lunedì, 24 luglio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Brexit, sempre più salato il conto per Londra
Pubblicato il 03-05-2017


maySul proscenio della Brexit, il Regno Unito ha scelto di recitare alla Ue la famosa commedia teatrale in tre atti scritta nel 1940 da Eduardo De Filippo : “Non ti pago”. Le interconnessioni tra politica e teatro e tra teatro e politica sono sempre esistiti, e forse inconsapevolmente i fautori della Brexit hanno scelto un’opera teatrale italiana.

Ironicamente verrebbe spontaneo chiedersi: “Ma allora gli inglesi che vogliono uscire dall’Europa non sanno fare a meno della cultura europea al punto che la mettono in pratica”. A parte gli scherzi, quando si toccano gli interessi economici, i fatti diventano molto seri e la conflittualità sorge spontanea.

Il ministro inglese per la Brexit, David Davis, ha replicato alle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times che ha ipotizzato in cento miliardi di euro la cifra che la Ue pretenderebbe da Londra. In un’intervista mattutina Itv, Davis ha detto: “Il Regno Unito pagherà ciò che è legalmente dovuto e non quello che vuole la Ue”. Ma quale sarebbe la differenza tra l’importo preteso dalla Ue e quello legalmente dovuto? E per quale motivo la Ue dovrebbe richiedere un importo diverso da quanto legalmente dovuto?

In conclusione, rispetto alle cifre circolate, il ministro inglese ha detto: “Non pagheremo cento miliardi di euro”. Il Financial Times nell’ipotizzare la cifra di cento miliardi ha preso in considerazione le richieste avanzate dagli Stati membri dell’Ue, in particolare da Francia e Germania. La stima è nettamente più alta rispetto a quella circolata finora di 60 miliardi di euro e riflette quello che il quotidiano finanziario descrive come “un indurimento” nella posizione negoziale.

Il Financial Times con le sue ipotesi ha sollevato un “casus belli”. Il coordinatore del Parlamento europeo per la Brexit, Guy Verhofstadt, in merito al conto che l’Ue vorrebbe fare pagare alla Gran Bretagna per l’uscita dall’Unione europea, ha affermato: “I media producono numeri, ma per quanto ne so non è mai stata menzionata una cifra”. Proseguendo ha anche detto davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera Europea: “Si è parlato di vendetta e di punizione , ma non si tratta per nulla di questo. Non ho mai divorziato ma in un divorzio ci deve essere un’accordo finanziario tra le due parti”. Verhofstadt ha anche sminuito il peso delle schermaglie dialettiche di questi giorni affermando: “Sono stato coinvolto in molti negoziati difficili, l’aumento della pressione che abbiamo visto di recente non mi sorprende. In ogni caso, la situazione non cambierà fino al 9 giugno dopo le elezioni in Gran Bretagna, quando inizieranno i negoziati veri”.

Il negoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier, illustrando la bozza di mandato a negoziare con Londra ha ribadito : “Il Regno Unito dovrà onorare tutti gli impegni finanziari presi in quanto membro. Non è una punizione né una tassa per l’uscita. Questa bozza di mandato a negoziare sulla Brexit è in linea con l’approccio in due fasi e si concentra solo sulla prima parte. Dimostra dove vogliamo arrivare. Quando avremo finito la prima fase di negoziati, la Gran Bretagna dovrà mettere molta energia e fare grandi sforzi su queste questioni. Alcuni hanno creato l’illusione che la Brexit non avrebbe avuto maggiore impatto sulle vite, non è il caso. Servono soluzioni, precisioni legali e questo richiederà tempo”.

La premier britannica Theresa May , rispondendo alla BBc ad una domanda sulla cena di lavoro della settimana scorsa, definita dai media fallimentare, col presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, ha detto: “Sarò durissima nei negoziati sulla Brexit”.

La Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, ripresa da Financial Times e Guardian aveva scritto che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è “dieci volte più scettico” rispetto a prima “su una soluzione positiva dei negoziati sulla Brexit con il Regno Unito”, e il suo entourage considera che la probabilità di un fallimento sia “superiore al 50%”. Juncker lo avrebbe spiegato alla cancelliera tedesca Angela Merkel, chiamandola la mattina dopo l’incontro con la May, a Londra la scorsa settimana.

Theresa May ha smentito seccamente la ricostruzione conflittuale fatta dal giornale tedesco Frankfurter Allgemeine della sua cena di lavoro della settimana scorsa con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e con il negoziatore Michel Barnier. In una nota diffusa da Downing Street la premier britannica ha liquidato le indiscrezioni al riguardo come “pettegolezzi di Bruxelles”. Al contrario, si ribadisce nel comunicato, il clima di quell’incontro è stato “costruttivo” e improntato a uno spirito di buona volontà. Diversa tuttavia la sensazione delle opposizioni britanniche, impegnate nella campagna elettorale in vista del voto politico anticipato dell’ 8 giugno. Per i laburisti di Jeremy Corbyn, la premier conservatrice sta trasmettendo quanto meno “messaggi ambigui” sul negoziato con l’Ue. Mentre per i liberaldemocratici europeisti di Tim Farron, May vuole portare di fatto il Regno verso “una disastrosa hard Brexit”.

“Lascio Downing Street dieci volte più scettico di prima” ha detto Juncker secondo il domenicale di della Faz. A Merkel, l’ex premier lussemburghese avrebbe spiegato che “May vive in un’altra galassia e si sta facendo illusioni”. Un portavoce della Commissione ha rifiutato di commentare, limitandosi a ricordare le dichiarazione di Juncker ai giornalisti a margine del Consiglio europeo di sabato, e cioè che l’incontro di Londra è stato “molto costruttivo”, si è svolto “in una atmosfera amichevole”.

Al Ft, un portavoce di Downing Street ha detto dal canto suo che quanto riportato dalla Faz non gli risulta: “Come la premier e Juncker hanno detto con chiarezza, è stata una riunione costruttiva in vista dei negoziati formali a breve”. Sempre secondo il giornale di Francoforte, May avrebbe lasciati allibiti Juncker e il capo negoziatore Ue Michel Barnier che lo accompagnava a Londra, affermando che legalmente il Regno Unito non deve nulla ai paesi dell’Ue in base ai Trattati (mentre si parla di un potenziale importo di 60-65 miliardi di euro).

La premier avrebbe anche detto che la questione dei diritti dei cittadini potrebbe essere risolta all’inizio dei negoziati, nelle prossime settimane al Consiglio europeo di Giugno, suggerendo che i cittadini Ue in Gb potrebbero in futuro essere trattati in base agli stessi diritti dei lavoratori stranieri nel Regno Unito. Juncker avrebbe risposto definendo lo scenario “problematico” in quanto i cittadini comunitari godono di una serie di diritti in più. “Credo che tu stia sottostimando ciò, Theresa”, le avrebbe detto il presidente della Commissione.

Un grande problema diplomatico si è aperto con la Brexit le cui implicazioni internazionali sono ben maggiori del previsto. La Brexit per il Regno Unito potrebbe rivelarsi una scelta infelice. I fautori della Brexit hanno fatto presa sull’elettorato inglese con una propaganda demagogica e populista. Il disegno velato di un progetto politico nazionalista si sta trasformando in un “boomerang”. Gli inglesi stanno prendendo coscienza che l’uscita dalla Ue produce più svantaggi che vantaggi.

Il Regno Unito rischia di sfaldarsi per le scelte autonomistiche dell’Irlanda del Nord che chiederebbe l’annessione all’Irlanda e della Scozia che rivendicherebbe di trasformarsi in uno stato sovrano.

La May, temendo di perdere consensi elettorali, ha preferito anticipare le elezioni. La parola finale spetterà ancora agli elettori del Regno Unito che a giugno potrebbero manifestare il loro ripensamento sull’azzardata scelta della Brexit basata su una stentata maggioranza.

Salvatore Rondello

.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento