domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Il ‘bonus mamma’ futura da giovedì 4 maggio scorso è diventato realtà
Pubblicato il 15-05-2017


Lavoro irregolare

RISCHI PER IL DIPENDENTE

Cosa si rischia a lavorare in nero? Una domanda che, purtroppo, ci si fa spesso quando si accetta – per necessità e non certo per complicità con il datore di lavoro – un posto di lavoro irregolare, ossia non denunciato all’ufficio del lavoro, con pagamento di retribuzioni senza applicazione del contratto collettivo, ma soprattutto senza contributi e altre indennità previste per legge. Con non poca sorpresa, a ben vedere, si scopre che le conseguenze negative per il dipendente non sono meno gravi di quelli per l’azienda. E a ricordarlo è una recente sentenza della Cassazione che fa il punto della situazione sul lavoro in nero e sui rischi per il dipendente. Ma andiamo con ordine. Non c’è bisogno di rammentare le sanzioni che rischia il datore di lavoro nel caso di lavoratore non “denunciato” all’ufficio competente. Si tratta di conseguenze economiche di non poco conto che, però, richiedono sempre l’intervento degli ispettori. Se le autorità non effettuano alcun accesso in azienda e conseguente accertamento, la situazione irregolare continua a permanere impunemente. Invece, per il dipendente, le conseguenze del lavoro in nero sono immediate e automatiche. La prima di queste è che il lavoratore, benché accampi comunque il diritto a essere regolarmente retribuito nonostante la situazione di irregolarità, non ha invece la possibilità di chiedere all’Inail il risarcimento per il cosiddetto infortunio in itinere (ossia quello che si verifica nel percorso casa-lavoro). Inoltre, in caso di cessione dell’attività da una società a un’altra non ha il diritto a proseguire il lavoro presso la nuova azienda come invece la legge prescrive. C’è poi il capitolo penale: il dipendente in nero che, risultando formalmente disoccupato pur prestando lavoro irregolare, percepisca l’assegno di disoccupazione, commette il reato di «falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico», nel dichiarare il proprio stato di disoccupato all’Inps. La pena consiste nella reclusione fino a 2 anni. Inoltre, per aver indebitamente percepito erogazioni ai danni dello Stato, si rischia, oltre alla restituzione di tutte le somme percepite a titolo di Naspi dall’Inps, la reclusione da sei mesi a tre anni. Quantomeno il lavoratore in nero non rischia lo stipendio: questo gli deve essere comunque corrisposto dall’azienda e, se ciò non avviene, è diritto del dipendente agire in causa contro il datore per ottenere tali differenze retributive. Il codice civile infatti stabilisce che la nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione (salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa). Con la conseguenza che, anche se viene accertata l’irregolarità della prestazione lavorativa, perché non denunciata al centro per l’impiego, il dipendente in nero può ugualmente agire davanti al giudice per ottenere il pagamento delle buste paga. Cosa rischia il dipendente in nero se fa causa all’azienda? Nulla, sotto il profilo amministrativo o penale. Difatti, come abbiamo visto, le conseguenze del lavoro irregolare per il dipendente si limitano solo all’aspetto civile (impossibilità di chiedere il risarcimento all’Inail per l’infortunio e di ottenere l’assunzione dalla nuova società nell’ipotesi di trasferimento del ramo d’azienda o dell’intera attività); invece le conseguenze penali sono confinate al solo caso di indebita percezione dell’assegno di disoccupazione (questione tuttavia che non può essere accertata dal giudice civile chiamato invece a condannare l’azienda al versamento degli arretrati). Per cui, anche se ha lavorato in nero, il dipendente può ben far causa all’azienda senza subire pregiudizi.

Bonus mamme future

INPS: AL VIA LA DOMANDA

Il ‘bonus mamma’ futura da giovedì 4 maggio scorso è diventato realtà. è infatti questa la data a partire dalla quale è possibile fare richiesta all’Inps per il premio: 800 euro a ogni mamma per la nascita o l’adozione di un minore, a prescindere dal reddito. Il beneficio economico. sarà corrisposto dall’istituto previdenziale su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’ottavo) oppure alla nascita o adozione o affido, per gli eventi che si sono verificati dal 1 gennaio 2017. Il premio è concesso in un’unica soluzione per evento e in relazione a ogni figlio nato o adottato/affidato.

Ecco cos’è e a chi spetta:

requisiti generali – Il premio alla natalità è riconosciuto alle donne gestanti o alle madri che siano in possesso di questi requisiti:- residenza in Italia;- cittadinanza italiana o comunitaria;- le cittadine non comunitarie in possesso dello status di rifugiate politiche e protezione sussidiaria sono equiparate alle cittadine italiane; per le cittadine non comunitarie è richiesto il possesso del permesso di soggiorno Ue di lungo periodo oppure di una delle carte di soggiorno per familiari di cittadini Ue previste dal D.L. 30/2007.

quando si matura il premio – Il beneficio di 800 euro può essere concesso esclusivamente per uno dei seguenti eventi che si sono verificati dal 1 gennaio 2017:

– compimento del settimo mese di gravidanza;- parto, anche se antecedente all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza;- adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge n. 184/1983;

– affidamento preadottivo nazionale disposto con ordinanza ai sensi dell’art. 22, comma 6, della legge 184/1983 o affidamento preadottivo internazionale ai sensi dell’art. 34 della legge 184/1983.

