giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Confusione
Pubblicato il 25-05-2017


I servizi francesi sapevano del viaggio di Salman Abedi, il terrorista che ha causato l’orribile strage di Manchester, in Libia dove aveva preso contatto con l’Isis. Il ministro degli Interni francese Gerard Collomb per il secondo giorno di seguito conferma di avere notizie precise sul fatto che Salman Abedi dalla Libia si sarebbe mosso verso le province siriane in mano all’Isis. Perché non lo ha subito comunicato ai servizi britannici? Mentre é in corso l’inchiesta sulla carneficina si viene poi a sapere che a Dusseldorf é stato sventato un nuovo attentato della stessa rete, un piano micidiale che poteva portare ad un numero di morti simile a quello seminato a Parigi. Qui l’informazione giunta in Francia ha funzionato e i tre attentatori sono stati fermati e arrestati.

Il presidente americano Trump, in visita in alcune capitali europee compresa Roma, ha ufficialmente annunciato che anche la Nato, in quanto tale, prenderà parte alla coalizione anti Isis. Bene. Ma restano le incertezze, le contraddizioni, le debolezze finora mostrate nella guerra allo stato islamico, che continua a resistere a Mosul dopo mesi di assedio e detiene ancora la popolosa città siriana di Rakka. Ci sono evidenti conflitti finora insuperabili nella coalizione che combatte lo stato islamico per sottrargli il territorio occupato.

Innanzitutto la diversa configurazione religiosa delle dei militari. Tra le truppe che combattono da terra l’Isis gli Hezbollah e i Pasdaran sono sciiti e non operano sotto comando unificato, così come sciiti sono nella maggior parte i componenti degli eserciti iracheni e siriani. Però le località che devono essere liberate sono in massima parte composte da popolazioni sunnite, che desiderano liberarsi dall’Isis ma non sono disposti a finire sotto dominio sciita. Ricordava oggi Mario Arpino sul Quotidiano nazionale anche la dislocazione urbana dei miliziani dell’Isis che rende problematico un attacco globale senza seminare molte vittime civili e quel desiderio di morire da martiri dei jidaisti che certo non può essere preteso dai liberatori.

Poi ci sono i conflitti politici, che lo stesso Arpino richiama, quelli che producono rallentamenti nella conquista delle due città, Mosul e Rakka, che rappresentano ancora il simbolo di resistenza dello stato islamico. A Mosul turchi e curdi dovrebbero combattere insieme e invece si sfidano per evitare di entrare per secondi in città, a Rakka, in Siria, in attesa degli effetti degli accordi di Altana, russi, siriani di Assad, hezbollah, due fazioni di jidaisti ed undici fazioni di ribelli si sospettano l’un l’altro, sorvegliandosi. La coalizione eterogenea ha davvero bisogno di un punto di unificazione, di armonizzazione, di direzione. Dopo l’eclissi dell’Onu che scenda in campo ufficialmente la Nato può essere davvero necessario. Vedremo. La conquista dei territori occupati dall’Isis si rivela sempre di più, sia dal punto di vista politico, che economico, che psicologico, il passaggio indispensabile per la vittoria sul terrorismo.

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