sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Gli studi e gli scritti su Gramsci, tra fanatismo e pregiudizi storici
Pubblicato il 08-05-2017


gramscimonPiù gramsciano che «gramsciologo», Angelo d’Orsi ha realizzato il sogno della sua vita, quello di pubblicare una «una nuova biografia» di Antonio Gramsci (Feltrinelli, Milano 2017, pp. 391). L’avvertenza iniziale, che si tratti di un lavoro «non riducibile a nessuna “ortodossia”» (p. 10), è smentita dall’intero volume inficiato da pregiudizi storici, da analisi superficiali e da gravi errori interpretativi. Nella premessa egli dichiara con sicumèra di voler «ottemperare» ai «dettami espressi in una nota del Quaderno 4», cioè alle «quistioni di metodo» adottate da Gramsci «col massimo scrupolo di esattezza, di onestà scientifica, di lealtà intellettuale, di assenza di ogni preconcetto ed apriorismo e partito preso» (p. 9).
In realtà l’Autore evade completamente il metodo di Gramsci sin dalla premessa, là dove riporta una sua nota che non si ritrova nel Quaderno 4, ma nel Quaderno 16 (cfr. A. Gramsci, Quaderni del carcere, III, Torino 1975, pp. 1840.1841). L’annuncio di novità, attribuito a «nuove acquisizioni documentali, nuovi studi, nuove visioni di problemi», non corrisponde ad una narrazione biografica che ripercorre «per intero i quarantasei anni di vita di Antonio Gramsci» (p. 10). Circondato da uno stuolo imponente di vestali, adibite alle ricerche bibliografiche e al reperimento del materiale, l’Autore ci ripropone una figura stantia e stereotipata del pensatore sardo.
Nella prima parte intitolata «Nell’isola (1891-1911», di cui ci occupiamo in questo articolo, egli si sofferma sulle origini della sua famiglia (pp. 15-53), sottolineando la situazione economica della Sardegna, dove essa si era trasferita dall’Albania, ossia dal «Principato di Gramsch» (?, p. 20) dopo vario peregrinare in Calabria e in Campania. Il quadro generale dell’Isola, presentato con una doppia «WW» incomprensibile (p. 16) è tratto dai resoconti di viaggi e di libri mai letti dall’autore che utilizza Wikipedia come una fonte attendibile e di sicura «probità» scientifica. Autore del volume Voyage en Sardaigne, ou description statistique… (1826) è Alberto Della Marmora, che ci offre un «saggio-resoconto» segnalato nel 1841 sul periodico «Il Politecnico» con il titolo Della Sardegna antica e moderna: troppa fatica consultare il fascicolo della rivista per il cattedratico torinese, che avrebbe potuto optare nella consultazione per l’antologia pubblicata da Bollati Boringhieri (Torino 1989, pp. 660-716), cui risulta che esso fu pubblicato anche a Torino dall’editore Bocca. Per dare un quadro meno superficiale della situazione economica della Sardegna avrebbe potuto trovare notizie anche nel volume di John M. Cammet su Antonio Gramsci e le origini del comunismo (Mursia, Milano 1974, pp. 17-29), tradotto da Domenico Zucàro, stranamente non indicato nella bibliografia: eppure si tratta dello storico che per primo ha curato una vera Bibliografia gramsciana 1922-1988 (Editori Riuniti, Roma 1991), diversa da quella superficiale curata dal Nostro con il pomposo titolo “BGR Bibliografia Gramsciana Ragionata, 1 1922-1965, viella, Roma 2008)
Ad onta dello scrupolo gramsciano di esattezza è citato anche un breve saggio intitolato Balbi, Romagnosi e Cattaneo. Sulla nascita dell’antropologia italiana del Secondo Ottocento, apparso sulla rivista «La rivista folklorica» (novembre 1991, n. 24, pp. 121-129) di Sandra Puccini e presentato in modo erroneo come libro (p. 16, nota 6; p. 17, nota 12), senza alcuna esistenza delle pagine 70 e 25 e riferimento alla «fusione tra narrazione di invenzione e racconto di esperienze concrete» (p. 16).
