venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il pasticciaccio delle province abolite per finta
Pubblicato il 24-05-2017


provinceromaDovevano essere abolite, invece sono ancora lì, in stato comatoso, svuotate di danari ma non di funzioni. La situazione degli enti province è davvero paradossale, ma rappresenta in modo emblematico un certo modo di intendere il riformismo pasticciato all’italiana. Intanto, alle province è rimasta la competenza su strade e scuole secondarie, e senza risorse non si fanno asfalti, non si installano guard rail, non si sfalcia l’erba sui cigli, non si fa manutenzione ai ponti. Quanto alle scuole, la situazione pare ancora più drammatica: manutenzioni, bonifiche di tetti in amianto, norme antisismiche, sicurezza e ristrutturazioni di edifici al servizio di milioni di giovani non possono essere garantiti con la dovuta attenzione.

In una recente protesta romana, l’UPI (Unione Province Italiane), ha evidenziato questo stato di fatto che rende tragica l’attività di amministratori volontari, eletti come in un ente di secondo grado dai colleghi sindaci e consiglieri comunali del territorio dalla provincia. Anche su questo passaggio, mi permetto un inciso. Oggi un presidente della provincia, che è un sindaco di un comune, deve svolgere un compito di altissima responsabilità senza neanche avere un rimborso per pagarsi un’assicurazione. È davvero una cosa triste. Nella capitale e negli ambienti parlamentari, il tema delle amministrazioni provinciali pare essere uscito dai radar e dagli interessi delle commissioni e dei gruppi: semplicemente non se ne occupa più nessuno. E tutto resta nel pantano. Resta nel pantano la politica, restano nel pantano funzioni non esercitabili senza risorse, restano nel pantano alcune migliaia di dipendenti dal presente incerto, che restano lì, a prendere lo stipendio senza sapere cosa e come debbano fare, senza una prospettiva di futuro certo o chiaro. In questo vuoto tragico, mi aspetterei un gesto di grande responsabilità da parte del presidente Mattarella: da garante della costituzione qual è, invii un messaggio alle camere e impegni i parlamentari a partorire un progetto che possa rifinanziare le funzioni fondamentali delle province. La politica italiana faccia una cosa seria: o si aboliscano definitivamente o si ridia dignità a questi enti locali risuscitati, anche se menomati.

Leonardo Raito

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