe poi la fase di partecipazione alle prime scelte e quindi lo “spossessamento” degli attuali proprietari del marchio, e quindi degli innumerevoli cacicchi abituati ad imperare, soli, sui destini dei cittadini e sulle soluzioni dei problemi.
    E questo sarà un problema ancora più grande e di più difficile soluzione.
    Oppure e infine, affondare lentamente restando coraggiosi sul ponte della nave nave.
    Pino Meneghini

  18. Io credo direttore che non bisogna andare oltre le ragioni del Socialismo riformista ma interpretare al meglio queste ragioni, cosa che purtroppo non abbiamo fatto né stiamo facendo, né in Italia né in Europa. Non è un caso che la base Socialista sceglie Hamon in Francia e Corbyn in Inglitterra significa che le politiche realizzate fino a quel momento sono andate contro gli interessi generali dei cittadini, dei lavoratori, di coloro che non hanno voce. Le disuguaglianze in tutto il mondo stanno screscendo in maniera esponenziale e quindi ora più che mai, ci sarebbe bisogno di una idea grandiosa ed attualissima come il Socialismo Riformista. Il revisionismo vero quindi direttore, sarebbe quello della linea politica in ordine alle esigenze ed alle problematiche dei cittadini Italiani e non delle banche e della finanza. Il guardare poi ad una alleanza col PD di Renzi che ha costruito, per sua stessa ammissione, una forza di centro che guarda a destra, mi sembra veramente un suicido politico e non so che cosa avrebbe a che fare il PSI. Per il futuro voglio augurarmi che si approverà una legge elettorale con un premio alla coalizione che consentirebbe ai Socialisti di presentarsi autonomamente ed a una coalizione di centro sinistra, forse, di avere la maggioranza. Purtroppo il PD vorrebbe addirittura alzare la soglia di sbarramento dal 3 al 5 per eliminare il potere di ricatto dei piccoli partiti e proponendo fra l’altro un premio alla lista. Cosa abbiamo da condividere con questo PD ?

Lascia un commento