sabato, 25 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Falcone. 25 anni dopo, dalla gogna alla beatificazione
Pubblicato il 19-05-2017


giovanni-falconeSono passati 25 anni da quella strage che portò alla morte del giudice Giovanni Falcone e che scosse l’Italia intera, eppure come diceva lui stesso: “Gli uomini passano ma le idee restano”. Il Giudice che sfidò Cosa Nostra ha lasciato una coscienza civile nuova nel Paese, eppure quando era in vita non venne risparmiato da attacchi da ogni fronte, chi ricorda quegli anni, ricorda un giudice denigrato, isolato e più volte intralciato nel suo lavoro. Ma di buon grado chi è pronto a sparare è anche lo stesso che è pronto a rimpiangerti quando sei morto… e avevi ragione.
“Non ho mai sopportato chi ha un giudizio su di te quando sei vivo e un giudizio opposto quando sei morto. E non fa nemmeno penitenza. Pensa a Giovanni Falcone: attaccato in vita da certa sinistra, anche dalla tribuna autorevole del CSM, accusato per la sua collaborazione con l’allora Ministro di Giustizia Martelli, fatto oggetto di scherno – si, di scherno – dalle colonne di prestigiosi quotidiani. Chi non ricorda, rilegga. Appena saltato in aria, beatificato da chi l’aveva offeso.”. È l’attacco di Riccardo Nencini, segretario del PSI, a 25 anni dalla strage di Capaci, dove persero la vita Falcone, la moglie e tre uomini della scorta.
Non a caso lo stesso Claudio Martelli ricorda quegli anni scrivendo su il Quotidiano: “Mentre noi, dal governo, sviluppavamo la strategia che sgominò l’esercito mafioso l’Anm indisse uno sciopero generale contro la super procura e il suo presidente, Raffaele Bertone, la definì ‘un’altra cupola mafiosa di cui non si sente alcun bisogno’. E subito il Csm bloccò la nomina di Falcone a procuratore nazionale. Dopo la strage, lesti lesti, molti magistrati si ammantarono della memoria di Falcone. Anche quelli del pool Mani Pulite”.
Il segretario del Psi Nencini ha poi concluso, affermando: “Io non ho mai cambiato idea. Un servitore dello Stato, una persona perbene cui ho stretto la mano un paio di volte, proprio quando l’ombra dell’emarginazione si faceva più lunga. Un uomo in gamba. In vita prima ancora che dopo Capaci”.
A ribadire quanto aveva dovuto sopportare Giovanni Falcone, anche la sorella Maria che in un’intervista su Tv2000 afferma: “Tanti furono gli attacchi e le sconfitte, tanto che fu chiamato il giudice più trombato d’Italia e purtroppo lo è stato ed è stato lasciato solo”. Maria Falcone però conclude con ottimismo: “Ma il fatto stesso che i giovani continuino a vedere in lui l’esempio di un uomo che ha saputo sacrificare la sua vita per il bene comune, pure non essendo un fervente cattolico ma un laico che credeva nell’amore del prossimo, è bello ed emozionante”.

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