mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il nuovo patto Renzi-Berlusconi
Pubblicato il 27-05-2017


Parliamo ancora di legge elettorale per fare chiarezza. Meglio evitare di leggere i giornali che continuano a fare una gran confusione. Precisiamo ancora che la legge del Pd, il cosiddetto Rosatellum, non é il sistema tedesco, che pur essendo per metà uninominale maggioritario e metà proporzionale, é alla fine calcolato col proporzionale, con doppio voto e la percentuale delle liste che alla fine torna col riequilibrio delle due votazioni. Il Rosatellum é un Mattarellum con il 50, e non il 75, per cento di uninominale maggioritario e il 50, e non il 25, di proporzionale, ma con voto unico (chiaramente incostituzionale perché voto uno e prendo due, dunque con l’attribuzione del voto per analogia deduttiva che distorce l’intenzione dell’elettore, come incostituzionale é uno sbarramento nazionale al 5 per il Senato, che l’articolo 57 della Costituzione prescrive su base regionale).

Ma lasciamo perdere i particolari. Forza Italia propone il modello tedesco tout court. Dunque con due voti e calcolo proporzionale. Un sistema che andrebbe bene anche ai grillini e ai leghisti. Dipende a questo punto dal Pd, col ministro Delrio contrario. I favorevoli e i contrari in realtà nascondono diverse opzioni politiche. La prospettiva elettorale, però, anche a prescindere dal sistema di voto, non regalerà la maggioranza assoluta a nessuno (forse l’idea balzana dei grillini di associare a un sistema parzialmente uninominale maggioritario anche un premio di maggioranza potrebbe aprire qualche spiraglio). I quattro partiti sono invece completamente d’accordo nello sbarramento al 5 per cento, che al Senato dovrà per forza di cose essere regionale.

I quattro dell’Apocalisse son decisi a fare a meno dei minori, non a metterli fuori gioco, ma a sbranarseli (i deputati socialisti hanno depositato gli emendamenti tra i quali quello contrario allo sbarramento al 5 per cento) per potere ingrassarsi un po’. Sia ben chiaro, personalmente non ho alcuna obiezione politica a un’opzione che, assieme a Ugo Intini, ho prospettato anche in passato e cioè la formazione di una maggioranza comprendente socialisti e popolari europei, cioè Pd e Forza Italia. Questo é già avvenuto in Germania, in Spagna, e in Francia la sintesi di Macron non rappresenta niente di particolarmente diverso. L’intesa tra socialisti e popolari europei é forse l’unico equilibrio possibile per frenare il populismo, il sovranismo, la destra.

Ho l’impressione però, l’ho già scritto, che questa intesa non possa guardare indietro, rappresentare solo l’incontro di due forze in crisi in tutta Europa. Che l’intesa debba portare a un punto di incontro fondato su programmi e contenitori nuovi. Insomma un conto é Macron altro Rayoi. Altro ancora Merkel più Schulz. E altro ancora Renzi-Berlusconi. Non vorrei che proprio questa intesa più che alimentarsi del cibo dei minori, non si soffocasse perché incapace di ingerirne i contenuti e i consensi. Mettete pur insieme, dopo Moro e Berlinguer, anche Mediaset e Napolitano. Troppa roba vecchia anche se di qualità. Manca all’Italia quell’afflato europeo della cultura laica, liberale, riformista. Ucciderla per accapararsene le spoglie potrebbe anche essere fatale. Riflettano i quattro ma soprattutto Renzi, il principe disarcionato anche per sua insipienza una domenica alla sera di un freddo giorno dell’ultimo dicembre.

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Commenti all'articolo
  1. Renzi-Berlusconi? Si credono entrambi “golpe e lione”.
    Forse converrebbe lasciarli andare avanti e vedere se si accorgono del baratro politico che hanno di fronte.
    Il rimedio agli sbarramenti “alla tedesca” può essere di chiedere un po’ di rappresentanza nelle liste “vicine” o l’alleanza tra forze minori che, seppur distanti, vogliono sopravvivere con dignità, di idee e di persone.

  2. La cultura laica, liberale, socialista non potrà essere spenta. Purtroppo i nostri desideri non corrispondono al procedere lento e altalenante della politica. Però se guardiamo il livello culturale della popolazione, la salute, la durata della vita media non possiamo che constatare un balzo in avanti gigantesco, negli ultimi cinquant’anni. In Italia e nel mondo. Le alchimie della bassa cucina dei partiti sono ininfluenti sulle grandi tendenze. Alla lunga vince la laicità e il buon senso.

  3. In tanti sembrano scagliarsi contro i “populismi”, i quali, a loro volta, si “alimentano” verosimilmente meglio col maggioritario, specie a turno unico, perché nel ballottaggio i “pezzi” avversari potrebbero coalizzarsi per far fronte comune (anche se poi nel segreto dell’urna non tutti gli elettori potrebbero seguire le indicazioni del proprio partito di riferimento, e votare quindi per il populista di turno).

    Tra i sostenitori del maggioritario c’è anche chi ritiene che i “populisti” non abbiano in genere forte radicamento territoriale, e sarebbero dunque sfavoriti da un meccanismo elettorale imperniato su piccoli “collegi uninominali”, nei quali potrebbero invece prevalere i candidati delle forze tradizionali, in virtù della maggiore “territorialità” di quest’ultime, ma nel voto politico sembra contare sempre di più la figura e il carisma del Leader nazionale (rispetto ai candidati locali).

    Se le anzidette considerazioni non sono prive di fondamento, il proporzionale, che abbastanza difficilmente assegna il “potere” ad un solo partito, si configura di fatto come “l’antidoto” contro il rischio che possano imporsi i populismi, per chi li disapprova o non li vede comunque di buon occhio, anche se ci si dovrebbe innanzitutto interrogare sulle ragioni della loro progressiva “avanzata”.

    Sappiamo nel contempo che il proporzionale consente o implica gli accordi postelettorali, osteggiati da quella corrente di pensiero che li reputa possibili fonti di “inciuci”, ma “delle due l’una” come si usa dire, e del resto non sembra aver sollevato grande “scalpore”, nel comune sentire, l’intesa che sarebbe stata raggiunta con forze politiche non appartenenti alla maggioranza, relativamente alla “nuova normativa sui voucher” (forse perché vi era più di una aspettativa in tal senso).

    Quanto alla “governabilità”, resto dell’idea che possa combinarsi abbastanza bene con la “rappresentanza” in un sistema proporzionale – anche senza soglia di sbarramento, talché non c’è maniera di “alimentarsi del cibo dei minori“ – in cui una lista o coalizione individua a priori il proprio candidato Premier, e dove la figura che lo diventerà poi effettivamente, dopo il voto, goda delle prerogative del cosiddetto “Premierato forte”, ossia il modello che, se non erro, era previsto in merito dalla Riforma costituzionale che non ebbe poi a superare il Referendum del 2006.

    Oggi come oggi, ossia con gli elementi fin qui disponibili, vedrei realisticamente non improponibile la prima delle tre ipotesi che il Direttore prefigurava dieci giorni fa, nel suo articolo dal titolo “A proposito di Rosatellum”

    Paolo B. 29.05.2017

  4. Caro Direttore, secondo me l’aspetto più penoso di questo romanzo a puntate è che in Italia non si riesca a concepire l’idea di una legge elettorale che esista e resista nel tempo a prescindere dagli scenari e dagli equilibri politici del momento.
    Cordiali saluti, Mario.

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