martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

“Ballando con le stelle”. 12 no limits. I concorrenti si ‘aprono’ al pubblico
Pubblicato il 05-05-2017


Veera-Kinnunen-e-Oney-TapiaAlla dodicesima edizione di “Ballando con le stelle” ha trionfato l’inno alla vita di Oney Tapia. Non ha vinto per perbenismo, buonismo, pietismo o ipocrisia, ma perché ha talento vero e perché ha lasciato un messaggio positivo. Come ha ben evidenziato Fabio Canino durante la trasmissione: “qui resta chi sa ballare” e ha talento appunto. Il concorrente de L’Avana ha la musica e la danza nel sangue, si muove bene ed è sciolto. “Quando ballo mi sento libero” e “per ballare devo sentire” -ha affermato-, quasi a significare che si deve emozionare e far emozionare. In più è non vedente per un incidente che dal 2011 gli ha fatto perdere la vista. Se a tutto questo aggiungiamo che ha promosso un continuo inno alla vita, facile ottenere la vittoria finale. Con il finalista judoka Fabio Basile, campione di sportività da vero atleta, hanno offerto uno spettacolo straordinari; “non importa chi vince, facciamo un vero spettacolo”, era stato infatti l’invito che l’olimpionico aveva rivolto al futuro conquistatore della coppa più prestigiosa. Tanta emozione e tanta psicologia in quest’ultima edizione del programma presentato da Milly Carlucci e Paolo Belli. Anche grazie alla presenza della criminologa (e un po’ psicologa) Roberta Bruzzone nei panni di opinionista. I concorrenti si sono raccontati con sincerità, aprendosi molto.
In primis Antonio Palmese. Alto un metro e novanta, è quello che è “cresciuto” di più artisticamente; non era facile muoversi con agilità e disinvoltura con la sua statura elevata, invece è stato sciolto. Forse avrebbe meritato di più.
Del resto alto era anche Oney. Ha avuto autoironia, si è cimentato in tante discipline ed ha convinto. Ha mostrato bravura e simpatia e tanta umanità. Soprattutto per il suo inno alla vita lo ribadiamo. É iniziato con la salsa in “Vivir mi vida”; è continuato con il charleston in “Get Lucky”; per poi proseguire con il
freestyle lento sulle note di “Che sia benedetta”. Per non citare il valzer in “Eppure sentire”, che gli ha regalato l’en plein del punteggio: 50, il massimo, 10 da ogni giurato per una sorta di standing ovation che è un inchino di fronte a chi sa ancora regalarsi e donare gioia, allegria, si ritiene fortunato nonostante tutto. Successi segnati sempre in coppia con Veera Kinnunen.
Il motto di Oney é: “Ricorda che un sorriso é il test più prezioso….trasmettere passione, allegria e amore é il miglior modo per farsi ricordare”. Questo racchiude in sé la dolcezza e la tenerezza del nome del campione cubano (se si aggiunge una ‘h’ in inglese diventa ‘honey’, che significa ‘miele’), alla profondità dell’attinenza alla realtà senza pessimismo, vittimismo, catastrofismo o auto-commiserazione di Veera, che rimanda alla vita vera. Splendidi anche nel merengue, sono stati premiati per la semplicità con cui hanno reso tutto facile seppure non lo fosse. Il premio alla passione per questo atleta paraolimpico, versione al maschile di Beatrice Vio, tutto sorriso e solarità, uno sprizzo di vivacità che ha ravvivato la trasmissione.
Altri importanti premi, però, sono stati assegnati nel finale del programma, che ha quasi voluto dare una nuova immagine di sé. Non contano solamente la tecnica e il talento, ma anche le emozioni, che vengono gratificate più di tutto il resto. Il classico e storico premio Aiello è andato a Sara Di Vaira e Martin Castrogiovanni. Ma, accanto a questo più tradizionale, è stato istituito quello denominato “emozione”, attribuito a Xenya per l’incontro con il fratello, che ha fatto commuovere giurati e pubblico. Infine, premio speciale della giuria a Simone Montedoro e Alessandra Tripoli.
Insomma molti i concorrenti che si sono messi in mostra e fatti notare per qualità più umane e non prettamente artistiche. Ma Oney Tapia avrebbe probabilmente vinto per la semplicità, genuinità, spontaneità, naturalezza, modestia e umiltà con cui si è posto. Per istintività con cui si faceva guidare dalla musica e da Veera. Per la disinvoltura del suo corpo in movimento, ma anche con cui ha saputo sostenere la compagna di ballo. E non perché è cieco, semmai quello è stato per lui un valore aggiunto (e non più un limite), che non ha potuto che fargli onore. Così come fa piacere che Xenya sia stata apprezzata per gli attimi di delicata sensibilità che ha saputo portare e non solo per la bellezza fisica, avvenenza che tra l’altro nessuno le nega. Abbiamo voluto ribadire i meriti e il giusto riconoscimento alla fatica di Tapia per mettere a tacere ogni polemica strumentale che possa essere sollevata (ma non crediamo assolutamente sia e sarà questo il caso), come spesso nascono dopo ogni finale di gara in cui i vincitori sembrano sempre aver ‘rubato’ quasi qualcosa. La conquista della coppa da parte di Oney probabilmente ha messo tutti d’accordo perché è un invito ad andare oltre i propri limiti e superare gli ostacoli senza lasciarsi scoraggiare. Non a caso Tapia ha dedicato la sua vittoria a tutti gli atleti disabili, ovvero diversamente abili e non persone con handicap impossibilitate in certi ambiti, ma che anzi possono fare tutto. E questo vale a vari livelli: non si può ballare se si è troppo alti (e invece Palmese lo ha fatto egregiamente); oppure se si è più robusti fisicamente (come il giocatore di rugby Martin Castrogiovanni che, al contrario, ha riscosso successo e ottenuto un alto indice di gradimento tra il pubblico).

Barbara Conti

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