giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

“Ci vediamo domani”: nuovi anziani, giovani eterni scopritori
Pubblicato il 22-05-2017


ci vediamo domani“Ci vediamo domani”, perché “Andiamo a quel paese”. Non è una conversazione tra amici per mettersi d’accordo e darsi un appuntamento; ma un modo per descrivere il film del 2013, per la regia di Andrea Zaccariello (il primo) con Enrico Brignano e Francesca Inaudi, con un’idea di base che ricorda quella ripresa nel secondo (del 2014, di Ficarra e Picone). Il concetto è che, in un’epoca in cui i dati Istat sulla disoccupazione non sono rassicuranti e il precariato é sempre più imperante, “bisogna inventarsi qualcosa” che sia quell’occasione tanto attesa di successo e riscatto. Così il protagonista, Marcello Santilli (Enrico Brignano), considerato un fallito dalla moglie Flavia (Francesca Inaudi) pensa di aver trovato la sua: aprire un’agenzia di pompe funebri in un paesino sperduto della Puglia dove vivono solamente ultra novantenni. Non ha considerato, però, che quei simpatici e vivaci vecchietti sembrano avere sette vite come i gatti e non essere destinati ad esaudire il suo sogno di avere un’attività florida, ricca e ben quotata. Man mano che entra in contatto con loro capirà molte cose sul senso della vita. Un’esperienza che lo metterà di fronte a diversi interrogativi, sul significato di immortalità e di eternità. Comprenderà davvero quale è l’elisir dell’eterna giovinezza che rende immortali questi anziani così attivi e longevi. Di sicuro -afferma- “c’è un’aria diversa in giro, non so se morale o no”, ma di certo differente con “una nuova moralità”; discutibile, forse non etica, in cui vigono diversi principi che dettano le nuove priorità. Allora, se non sembra più esistere neppure l’amore (la moglie lo molla per un altro, ovvero Gabriele Camicioli interpretato da Ricky Tognazzi), riscoprire i valori di una volta potrebbe aiutare. Ci si chiede: rivorreste indietro la vostra vita e il vostro passato? Perché, in fondo, è chi ha avuto il passato e lo ha mantenuto dentro sé e salvaguardato che può avere il futuro. “Non potete morire perché non avete rimpianti”, -si rivolge loro così Marcello, che pare quasi intendere più i principi morali di cui sono portatori che rivolgersi agli anziani-. “Siete già nell’eternità perché sapete che cos’è” – è la sua illuminante scoperta-: ovvero quel dirsi sempre ‘Ci vediamo domani’ (del titolo) prima di lasciarsi, dandosi appuntamento al giorno dopo; quasi a significare di esserci sempre, di sentire uniti come una famiglia, vicini e contenti di incontrarsi e di vivere e fare le cose insieme. Non si muore (soprattutto dentro) quando ‘non si ha più nulla da perdere’ (come chi sembra arrivato alla fine della sua vita), perché è in quel momento che si può avere ‘il coraggio assoluto di fare tutto’. Soprattutto, loro sanno godere in pieno della vita perché ‘non si possono raccontare loro balle sul futuro’. Ed è così che la verità è una sola: “per essere liberi oggi bisogna non possedere niente”. Quasi che l’unica cosa che si debba possedere é quell’essere ancorati ai valori di un tempo e la sola che valga, in una società materialista. C’è una povertà peggiore di quella economica o di lavoro, che è quella dell’aridità di cuore. Essere liberi dai preconcetti, dai pregiudizi, dal dominio del ‘dio denaro’, del guadagno facile, del ‘tutto e subito’ in una vita programmata e scandita da ritmi frenetici in giornate che sono routine sempre uguali. Poter apprezzare, invece, le piccole cose e ogni momento (anche quello più insignificante) senza troppi pensieri né preoccupazioni ne fa assaporare meglio il valore. Un’apologia dell’anzianità, mentre si cerca di capire cosa sia e resti per sempre. Ai tempi in cui c’è la riscoperta dell’agricoltura quale motore economico e degli antichi mestieri, gli anziani possono ancora fare scuola a tutti gli effetti e meritano non solo rispetto ma un ruolo guida in quanto vera risorsa sociale (le parole di Papa Francesco lo ricordano e anche il recente ‘reato di tortura’ sottolinea l’importanza del rispetto della dignità della persona umana). Tanto che, se oggi vige la fobia delle ruge, che si sfuggono ricorrendo sempre più comunemente al lifting, si arriva all’esplicito desiderio di voler invecchiare del protagonista Marcello Santilli. Ma il film non è solo un elogio del nuovo primato di ‘anziani giovani dentro’, ma è anche una pittura della società moderna con tutte le sue difficoltà e contraddizioni intrinseche, recenti e attuali. Una commedia realistica in cui l’impronta di realismo e comicità si sente forte ed è data dalla presenza di Enrico Vanzina e Alessio Maria Federici che ne hanno scritto il soggetto, a cui si è aggiunto Carlo Vanzina che ne ha firmato la sceneggiatura. Ma non intercetta solo i luoghi comuni sociali, ha persino la drammaticità e la teatralità di un’opera di teatro. Perché quest’ultimo è anch’esso una forma d’arte antica, ma sempre nuova e valida. Centrale è sicuramente il ruolo di Enrico Brignano (protagonista assoluto dell’interpretazione). Per questo “Ci vediamo domani” starebbe bene portato sul palco di un teatro, per un ‘one man show’ di Brignano, sullo stile di quei tanti monologhi impegnati cui ci ha abituati (persino al Festival di Sanremo). Con, ovviamente, l’allestimento di un’ambientazione semplice, essenziale, asciutta. Un uomo, chiuso dentro una stanza, seduto su una sedia a guardare tutto il mondo fuori che cambia da una finestra; e che magari comunica con le nuove tecnologie (computer e cellulare, oltre al tradizionale telefono). Per poi ritrovarsi nel finale tutti seduti a un tavolo a raccontarsi la propria vita, a rivelarsi le nuove scoperte fatte, se davvero tutto è cambiato e se il passato è veramente perso per sempre o può tornare. Ma soprattutto a confessarsi che nella vita bisogna essere sempre curiosi, osare, voler conoscere per sapere cose nuove. Quello ci fa sentire vivi. Sempre. Perché, per uscire fuori nel mondo, occorre prima essere pronti ad accogliere e far entrare dentro (sé) il ‘nuovo’ che c’è all’esterno. Per una storia individuale, universale e collettiva. “Ci vediamo domani”: appuntamento con la vita, con il nuovo e con l’esperienza saggia e molto educativa degli anziani.

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