domenica, 28 maggio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

“Famiglia all’improvviso-istruzioni non incluse”, amare inaspettatamente
Pubblicato il 17-05-2017


famiglia-all-improvviso-l-emozionante-trailer-italiano-del-film-con-omar-sy-v3-287817“Famiglia all’improvviso-istruzioni non incluse” è uno di quei film che fa ridere e piangere, ma soprattutto sa stupire con un effetto sorpresa finale. A stravolgere tutto é più quello che non si sa che le certezze acquisite. Insegna come siano gli imprevisti a farci crescere e maturare, a responsabilizzarci, a farci capire cosa significhi prendersi delle responsabilità, a non avere paura oppure a come affrontarla nel migliore dei modi: con il sorriso e la fantasia. A come porsi di fronte alla malattia e persino davanti alla morte: sdrammatizzando e vivendo intensamente ogni momento come fosse l’ultimo. Non pensando, come uno stuntman che sta per schiantarsi con una macchina o per gettarsi nel vuoto dall’undicesimo piano per fare la controfigura in una scena che, più rischiosa é e più è sensazionale o “sublime”. Fare di ogni caduta una festa: questo rende immortali. Insegna che riuscire ad esserci sempre per una bambina che non sai nemmeno se sia la tua e di cui ti ritrovi all’improvviso a doverti occupare, questo significa essere un padre. E soprattutto un uomo vero. Vivere da persone libere non significa essere superficiali, perché la sofferenza si può nascondere anche dietro un sorriso. “Famiglia all’improvviso” (da non confondere con l’omonimo film del 2012, per la regia di Alex Kurtzman, dove a cambiare è il titolo originario in inglese di “People like us”) è anche una storia di una profonda amicizia, che tratta anche l’omosessualità, vista come una risorsa, un’ancora di salvezza più che un impedimento, un ostacolo o un limite. Per essere una famiglia (o dei veri amici) occorre prima innanzitutto sentirsi tali veramente.
Il titolo potrebbe essere fuorviante. “Famiglia all’improvviso-istruzioni non incluse” di Hugo Gélin potrebbe far pensare a un film che dica e mostri come si diventa una famiglia ai tempi moderni, in cui ne esistono migliaia di tipologie e quella allargata sembra essere quella che descrive meglio la realtà sociale e demografica che si presenta in uno scenario culturale come quello moderno, multiculturale e globale. Tuttavia non è solo questo il tema centrale. Il titolo si riferisce a “Instructions not included”, il film messicano del 2013 per la regia di Eugenio Derbez di cui è un remake. Invece il titolo originale di questo film francese è “Demain tout commence”, “Domani comincia tutto”. Infatti si parla di futuro, di guardare avanti sebbene il presente sia quello che conta. Se delle istituzioni ci sono, sono quelle per come diventare eterni e inseparabili. Non ci sono regole su come fare il padre o la madre od essere un buon genitore, perché genitori non si nasce (imparati) lo si diventa. Come si vede si va ben oltre il concetto di famiglia.
Non solo. L’altra idea e impressione fuorviante che ne può sorgere è che tutto sia incentrato su una concezione di paura e che tutto il film sia concentrato in un racconto di formazione persino a lieto fine, dove tutto finisce bene “e vissero felici e contenti”, una volta ripristinato l’equilibrio e chiuso il cerchio che ha portato a ricongiungere chi sembrava destinato ad essere separato e invece rimarrà per sempre insieme. Così non è. Si parte certo dalla definizione di paura, subito in apertura. Il protagonista stesso descrive il momento in cui -da piccolo- il padre gli disse: “Chi ha paura di qualcosa dà a questa paura un potere immenso; è come un animale, che può essere addomesticato o ucciderti”. E lui confessa: “non ho capito cosa volesse dire, ma ho compreso che quel giorno voleva diventassi un uomo”.
Ma quello che si va ad affrontare sono i rapporti sociali a tutto tondo, di un gruppo che affronta insieme i problemi e si relaziona; impara ad entrare in contatto con l’altro, scoprendo aspetti inediti di sé e di chi ha incontrato nella sua vita. Ognuno dà il suo contributo a suo modo. Non è solo la storia di un padre e di una figlia o di una coppia e un eventuale triangolo aggiuntivo che si venga a creare. Non è una semplice favola moderna, la classica commedia realistica melodrammatica. Certo gag divertenti non mancano a causa della scarsa conoscenza scolastica dell’inglese da parte del protagonista. Se con un corso di lingua questa si può imparare, quello che non si può insegnare né apprendere é ad amare a prescindere dai legami di sangue. Quello raccontato è un tipo di amore che va oltre tutto: l’amore incondizionato. Per una storia attuale in una realtà mitteleuropea. Da Parigi a Londra. La conclusione è che, se una paura da temere c’è, non è quella del rischio o del pericolo, ma quella di non vivere: persino la paura di morire è nulla in confronto a quella. Così come per essere felici basta poco e non occorrono eventi eccezionali. Il film parte un po’ in sordina e tutto sembra far intravedere che sia destinato a rivisitare molti luoghi comuni. Invece, ben presto, sfaterà tutti i cliché. Con la semplicità con cui si parla ai più piccoli, come una bella fiaba letta a un bambino.
Il protagonista è Samuel (Omar Sy), un apparente immaturo latin lover, che ama spassarsela con diverse donne senza mai
legarsi, inaffidabile anche sul lavoro. Vive nel Sud della Francia e non è di certo il ritratto della costanza e dell’attendibilità. Finché, da Londra, non ritorna una sua ex: Kristin (Clémence Poésy), con tanto di figlia a carico che gli dice sia sua. Gli lascerà la piccola Gloria (Gloria Colston), per poi scomparire. Lui deciderà di andarla a cercare nella capitale della Gran Bretagna. Non la troverà e lui perderà anche il suo precedente lavoro. Poi a Londra diventerà uno stuntman dopo aver incontrato nella metropolitana Lowell (Ashley Walters), visibilmente gay. Alla figlia manca la madre e così si inventerà finte mail inviate dalla mamma in giro per il mondo quale agente segreto. Così come dirà bugie alla preside della scuola della figlia (Miss Appleton alias Anna Kottis), che porta sul set, per le assenze ingraziandosela con segreti in anteprima sulla serie che gira come stuntman. Così ci si interroga se quella sia un’educazione, se lui sia veramente in grado di fare il padre, se sia giusto mentire a fin di bene e ne valga la pena per regalare in un sorriso. Anche fosse per poco tempo. Che cos’è allora davvero la felicità? Due persone bastano? Intanto, dopo otto anni trascorsi così, ritorna all’improvviso Kristin con il suo nuovo compagno Bernie (Antoine Bertrand): chiede l’affidamento, ci sarà un processo e vorrà il test di paternità. Inoltre uno dei due (tra Samuel e Gloria) si scopre essere malato. Insomma ne accadono delle belle che stravolgono continuamente gli eventi.

Barbara Conti

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento