lunedì, 25 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Germania. Dopo l’exploit la lenta discesa di Schulz
Pubblicato il 16-05-2017


schulz-620x372Tutto cambia per non cambiare mai. Quattro mesi fa, quando l’ex-Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz divenne il candidato cancelliere dei socialdemocratici, la SPD ha vissuto un’improvvisa ascesa nei sondaggi elettorali che la hanno visto superare, anche se solo brevemente, la CDU dell’”eterna Cancelliera” Angela Merkel. Una boccata d’aria per il centro-sinistra tedesco ribattezzato, appunto, “Effetto Schulz”.

Prima della scesa in campo dell’ex-Presidente del Parlamento UE, la SPD era, infatti, relegata ad un modesto 22% complice, innanzitutto, una leadership poco ispirata – quella del Ministro dell’Economia Sigmar Gabriel – e il logoramento portato da quattro anni al governo come partner di minoranza della CDU all’interno della Grande Coalizione.

Per risollevare il partito e portarlo alla vittoria alle prossime elezioni del settembre 2017, serviva una persona esperta, ma lontana da Berlino e non “contaminata” dalla collaborazione con i cristiano-democratici, qualcuno capace di riportare la base al voto oltre a garantire una caratura internazionale al partito: il perfetto ritratto di Martin Schulz.

Per un po’ ha funzionato e Schulz sembrava aver veramente trovato la ricetta per rompere il circolo vizioso della Grande Coalizione – otto anni su dodici più svariati altri nei governi dei singoli Land – e riportare la SPD al governo del paese alleandosi con Grünen (Verdi) e Linke (la Sinistra) A fine febbraio il partito era tornato al 30% e a marzo i conti con la CDU sembravano pareggiati,  poi, però, è arrivata la primavera e con essa le elezioni regionali in tre stati guidati dalla SPD: Saarland a fine marzo, Schleswig-Holstein e Nordrhein-Westfalen a maggio.

In Saarland e Schleswig-Holstein i socialdemocratici hanno perso rispettivamente il 5 ed il 3 percento dei consensi, diventando partner di minoranza della CDU nella Saar e rischiando di finire all’opposizione nel nord del paese. Ancora peggio è andata in Nordrhein-Westfalen, stato tradizionalmente socialdemocratico e, soprattutto, regione di origine dello stesso Martin Schulz. Qui domenica 14 maggio la SPD ha perso quasi l’8% dei voti passando all’opposizione e segnando il peggior risultato nella storia del Land.

La tentazione per la dirigenza SPD sarebbe di bollare le tre sconfitte come episodi locali, ma la situazione è simile in altre regioni. La CDU è solidamente il primo partito in 9 stati su 16 ed anche in quei Land dove governano i socialdemocratici, i sondaggi– fonte Frankfurter Allgemeine Zeitung – attestano un trend elettorale negativo. Inoltre in quattro stati la SPD non è neanche il secondo partito, surclassata dai Verdi nel ricco Baden-Württemberg, dalla Sinistra e dai populisti dell’Alternativa per la Germania (AfD) in Turingia, Sassonia e Sassonia-Anhalt.

A livello nazionale, questo corrisponde ad un modesto 27% delle intenzioni di voto, 10 punti in meno della CDU (37%) e 6  rispetto ai sondaggi, trionfanti, di marzo. In più, un dato vicino a quello che era attribuito al partito sotto la guida dell’ex-segretario Gabriel, come a dire la leadership è cambiata, ma la fiducia degli elettori tedeschi nella SPD, no. Qualora i dati venissero confermati a livello federale, i socialdemocratici non solo non avrebbero i voti per costituire un governo, ma potrebbero ritrovarsi all’opposizione di un quarto governo Merkel, stavolta composto, però, da CDU, Liberali e, possibilità non remota, Verdi.

Molte sono le cause della crisi della candidatura di Martin Schulz, a cominciare dal suo programma. Schulz starebbe commettendo lo stesso errore del suo predecessore in Germania, ovvero focalizzarsi sulle politiche per il lavoro mettendo in secondo piano, come sottolinea Jasper Von Altenbockum sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, temi come la sicurezza, l’educazione e la crescita economica: punti di forza della CDU di Angela Merkel. L’analisi sembra confermata da un sondaggio della televisione di stato ARD, per cui, a fronte di un programma incentrato sul lavoro e le politiche sociali, il 45% degli intervistati ha dichiarato di aspettarsi di più da Schulz soprattutto su economia e sicurezza.

Il problema, sia per Schulz che per la SPD, è lo strano rapporto che sussiste fra il partito, la base e il resto dell’elettorato a riguardo dell’Agenda 2010 e della sua eventuale riforma. Approvata dall’ultimo governo socialdemocratico guidato da Gerhard Schröder, l’Agenda fu il risultato di una complessiva opera di riforma del mercato del lavoro e dello stato sociale fatta con l’obiettivo di aumentare l’occupazione, favorire la reintroduzione nel mercato dei disoccupati e garantirne la sussistenza.

A 12 anni dalla sua attuazione, l’Agenda è diventata uno – se non IL – pilastro della politica economica della CDU oltre che il bersaglio preferito della sinistra socialdemocratica e nazionale, per cui il pacchetto di riforme sarebbe il principale responsabile dell’aumento dell’iniquità sociale e della sotto-occupazione dei giovani tedeschi. Una parte consistente dell’elettorato socialdemocratico si è staccato dal partito in seguito all’Agenda 2010 ed è per questo che, per vincere e uscire dal cono d’ombra della CDU, la dirigenza socialdemocratica ha scelto di concentrarsi proprio sull’Agenda, cercando di proporre l’immagine di un partito di sinistra per e con i lavoratori opposto ed alternativo al partito “borghese” di Angela Merkel. Proprio qui entra in scena Martin Schulz.

L’uomo è noto per la sua retorica effervescente, l’ampia preparazione politica ed il suo auto-definirsi “un uomo del popolo” per via delle origini modeste. Non guasta la sua caratura internazionale forgiata in anni di servizio in Europa: in pratica il “salvatore della patria” socialdemocratica capace di riunificare il partito e non a caso eletto ai suoi vertici con il 100% dei voti. Schulz, diventato segretario, parte subito all’attacco dell’Agenda 2010, promettendo correzioni, maggiori sicurezze per i disoccupati e l’abolizione dei contratti a tempo determinato se non motivati.

Proposte concrete per arginare il costante impoverimento dei lavoratori tedeschi, ma considerate, a sinistra, troppo blande e rischiose al centro. Una riforma, inoltre, che costerebbe molto alle finanze tedesche. Per questo, come certifica il sondaggio ARD, il 66% degli tedeschi non avrebbe idea di come Schulz intenda mettere in atto le sue riforme.

Il risultato è che Schulz, in questo momento, è un candidato intrappolato da se stesso, dal proprio programma e dalle aspettative degli elettori. Il concentrarsi sul mercato del lavoro lo ha fatto mettere di traverso rispetto sia alla sinistra che al centro dell’elettorato allontanandolo dal suo punto di forza, ovvero la politica europea ed internazionale, a cui stanno contribuendo le elezioni regionali.

Gli altri temi, quali appunto le infrastrutture, lo sviluppo e la crescita dell’economia tedesca, la NATO e la sicurezza, rimangono secondari, così come la decentralizzazione dell’Unione Europea, riforma sostenuta dalla maggioranza dei cittadini tedeschi.

Mentre Schulz si ritrova, quindi, a fare campagna elettorale nella provincia tedesca, Angela Merkel può appropriarsi della scena europea, incontrare il Presidente francese Emmanuel Macron – eletto da Schulz quale suo partner per la riforma dell’Europa – e spostare l’attenzione sulla sicurezza o sull’aumento degli investimenti in Germania. Questo ai danni del candidato socialdemocratico che da cavallo vincente, si è ritrovato azzoppato a pochi mesi dal voto e costretto per la terza volta in pochi mesi, a complimentarsi per le vittorie regionali della CDU.

Tutto cambia, quindi, per non far cambiar niente e dopo la sbronza pro-Schulz tardo invernale, la primavera dimostra che il giorno dopo le elezioni di settembre, i tedeschi si potrebbero risvegliare come sempre negli ultimi 12 anni: con Angela Merkel come cancelliere.

 

Fonte: il Caffè e l’Opinione

Simone Bonzano

Nato a Genova, ligure trapiantato prima a Torino e poi a Berlino, dove scrivo di cronaca cittadina e, per Avanti, dei fatti della politica tedesca.

More Posts

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Tutto vero, ma un partito non può avere solo come obiettivo quello di vincere le elezioni e la Spd, come altri partiti socialisti, non può ridursi a scimmiottare la destra (come fa il Pd renziano) per arrivare al governo. La sinistra ha dei valori e degli ideali da sostenere e difendere e il giudizio su Schulz va dato dopo le elezioni. Parte con un handicap notevole perché Merkel è Cancelliere e gode di un palcoscenico mediatico continuo. Ora dovrà preparare il programma e certamente terrà conto anche dei temi dove è più debole nel confronto con la Cdu-Csu.
    Comunque se la Spd arriverà solo al 27%, saranno sempre 5 punti in più di quelli che aveva.
    Auguri di buon lavoro al compagno Schulz.

Lascia un commento