venerdì, 23 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Corea del Sud: vince Moon, l’uomo del dialogo
Pubblicato il 09-05-2017


Presidential Election In South Korea

Moon Jae-In

Riuscirà il figlio dei profughi fuggiti dal comunismo a sanare la frattura che corre lungo il Trentottesimo Parallelo? Sessantaquattro anni, già avvocato per i diritti umani Moon Jae-In è il nuovo presidente della Corea del Sud. Il candidato del Partito Democratico rappresenta una svolta sulla scena politica di Seul, governata negli ultimi nove anni dallo schieramento conservatore. Moon ha già detto che vuole “aprire la porta a una nuova era, a nuovi politici e a una nuova nuova generazione” e ha puntato molto sulla lotta alla corruzione dopo gli scandali che hanno travolto Park-Guen Hee, la figlia dell’ex dittatore che a marzo ha subito l’impeachment ed è finita in carcere dopo mesi di proteste di piazza.

La prima tappa, il 17 aprile scorso, è stata una tradizionale roccaforte conservatrice, la città di Daegu nel sud del Paese, città natale dell’ex presidente Park. Quello di Moon, ha spiegato un esponente del suo partito poco dopo l’inizio della corsa alla Casa Blu (la Casa Bianca sud-coreana), è stato un segnale chiaro della volontà di “superare gli antagonismi regionali e diventare un presidente che ha il sostegno di tutto il Paese”.

Le sfide che Park dovrà affrontare sono anzitutto l’economia e le diseguaglianze sociali: in particolare il problema della disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 29 anni di età) che lo scorso anno sfiorava il 10% (9,8%), e la riforma del “chaebol”, le grandi conglomerate di Seul. Tra queste ci sono nomi noti in tutto il mondo, come Samsung (implicata nello stesso scandalo della Park), Lg, Sk e Hyundai. Moon ha svelato un piano di cento giorni per fare ripartire il mercato del lavoro e ha promesso di mettere in cima all’agenda di governo la creazione di posti di lavoro. Il prossimo presidente sud-coreano verrà osservato a livello internazionale, soprattutto per l’approccio che utilizzerà nei confronti della Corea del Nord.

Ai microfoni del Washington Post, il candidato del Partito Democratico sud-coreano aveva promesso una “soluzione ragionevole” sul Thaad, lo scudo anti-missile Terminal High-Altitude Area Defense system realizzato dagli Stati Uniti e installato nel sud-est della Corea del Sud alla fine di aprile, ma aveva evidenziato la carenza di procedure democratiche nell’installazione (iniziata di notte) che ha sollevato le proteste dei residenti. In particolare, la critica che viene fatta al Thaad è di essere stato installato prima che potessero essere svolte le procedure riguardanti l’impatto ambientale del sistema anti-missilistico.

Moon si è anche espresso con toni soft rispetto alla crisi nucleare nord-coreana, ribadendo di essere disposto a incontrare il leader di Pyongyang, Kim Jong-un, e che manterrà saldo il colloquio con gli Stati Uniti. “Penso di essere sulla stessa lunghezza d’onda del presidente Trump”, ha dichiarato, stupendo non poco i giornalisti del quotidiano statunitense. Il presidente degli Stati Uniti è “più ragionevole di quanto sembri”, ha proseguito. Moon è un sostenitore della ripresa del dialogo con Pyongyang per convincere il regime di Kim ad abbandonare i propri piani nucleari. Lo stesso regime di Pyongyang ha segnalato proprio oggi l’appoggio allo schieramento liberal di Seul dalle pagine del suo quotidiano più rappresentativo, il Rodong Sinmun, che ha chiesto agli elettori di non appoggiare i “burattini conservatori” di Seul. Oltre all’apertura sul piano diplomatico, il futuro presidente sud-coreano, secondo gli exit poll, è a favore della riapertura del complesso industriale inter-coreano di Kaesong, che sorge in territorio nord-coreano e al quale collaboravano fino allo scorso anno sia dipendenti del Nord che aziende del Sud della penisola. L’impianto è stato chiuso dalla Corea del Sud, dopo i vari test missilistici e i due test nucleari compiuti dal regime: per Moon, il complesso va non solo riaperto ma potenziato per incrementare la cooperazione con il Paese a nord del 38mo parallelo. Moon ha criticato l’approccio delle precedenti amministrazioni sud-coreane che, nonostante la linea dura nei confronti di Pyongyang, non sono riuscite a fermare lo sviluppo nucleare e missilistico del regime di Kim Jong-un e ha in più occasioni segnalato un possibile ritorno alla “sunshine policy” di cooperazione con Pyongyang, che ha avuto come esito più noto il premio Nobel per la Pace conferito all’ex presidente sud-coreano, Kim Dae-jun.

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