I riferimenti all’antropologia criminale e agli studi di Paolo Orano, di Alfredo Niceforo ed Enrico Ferri dimostrano scarsa dimestichezza con i testi di questi autori, già sottoposti ad aspre critiche da parte di Napoleone Colajanni e di Francesco Saverio Merlino prima di Gramsci. L’analisi della genealogia della sua famiglia non comprende alcun elemento nuovo e le notizie sono tratte dalla testimonianza di Teresina Gramsci (cfr. Gramsci vivo, Milano 1977, pp. 27-39) e dalla Vita di Antonio Gramsci (Bari 1966, pp. 9-16) di Giuseppe Fiori. Da questa biografia sono tratte le notizie sull’infanzia di Antonio Gramsci, il suo battesimo per mano del reverendo Sebastiano Frau (Fiori-p. 12, d’Orsi-p. 22), il nome del padrino Francesco Puxeddu (Fiori-p. 13, d’Orsi-p. 22), la residenza dei Gramsci a Ghilarza, le disavventure giudiziarie del padre, la sua condanna e l’arresto avvenuto il 9 agosto 1898 (Fiori-pp. 15-16, d’Orsi-p. 27).
A questo ampio utilizzo si unisce la stranezza dell’Autore, che richiama le «ricerche e le intuizioni» di Joseph Buttigieg e Dante Germino per confermare la malattia del morbo di Pott che colpì Gramsci in tenera età (p. 24). La notizia, nota da sempre, era stata diagnosticata il 18 aprile 1933 dall’ispettore sanitario fascista e comunicata da Gramsci il 23 dello stesso mese alla cognata: egli «ha accennato a ciò: che io avrei sofferto da bambino il morbo di Pott, di cui ho sentito parlare per la prima volta» (cfr. A. Gramsci, Lettere dal carcere 1931-1937, Palermo 1996, p. 706).
Il secondo capitolo, dedicato a «L’infanzia di Nino» (pp. 28-41), è impostato noiosamente con notizie quasi sempre tratte dalla testimonianza di Teresina Gramsci e dalla biografia di Giuseppe Fiori. Altri riferimenti alla vicenda esistenziale di Gramsci sono tratti dai volumi di Salvatore Francesco Romano e di Aurelio Lepre, ma con un uso strumentale ad una trama narrativa ripetitiva e priva di elementi innovativi. Un elemento nuovo, che sottoponiamo ai vari gramsciani sparsi sul territorio nazionale, potrebbe essere quello reperibile nella lettera di Gramsci alla madre, quando egli il 15 giugno 1931 le scrive: «Dunque se ci hai aiutato a imparare a scrivere (e prima ci avevi insegnato molte poesie a memoria; io ricordo ancora Rataplan e l’altra “Lungo i clivi della Loira – che qual nastro inargentato – corre via per cento miglia – un bel suolo avventurato”) è giusto che uno di noi ti serva da mano per scrivere quando non sei abbastanza forte» (lettera di Gramsci alla madre, in A. Gramsci, Lettere dal carcere 1931-1937 cit., p. 427 e citata in modo erroneo nelle pagine 425-426 da d’Orsi). Oltre a sbagliare la pagina, l’Autore cita un passaggio del brano con la dicitura «nastro argentato», senza indicare che esso è forse ricordato male da Gramsci e senza che il cattedratico gramsciano si sia impegnato nella ricerca dell’autore della celebre poesia. Se avesse letto con attenzione le note, d’Orsi avrebbe appreso che l’autore è Arnaldo Fusinato (1817-1888) e che la poesia si trova così formulata: «Sulle rive della Loira, che qual sciarpa inargentata solca via per cento miglia Una terra avventurata Leva il capo allegra e bella Di Somùr la cittadella» (cfr. Poesie illustrate, vol. II, Carrara Libraio ed editore, Milano1868, p. 143).

Nunzio Dell’Erba

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