domenica, 23 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

I banchieri hanno “ucciso” l’impresa e il lavoro
Pubblicato il 09-05-2017


Sempre più spesso sono tentato di non occuparmi più di banche e banchieri, peraltro una decisione che potrebbe lasciare intendere che sono stato comprato, com’è che si dice? “Meglio essere invidiati che compatiti!”. Oppure farei felici le tante persone a cui sono antipatico, quelle che godrebbero nel pensare: “hai visto? Lo hanno punito!”. Invece, niente di tutto questo, la decisione va maturando perché i fatti accaduti pare non interessino nessuno, nemmeno tutti i cittadini che, in un modo o nell’altro, sono stati “mortificati” dai funzionari di banca che ancora salutano con deferenza.

Ma soprattutto vorrei smettere di scrivere perché ho annoiato me stesso, è frustrante dialogare con dei muri di gomma. Il mio intendimento era di andare oltre le finzioni della politica e l’indifferenza dei segnalati alla “Centrale Rischi”. Però mentre capisco la politica, non comprendo chi ha subito l’onta della povertà per colpa delle “banche truffatrici”. Quello che è successo nel nostro Paese ha davvero dell’incredibile, e non capisco perché la gente non reagisce? A volte mi chiedo se è ricattata, o se non hanno sudato i soldi che hanno perso! Lo chiedo perché milioni di correntisti gettati nella spazzatura sono una quantità spropositata di episodi tutti da “Rivoluzione francese”. E nessuno di loro, a parte i cartelli di protesta, ha reagito!

Intanto, migliaia di funzionari, amministratori di banca, che hanno provocato il dissesto finanziario del Paese, non vengono puniti. Anzi, li premiano, passano da un’istituto di credito all’altro con stipendi raddoppiati e incarichi di maggior prestigio. La storia è sempre quella, le persone si infuriano in privato, come volessero spaccare il mondo, poi quando chiamate in pubblico per metterci la faccia si tirano indietro. Se è così, come lo è, hanno fatto bene le banche, e ancora di più i banchieri, a metterli in mezzo alla strada. A volte quasi mi viene voglia di fare tifo per loro, e chiedere scusa se in questi quattro anni mi sono tanto appassionato all’argomento banche: pensavo ne valesse la pena!

Pensavo ne valesse la pena per le imprese che non riescono ad anticipare le fatture per pagare i dipendenti; ne valesse la pena per gli artigiani che producono le cose più preziose; ne valesse la pena per i commercianti i quali devono rifornire i magazzini; ne valesse la pena per le grandi imprese che si devono approvvigionare di materie prime; ne valesse la pena per le famiglie in difficoltà che magari hanno bisogno di una visita medica e non possono pagare il ticket. Mi chiedo se sia ancora il caso di parlarne; mi chiedo dove sono queste persone, e anche se esistono davvero, e se esistono chi le finanzia? Possibile che tutto sia ancora nelle mani di quel migliaio di “incompetenti” che hanno affossato l’economia italiana?

L’assurdo è che nessuno ne parla in termini propositivi, tutto tace! Tutto tace da parte delle Associazioni di categoria; tutto tace da parte di Confindustria; tutto tace da parte dei sindacati; tutto tace da parte dei politici indebitati; tutto tace perché tantissime aziende e persone sono indebitate e “ricattate” dal sistema bancario. Ancora una domanda, come uscire da questo empasse? Certo non se ne esce ognuno per se’, proprio perché attraverso questo sistema hanno ingannato con promesse che sapevano di non poter mantenere. Ora la maggior parte della gente lavora in nero, e molte attività produttive si sono associate per disperazione alla Mafia S.p.A. Tutto questo sta distruggendo l’economia italiana! Dentro il sistema credito si è insediata la corruzione, e l’usura di ultima generazione è promossa da molti istituti di credito.

Angelo Santoro

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Commenti all'articolo
  1. Stimatissimo Dottor Santoro
    La sua tentazione di mollare è comprensibile, ma è grazie a persone come Lei che c’è ancora la speranza che vale la pena battersi per la tutela degli “Interessi comuni”.
    Fortunatamente non siamo più nel Medio Evo, seppure, come allora, ci sarebbero molti banchieri (e non solo) che desidererebbero bruciarla per farne scomparire le tracce.
    Quando chi presiede con la Politica le Istituzioni dello Stato afferma che una Banca non può essere fatta fallire come una qualsiasi Azienda, perché è un meccanismo integrante del Sistema economico da tutelare, perché salvando essa si tutelano milioni di risparmiatori e di attività economiche, mi rendo conto quanto sia ardua la difesa degli “Interessi comuni”.
    Non sono un economista, ma quando Lei, nell’Usura di ultima generazione, cita come esempio l’etica di banchieri come Carli e Banfi, ricordo che questi onorati cittadini della Repubblica presiedevano una Banca d’Italia che era in mano alle Istituzioni che le avevano affidato anche il compito di sovraintendere sulle Banche proprio per tutelare i risparmiatori e il sistema economico del nostro Paese.
    Nel momento che le Istituzioni si sono “prostituite” alle Banche facendo si che la le Banche divenissero proprietarie della Banca d’Italia, questa sua funzione di tutela e di governo istituzionale sul Sistema bancario è andato via via scemando.
    Solo la Politica, che nell’ordinamento costituzionale presiede con il Parlamento all’attività legislativa, può ora essere in grado di ripristinare antiche e nuove tutele a vantaggio dei risparmiatori e del tessuto economico.
    Si candidi pertanto per diventare un parlamentare della Repubblica ricercando il consenso degli elettori attraverso queste istanze degli “Interessi comuni”.
    Anch’io soverchiato da tante delusioni, tante volte ho sentito il desiderio di mollare. Se non avessi trovato l’Avanti on line che riesce ancora a dare Voce a un socialista, forse l’avrei fatto e non avrei potuto così conoscere anche una persona come Lei e le battaglie che conduce e a cui chiedo di non rinunciare come tanti cittadini che ancora credono nella possibilità che vale la pena battersi per cambiare le storture e le ingiustizie esistenti.
    Con una forte stretta di mano da Nicola Olanda

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