Il beneficio è concesso in un’unica soluzione, per evento (gravidanza o parto, adozione o affidamento), a prescindere dai figli nati o adottati/affidati contestualmente.

come presentare la domanda – La domanda deve essere presentata telematicamente utilizzando i servizi del portale www.inps.it, accessibili direttamente dalla richiedente tramite Pin dispositivo; o chiamando il Contact Center Integrato al numero 803164, gratuito da telefono fisso, oppure al numero 06164164 per le chiamate da cellulare con tariffazione a carico dell’utente; o tramite i Patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

La domanda deve essere trasmessa dopo il compimento del settimo mese di gravidanza e, comunque, improrogabilmente entro un anno dal verificarsi dell’evento.- Per i soli eventi verificatisi dal 1 gennaio al 4 maggio 2017, data di rilascio della procedura

telematizzata di acquisizione, il termine di un anno per la presentazione decorre dal 4 maggio.

documenti richiesti – Per la certificazione della gravidanza si può indicare una delle seguenti opzioni: presentazione allo sportello del certificato originale o di copia autentica, oppure spedizione a mezzo raccomandata; indicazione del numero di protocollo telematico del certificato rilasciato dal medico Ssn o convenzionato Asl; indicazione di avvenuta trasmissione del certificato all’Inps per domanda relativa ad altra prestazione connessa alla medesima gravidanza; per le sole madri non lavoratrici, indicazione del numero identificativo a 15 cifre di una prescrizione medica emessa da un medico del Ssn o convenzionato, con indicazione del codice esenzione compreso tra M31 e M42 incluso.

Se l’istanza è presentata a parto già avvenuto, la madre dovrà autocertificare il codice fiscale del bambino. Le cittadine extracomunitarie titolari del permesso di soggiorno valido ai fini dell’assegno di natalità devono certificare il possesso del titolo inserendone gli estremi nella domanda telematica. In caso di adozione/o affidamento preadottivo, se la richiedente non allega all’istanza il provvedimento giudiziario (sentenza definitiva di adozione o provvedimento di affidamento preadottivo), abbreviando così i tempi di definizione della richiesta, è necessario riportare gli elementi (sezione del tribunale, la data di deposito in cancelleria ed il relativo numero) che consentano all’Inps il reperimento del provvedimento.

Boeri alla Commissione Lavoro della Camera

BASTA CON LE OFFESE ALL’INPS

La Commissione Lavoro alla Camera sta attuando una politica di discredito sistematico contro l’Inps. Se così fosse, sarebbe un gioco pericoloso per il futuro dell’Italia e del suo sistema pensionistico: così afferma una lettera che Boeri ha inviato al presidente Cesare Damiano e ai membri della Commissione Lavoro della Camera. Se così fosse, scrive il presidente dell’Inps, “sarebbe un gioco pericoloso perché finisce per privare l’esercizio del potere legislativo di quei riferimenti tecnici che sono indispensabili perché le leggi diventino operative e affinché, in questo passaggio, ‘tra il dire e il fare’, non vengano stravolti gli stessi obiettivi che si era posto il legislatore”. Boeri ha incluso una serie di esternazioni di Damiano e Gnecchi su questi punti rigettandole e spiegando che negli ultimi anni l’Ente assicuratore ha “profuso uno sforzo straordinario per condividere le informazioni di cui dispone”. Secondo Boeri, poi, le proiezioni su fenomeni complessi sono “inevitabilmente soggette ad errori”.

Boeri – “Al fine di assicurare che la transizione energetica verso il nuovo paradigma energetico sia la più efficace e efficiente possibile, l’Autorità per l’Energia ritiene che alcuni elementi del pacchetto debbano essere adeguati per evitare il rischio di un irrigidimento e un appiattimento del conseguente quadro regolatorio su soluzioni univoche e poco selettive”. Quanto all’accusa di interpretare e applicare in modo arbitrario le norme, in particolare sulle salvaguardie pensionistiche, Boeri ne rintraccia la responsabilità nel continuo mutamento del quadro normativo. “Il fatto è che le sette macro-categorie di esodati inizialmente individuate sono state progressivamente ampliate al punto da rendere la nozione stessa di esodato alquanto nebulosa”. “Si possono raccogliere molti soldi dai vitalizi e più in generale dalle rendite di posizione dei politici”. Tito Boeri passa al contrattacco e pungola ancora il governo sui vitalizi e le pensioni d’oro.

Damiano – “Urge un ridimensionamento, in quanto l’incarico di boeri è prettamente tecnico e solo marginalmente politico”. La lettera del Presidente dell’Inps Tito Boeri “offende il Parlamento perché nega l’evidenza dei fatti: tutti i problemi che abbiamo denunciato sono documentati, a partire dalle stime non corrispondenti alla realtà per quanto riguarda le salvaguardie degli esodati”. Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Quanto ai comunicati stampa – dice – anche noi abbiamo una raccolta di quelli di Boeri in qualità di ‘legislatore e ricercatore’. Meno di quelli di Presidente Inps. Naturalmente, siamo totalmente disponibili a un rapido confronto”.

Carlo Pareto

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