mercoledì, 22 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

PATTO PER LA CRESCITA
Pubblicato il 24-05-2017


patto giovani disoccupazioneIn occasione dell’assemblea annuale della Confindustria, il Presidente, Vincenzo Boccia, ha lanciato appelli e proposte per le nuove sfide dell’industria nell’attuale fase storica caratterizzata da profonde innovazioni tecnologiche. Il Presidente Boccia ha lanciato un nuovo patto davanti a rappresentanti del Governo, della politica, del sindacato e delle banche: “Un patto di scopo per la crescita che coinvolga imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti, politica, banche e istituzioni finanziarie. Non un patto spartitorio dove ciascuno chiede qualcosa per la propria categoria. Ma il suo esatto contrario, dove ciascuno cede qualcosa per il bene comune. L’obiettivo è quello di inaugurare una nuova stagione di coesione agendo tutti insieme per il bene del Paese. Dobbiamo essere consapevoli di questa fase delicata della vita del Paese, abbiamo invertito la rotta, ma i divari aumentano: tra imprese, tra giovani e Società, tra cittadini. Da questa consapevolezza e dal timore che si possano fare passi indietro dobbiamo definire tra imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti, politica, banche e istituzioni finanziarie, un Patto di scopo per la crescita con l’obiettivo di uscire dalle criticità italiane e costruire un’effettiva dimensione europea”.

Parole commentate positivamente Riccardo Nencini. “Bene il ‘Patto di scopo’ per la crescita che coinvolga impresa e mondo del lavoro”. Ha detto il segretario del Psi. “E molto bene la proposta di azzeramento del cuneo fiscale per l’assunzione dei giovani. Quel che serve è costruire una ‘missione Paese’ condivisa da tutti i maggiori protagonisti”.

Continuando con l’ambizioso discorso, Boccia ha aggiunto: “possiamo andare oltre, verso nuovi e più alti traguardi. Ma per farlo non dobbiamo lasciare indietro nessuno. La nostra forza viene dal sentirci parte di una comunità e dal nostro agire collettivo. Del resto l’Italia è cresciuta di più quando più forte è stata la coesione sociale, che non significa annullare le differenze, ma dare a ciascuno la fiducia e gli strumenti perché possano essere superati”.

Dal palco dell’assemblea il presidente della Confindustria ha affrontato le problematiche della disoccupazione giovanile: “Il tema della disoccupazione dei giovani è una vera e propria emergenza e, pertanto, è necessario avviare una grande operazione per includerli nel mondo del lavoro”. Con questa premessa, Vincenzo Boccia, ha proposto di azzerare il cuneo fiscale sull’assunzione dei giovani per i primi tre anni, ma che successivamente andrebbe ridotto per tutti.

Boccia ha spiegato: “abbiamo il dovere morale, civile e politico di agire prima per le nuove generazioni. Servono misure non ordinarie”. Secondo Boccia “per costruire una società aperta e inclusiva dobbiamo cominciare dai giovani, dalle loro energie, dalla loro voglia di futuro. La poca occupazione giovanile è il nostro valore sprecato. Non possiamo rinunciare a coinvolgere i giovani, quelli che vanno a impiegare altrove le loro capacità e quelli che restano in attesa di un’occasione che non arriva. Per questo chiediamo di concentrare le risorse disponibili sull’azzeramento per tre anni del cuneo fiscale per le imprese che assumono giovani. L’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro deve avvenire nel settore privato, ma anche in quello pubblico dove una salutare iniezione di energie fresche e professionali non può che innalzare il grado complessivo di efficienza del sistema Italia, a beneficio delle imprese e dei cittadini. Combattere con una misura forte, diretta, percepibile, la disoccupazione dei giovani vuol dire restituire il futuro a un’intera generazione, vuol dire ancorare la società italiana ai valori della democrazia e dello sviluppo. Valori non negoziabili e non sostituibili”. Boccia ha anche citato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando afferma che “‘ogni persona disoccupata è un impoverimento per la società. E siamo con lui quando giudica inaccettabile che le nuove generazioni restino ai margini”.

Boccia sull’argomento dei giovani ha rimarcato: “Noi vogliamo aumentare le retribuzioni con l’aumento della produttività. E questo è possibile solo con una moderna concezione delle relazioni industriali. La strada maestra è quella dei premi di produttività, da detassare in modo strutturale. L’innalzamento della produttività deve essere il nostro faro”.

Qualche avvertimento di Boccia è arrivato anche per la legge elettorale: “La sfida del Paese è continuare lungo la strada delle riforme che significa non solo scriverle ed approvarle in Parlamento, ma anche garantire perseveranza e coerenza d’azione per far si che i comportamenti si adeguino alle nuove norme. Per vincerla servono governabilità e stabilità. Non abbiamo mai nascosto la nostra vocazione al maggioritario. Assecondare la tentazione proporzionalista, che oggi vediamo riemergere in molte proposte per la legge elettorale, potrebbe rivelarsi fatale per l’Italia. Comincerebbe una nuova stagione di immobilismo in un quadro neo corporativo e neo consociativo”.

Guardando al passato per arrivare al presente, secondo Boccia “gli ultimi 20 anni sono stati perduti. Restiamo impigliati nelle nostre croniche carenze strutturali, il tessuto sociale e produttivo rimane fragile. Siamo tornati a crescere, è vero, ma il divario con gli altri Paesi europei si sta allargando come accadeva prima della crisi. Una ripartenza c’è stata ma con un ritmo lento: saremo l’unico grande Paese in area Euro nel 2017 con un valore dell’attività più basso di dieci anni fa e, al ritmo dell’1%, non lo rivedremo prima del 2023”.

Nella sua analisi, il Presidente della Confindustria ha anche detto: “Dal 2000 a oggi il Pil italiano è rimasto invariato, contro il +27% della Spagna, il +21% della Germania, il +20% della Francia. Il reddito per abitante è ai livelli del 1998. Abbiamo ancora 4 milioni e mezzo di poveri e quasi otto milioni di persone a cui manca il lavoro, in tutto o in parte. Abbiamo un debito pubblico di quasi 2mila e 300miliardi di euro, che continua ad aumentare di anno in anno”.

Proseguendo, secondo Boccia, “Dal 2015 si sono create condizioni molto favorevoli. Avremmo dovuto premere l’acceleratore e recuperare velocemente il terreno perso con la doppia recessione, ma ciò non è avvenuto e la lenta risalita non va a beneficio di tutti. Il Pil italiano nel 2017 sarà ancora del 6% inferiore al livello 2007, dopo aver segnato -9% nel 2013”.

Ha concluso il Presidente della Confindustria con un messaggio a tutta la società italiana: “Recuperiamo lo spirito unitario, di Nazione, che tante volte abbiamo dimostrato di avere e che ci ha fatto raggiungere risultati importanti e superare gravi difficoltà”.

Con l’assemblea annuale del 2017, la Confindustria ha scaricato sulla classe politica tutte le responsabilità e continua a mantenere un atteggiamento condizionante per le scelte politiche future del Paese. Nulla ha detto sulle responsabilità dell’imprenditoria italiana protagonista delle esternalizzazioni e dei mancati investimenti nella ricerca scientifica e nel rinnovamento delle strutture produttive. Il mercato italiano è diventato terra di conquista dell’imprenditoria e della finanza straniera. Pochissime le aziende italiane che sono riuscite ad espandersi all’estero. Il Paese e gli italiani non possono accettare dalla Confindustria nessuna lezione morale. Le buone intenzioni manifestate dal presidente Boccia, non trovano ancora riscontro nella realtà dei fatti.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento